Domenica, 02 Ottobre 2022

Giornalista iscritto all'Albo Nazionale dal 2012

Attualmente redattore del mensile Mistero

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Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

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Malati di cibo N.82 09/07/2011

Abbuffarsi di cibo o rifiutarlo completamente. In questi due comportamenti estremi sono racchiusi i cosiddetti disturbi alimentari, malattie strettamente collegate all’incedere della modernità. Basti pensare, per esempio, che questi disturbi sono completamente sconosciuti nei paesi non occidentali. In Italia questi problemi interessano circa due milioni d’individui. Il disturbo alimentare indica una vera e propria malattia, addirittura la prima causa di morte tra le malattie psichiatriche. Si riscontra sempre più frequentemente tra le ragazze giovani, ma il trend è in crescita anche tra i soggetti adulti. In altre parole è l’espressione acuta del "male di vivere" che forse nasce da un rapporto distorto con la famiglia e con gli altri, ma prima di tutto con sé stessi e con la propria individualità. Dal mese di agosto 2006 questi disturbi sono curati in maniera innovativa nel Centro per la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare e del Peso “G. Gioia” di Chiaromonte, in provincia di Potenza. Un esempio della Basilicata che funziona, unico esempio nel sud Italia. Il centro, gestito dal sistema sanitario nazionale, ospita diversi pazienti provenienti da molte regioni italiane. La struttura dispone di spazi interni ed esterni tali da consentire lo svolgimento delle attività terapeutiche e riabilitative su tre livelli assistenziali: ambulatorio integrato, day hospital, residenza riabilitativa. Nel centro si curano pazienti con DCA (Anoressia, Bulimia, Bed) quando il trattamento ambulatoriale è inefficace. E’ uno spazio di cura, alternativo all’ospedale, dove ragazze e ragazzi possono vivere un’esperienza di terapia psico-nutrizionale intensiva, accompagnata da un’esperienza di vita accogliente. Rappresenta il proseguimento terapeutico in ambiente protetto della degenza ospedaliera o l’alternativa al ricovero stesso. Non ci sono medici in camice, né l’odore pungente di medicinali e disinfettante. Sono banditi gli specchi e all’ingresso c’è una scritta colorata che riassume la filosofia del centro: “Curare è prendersi cura”. La durata del programma residenziale varia dai tre ai cinque mesi e consente un recupero ponderale e la presa di consapevolezza della patologia in modo tale che possa essere accettata dal paziente. Tra le attività innovative utilizzate a livello terapeutico ci sono per esempio l’ippo-onoterapia, l’arteterapia e la musicoterapia. Particolarmente importante è il laboratorio teatrale; durante queste attività i pazienti, attraverso la recitazione si toccano, si annusano e si fissano. Queste terapie sperimentali permettono un rafforzamento dell’autostima. “Se non accetti la malattia, non ne esci. Il mio problema è chiedere aiuto, mi sento in colpa, ho paura di dare fastidio. Qui ho imparato a dare spazio alle emozioni, a pensare a me. E ora non vomito più”, dice Alessandra, una degli ospiti. Attualmente il problema interessa in maniera crescente anche i soggetti di sesso maschile. Quasi sempre il problema inizia con una dieta, ma alla base ci sono molte altre cause scatenanti di carattere psicologico. Spesso dietro questi disturbi si cela, infatti, l’illusione di poter spostare sul cibo il controllo che si pensa di non avere della propria vita.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto  N.82 09/07/2011