Martedì, 04 Ottobre 2022

Giornalista iscritto all'Albo Nazionale dal 2012

Attualmente redattore del mensile Mistero

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Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

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Dietro le sbarre delle carceri lucane N.81 02/07/2011

La detenzione è certamente un’esperienza traumatica. Ogni detenuto deve fare i conti con la propria coscienza e, spesso, con sentimenti di pentimento e frustrazione. Nella maggior parte dei casi è costretto a vivere la sua nuova dimensione quotidiana all’interno di celle anguste e sovraffollate. In questi giorni Marco Pannella sta portando avanti la sua ennesima battaglia solitaria con lo sciopero della fame e della sete per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della legalità e della democrazia all’interno delle carceri italiane. Sovraffollamento, carenza di assistenza medica, condizioni di vita incivili, esasperazione del personale di polizia penitenziaria, scadimento dei servizi e crescita dell'autolesionismo tra i detenuti ma anche tra gli agenti sono solo alcuni degli aspetti più importanti che riguardano la crisi che sta investendo il sistema penitenziario italiano ormai da diversi anni. Una delegazione dei radicali di Basilicata guidata da Maurizio Bolognetti ha organizzato anche a Matera un’iniziativa non violenta a sostegno della campagna nazionale di sensibilizzazione del leader Marco Pannella. “Quello che chiediamo - ha dichiarato Maurizio Bolognetti, componente della direzione Nazionale Radicali Italiani - è una maggiore capacità di ascolto per interrompere delle vere e proprie torture che quotidianamente subiscono detenuti e agenti penitenziari, già costretti a vivere in condizioni disumane a causa di un ulteriore aumento della popolazione carceraria. Queste persone sono dimenticate al loro destino. Auspichiamo che il governo inserisca nell'agenda politica la questione carceri e amnistia, considerando che 130mila persone a livello nazionale già sostengono la nostra iniziativa”. Qual è la situazione delle carceri lucane? Ad agosto dell’anno scorso nelle tre carceri (Potenza, Melfi e Matera) si registrava un indice di sovraffollamento pari al 46,1%. Erano complessivamente ristretti 596 detenuti (569 uomini e 27 donne) a fronte di una capienza regolamentare di 408. A Matera erano presenti 91 detenuti rispetto a una capienza di 108; a Melfi, invece, erano 251 (capienza 128), mentre a Potenza 254 (capienza 172). In particolare nel carcere di Matera vi è tuttora un’ala chiusa che potrebbe ospitare una sessantina di posti. La situazione sanitaria dei detenuti materani si presentava abbastanza complessa: dieci avevano patologie di tipo psichiatrico, 15 erano tossicodipendenti (sei dei quali assumevano metadone) e sette erano affetti da epatite di tipo C. Non meno grave la situazione del carcere di Potenza, all’interno del quale non esisteva personale femminile di supporto. A Melfi, infine, a preoccupare era la situazione fatiscente della struttura. Nel 2009 sono stati registrati 16 casi di tentato suicidio, tutti fortunatamente evitati. Anche per quanto riguarda l’aspetto rieducativo della pena, così come stabilito anche dalla nostra carta costituzionale, la situazione non era delle migliori. Al 31 dicembre 2009 su 269 detenuti lavoratori, soltanto cinque potevano svolgere la propria attività all’esterno del carcere. Attualmente, infine, gli istituti penitenziari di Potenza e Matera registrano una grave carenza di organico per quanto riguarda la polizia penitenziaria. Per la Basilicata il piano straordinario per le carceri non ha previsto nuove costruzioni, pertanto, per arginare il problema bisognerebbe pensare a un riutilizzo delle case mandamentali di Viggiano, Pisticci e della struttura di Genzano, quest’ultima mai entrata in funzione. Complessivamente i tagli del governo nel settore penitenziario in Basilicata sono stati pari al 40%. Tutto questo, in sostanza, significa mettere in cella i detenuti e poi buttar via le chiavi.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto  N.81 02/07/2011