Domenica, 02 Ottobre 2022

Giornalista iscritto all'Albo Nazionale dal 2012

Attualmente redattore del mensile Mistero

rivista dell'omonima trasmissione televisiva di Italia Uno

 

Per contatti e richiedere la presentazione dei libri mail: g.balena@libero.it

Nessun evento trovato
loader

Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

A+ R A-

Oss e Osa: titoli fasulli? N. 107 21/01/2012

Formazione professionale: il girone dei dannati. È nella bufera l’intero sistema lucano della formazione professionale degli Osa (operatori socio assistenziali) e degli Oss (operatori socio sanitari). Si sa che nelle bolge dei gironi dei dannati si aggirano le anime perse di quanti vagano senza meta, in questo caso alla ricerca di un’occupazione. Anime perse: in questo caso non avrebbero potuto avere aggettivo più appropriato; queste, infatti, nel caso specifico si ritrovano ad aver perso tempo e denaro. Al danno, come si suol dire, si è aggiunta la beffa. La situazione ha dell’incredibile e riguarda centinaia di corsisti lucani e di altre sette regioni italiane. In Basilicata, però, la vicenda assume i contorni marcati ai confini della frode. A definirla così è anche il Migep, ossia la federazione nazionale delle associazioni delle professioni infermieristiche e tecniche. Queste figure professionali svolgono un ruolo importante di supporto alle persone bisognose al fine di soddisfare i propri bisogni fondamentali e accompagnarle nel recupero, nel mantenimento e nello sviluppo del livello di benessere, promuovendone l’autonomia e l’autodeterminazione. L’ambito lavorativo riguarda sia le strutture sanitarie (ospedali, cliniche, Asl), sia quelle sociali (centri diurni integrati, case di riposo, assistenza domiciliare, comunità di recupero, case famiglia, comunità alloggio, servizi di integrazione scolastica). Il tutto è partito da alcune segnalazioni fatte da corsisti di fuori regione che avevano fatto richiesta di frequentare i corsi organizzati dalla Regione Basilicata di concerto con gli enti di formazione accreditati. Corsi, peraltro, pure abbastanza costosi: si parla di circa 3.200 euro. Alla fine del percorso formativo i corsisti, però, sono stati indirizzati verso strutture dell’Emilia Romagna per l'esame finale e il rilascio della certificazione delle competenze. Le sorprese, però, non finiscono qui: l’attestato finale, a quanto pare, non ha nessun valore legale. In base alla delibera regionale n. 654 del 15/4/ 2002, infatti, la gestione di questi corsi deve essere affidata esclusivamente alle aziende sanitarie e al Crob di Rionero, sotto l’egida esclusiva della competenza dell’assessorato alla Sanità. Il dipartimento Formazione della Regione Basilicata, però, è andato oltre e nel corso degli anni ha consentito che le Province di Potenza e di Matera legittimassero una lista infinita di enti. Tra questi anche quelli senza specifici requisiti in campo sanitario. Questo, però, non è tutto ed è solo l’inizio del viaggio verso girone dantesco nel quale sono precipitati i poveri corsisti. La stessa delibera regionale stabilisce, infatti, che la riqualifica degli operatori socio assistenziali in operatori socio sanitari non è più spendibile sul territorio regionale. In soldoni: chi ha in tasca queste qualifiche non troverà mai un lavoro perché non vengono più banditi concorsi che riconoscono questo titolo. Tutto questo, però, sembra non essere importante; per la regione sono particolari trascurabili. Il pesante carro della formazione si deve comunque muovere anche perché porta con sé il fardello degli intrecci tra vari enti di formazione e le stesse ruote devono essere unte a dovere per trascinare il carico. La precisazione della regione non si è fatta attendere: “Per quanto attiene invece l’erogazione di corsi Oss, l’unica disciplina attualmente in vigore è quella normata dal Dipartimento Regionale che, con la  D.G.R. n. 654 del 15/04/ 2002, ha recepito e attuato l’Accordo in Conferenza Stato-Regioni, rep. n. 1161 del 22/02/2001. Pertanto se qualcuno frequenta corsi per operatore socio sanitario presso organismi di formazioni diversi, effettua un’attività che non vede assolutamente la partecipazione del sistema formativo pubblico e ottiene, alla fine un attestato rilasciato a cura esclusiva dell’organismo erogatore e che, come detto, non ha validità di qualifica riconosciuta sul piano nazionale. Le province, in quanto delegate dalla regione, non hanno mai autorizzato tali corsi né gli stessi corsi sono stati autorizzati dalle province per tramite del dipartimento formazione regionale”. Come previsto dalla D.G.R. 645/2002 viene stabilito che i possessori della qualifica Osa possano, al limite, vedersi riconosciuti esclusivamente dei crediti formativi. Resta, tuttavia, da chiarire se la disciplina contenuta nel “regolamento dei corsi riconosciuti” approvato con DGR 2334 del 18/10/2004, ai sensi dell’art. 32 della legge regionale 11/12/2003 n. 33, consenta effettivamente di ricomprendere anche i corsi Osa, considerato che l’art. 2 del menzionato regolamento esclude dai corsi “riconosciuti e liberi” tutti gli interventi e le attività formative del settore socio-sanitario. Si sente odor di zolfo: la questione è diabolica e maledettamente complicata. Come al solito, però, a pagare nel senso materiale del termine sono le anime in pena dei corsisti. Questa volta, forse, per trovare lavoro non servirà neanche vendere la propria anima al diabolico sistema degli enti di formazione.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N. 107 21/01/2012