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Notizie ANSA

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Quelle baracche con i tetti in amianto… N.84 23/07/2011

Avere un tetto sotto il quale dormire sonni tranquilli è importante. Che succede, però, se questo tetto è di cemento amianto? Forse il sonno non è più poi così tranquillo, soprattutto se il tetto in questione riveste abitazioni-baracche, per giunta soggette a sgombero. A Ferrandina, infatti, non solo esistono ancora le baracche del sisma del novembre dell’80, non solo sono ancora abitate, ma le stesse hanno una copertura in amianto. Tale situazione rappresenta un pericolo rilevante sia per chi vi abita sia per l’intera comunità. Per le famiglie interessate al danno si aggiunge la beffa o forse entrambi. S’intersecano, infatti, due problemi: l’amianto e la mancanza di un alloggio. L’ordinanza sindacale del Comune di Ferrandina n. 92 del 14/07/2011 ha predisposto lo sgombero di tutti i presidi post sisma. Dopo più di trent’anni, quindi con notevole ritardo, è arrivato forse il momento di procedere alla messa in sicurezza e, soprattutto, alla bonifica del sito? Suona beffarda la dicitura “misura d’urgenza” inserita nell’ordinanza, al cospetto di oltre trent’anni passati inesorabilmente. L’ordinanza di sgombero apre, però, una serie di problemi. Innanzitutto la sorte dei nuclei familiari che abitano le baracche incriminate; bisognerà, infatti, assicurare un’adeguata sistemazione che, fino a questo momento, l’amministrazione comunale non è riuscita a garantire. Restano, inoltre, in piedi altri interrogativi: in quanto tempo si procederà alla bonifica? Qual è l’effettivo grado di pericolosità dei tetti in questione? Ci sono o ci sono stati pericoli per la salute degli abitanti delle baracche e dei cittadini ferrandinesi? Le perplessità non finiscono qui. Secondo l’avvocato Gurrado che difende le famiglie sfrattate, tutte in precarie condizioni economiche, l‘ordinanza è palesemente illegittima per carenza dei presupposti di legge oltre che per violazione delle norme che regolamentano il procedimento amministrativo. Trent’anni fa al momento dell’installazione delle baracche non si conosceva in maniera approfondita la pericolosità dell’amianto; non meno di dieci anni fa, però, lo stesso sindaco D’Amelio aveva già elaborato un piano di bonifica dei siti cittadini contaminati da amianto, ma a quanto pare è rimasto lettera morta. Per giunta, l’area in questione dovrebbe essere destinata a edilizia economica e popolare, quindi a maggior ragione meritevole di riqualificazione. Il problema dell’amianto nel centro abitato è ben più esteso; bisognerebbe, in prima istanza, fare una ricognizione puntuale delle altre situazioni di pericolo e, ovviamente, poi procedere alla relativa bonifica. Nella comunità aragonese, inoltre, il problema amianto non riguarda solo le strutture abitative, ma anche il sito industriale della vicina Val Basento. In molti comuni, Ferrandina compresa, c’è un vero e proprio atteggiamento d’indifferenza rispetto a queste problematiche. Eppure la sostanza killer potrebbe essere presente nei muri, nei pannelli, nei tetti, nelle strutture di copertura, nei tubi dell’acquedotto e nei serbatoi dell’acqua. Un quadro preoccupante che però non si è mai preso seriamente in considerazione, puntando a una totale bonifica del territorio. Il problema principale resta, comunque, quello relativo ai costi per la bonifica. L’art. 10 della legge n° 257/1992 prevede che le regioni censiscano gli edifici nei quali sono presenti materiali o prodotti contenenti amianto. Per questo motivo molte aziende Asl hanno provveduto a inviare dei questionari al fine di ottemperare a quanto disposto dalle norme vigenti. Ironia della sorte la sede dell’Asl di Ferrandina affaccia proprio sopra i tetti delle baracche. Qualcosa, però, inizia a muoversi. Per esempio l’iniziativa promossa dalla Provincia di Matera per la sostituzione di 200 tetti in eternit in pannelli fotovoltaici. A Ferrandina a quanto pare, però, non è ancora giunta notizia.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto  N.84 23/07/2011