Domenica, 02 Ottobre 2022

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Attualmente redattore del mensile Mistero

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Notizie ANSA

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Fini e la Basilicata invisibile N.93 08/10/2011

Gli altoparlanti diffondono le note della colonna sonora del film “C’era una volta in America”. E’ con questo accompagnamento musicale che il presidente della Camera Gianfranco Fini ha fatto il suo ingresso nel palazzetto dello sport di Pisticci. A quattro anni dalla sua ultima visita nella città della val Basento, il Presidente Fini si ripresenta con una nuova casacca politica, quella di Futuro e Libertà, e una distanza sempre più abissale dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi. In prima battuta è venuto fuori proprio questo presa di distanze dalle risposte alle domande poste dal direttore della Rai Basilicata Oreste Lopomo, dal direttore del Quotidiano della Basilicata Paride Leporace, dal direttore di Pisticci.com Roberto D’Alessandro e dal giornalista di Blu Tv Gianluca Colletta. All’appuntamento sono stati invitati anche gli studenti delle scuole superiori del territorio, con il chiaro obiettivo di favorire la partecipazione dei giovani alla politica, tanto più che il libro di Gianfranco Fini “Il futuro della libertà, presentato per l’occasione, è indirizzato proprio alle generazioni del futuro. Stranamente, però, dei giovani nessuna traccia. Scivola via su una serie altisonanti di banalità la prima parte dell’intervista quando la terza carica istituzionale si sofferma sui concetti contenuti nel libro appena dato alle stampe. “La libertà è un valore assoluto. La libertà di ognuno finisce dove inizia quella dell’altro. Essere liberi significa vivere in una società dove le leggi son uguali per tutti. Diritti e doveri sono due facce della stessa medaglia”. Nell’incalzare delle domande degli intervistatori, però, viene fuori pian piano il politico navigato e non mancano le critiche spesso neanche troppo velate a Berlusconi, con il chiaro intento di aprire la strada al nascente terzo polo. “Destra e sinistra mi sembrano categorie superate. Quando Confindustria si dice favorevole all’introduzione della patrimoniale - ha dichiarato il presidente di Fli - e contestualmente Berlusconi si dichiara contrario perché andrebbe contro il suo elettorato, mi chiedo: ma Berlusconi pensa che la destra sia un club di milionari?”. E’ un terzo polo che comunque guarda a destra. Infatti, il presidente rivendica la paternità della destra italiana. “Non può essere destra di governo una coalizione che al suo interno ha la Lega che vuole dividere l’Italia quando, invece, i valori di riferimento della destra sono da sempre patria e unità. Non può definirsi di destra un governo che fa leggi ad personam che vanno a discapito di molti, quando invece i valori di riferimento sono ordine e sicurezza. In Italia – ha proseguito il presidente – non è a rischio l’unità nazionale, ma la coesione. Oltre alla Lega stanno nascendo egoismi geografici anche a Sud”. Tutto questo porta inevitabilmente a scavare un fossato sempre più ampio tra la politica e i cittadini: “Non sono i cittadini che non capiscono la politica, ma è quest’ultima che non si fa capire se da venticinque anni si continua a parlare di riforme istituzionali e puntualmente non vengono fatte”. Insomma un discorso di ampio respiro. Solo un accenno brevissimo, invece, alla soppressione del tribunale di Pisticci. Nessun riferimento alle numerose problematiche del territorio. Le parole “Val Basento” non sono state mai pronunciate. Eppure l‘industrializzazione e la perenne rincorsa alla reindustrializzazione sono questioni aperte con le quali la comunità locale si misura ogni giorno. Una Basilicata invisibile agli occhi delle istituzioni. Nessuna menzione neanche per i problemi caldi dell’inquinamento ambientale della regione e della Val Basento in particolare. Neanche una parola per la pista Mattei, né per la mancanza della ferrovia dello stato a Matera. Molto probabilmente Fini non è arrivato né in aereo né in treno. O forse non si è accorto di questi disagi. Quando si sono sfiorati appena questi argomenti, ha subito precisato: “Nessuno ha la bacchetta magica”. La stessa bacchetta magica che serve per far sparire dal dibattito la trattazione delle problematiche locali. E’ troppo tardi per trattare questi argomenti e l’incontro si chiude così come si è aperto, ossia con le note di “C’era una volta in America”. Scelta musicale inusuale anche perché il film narra le drammatiche avventure di David Aaronson detto Noodles (Robert De Niro) e del suo amico Maximilian Bercovicz detto Max (Jmaes Woods) nel loro progressivo passaggio dal ghetto ebraico all'ambiente della malavita nella New York del proibizionismo e del post-proibizionismo.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto  N.93 08/10/2011