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Attualmente redattore del mensile Mistero

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Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

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Ambiente, salute, lavoro compromesso accettabile? N. 71 23/04/2011

“Tavolo Basilicata”. L’hanno chiamata così l’intesa tra governo nazionale e regione Basilicata che pone le basi per la rivalorizzazione delle fonti energetiche. In questi giorni dopo una lunga discussione consiliare, l’accordo è arrivato al vaglio del voto. Il testo di riferimento è “Memorandum di intesa Stato - Regione”, raggiunto di comune accordo tra i massimi esponenti lucani del centrosinistra capeggiati dal governatore De Filippo e i referenti nazionali del governo nelle persone del sottosegretario di stato nonché segretario regionale del Pdl Guido Viceconte e dell’altro sottosegretario Stefano Saglia. L’intesa ha avuto un prologo nel marzo scorso quando si è tenuta la prima Conferenza su Petrolio e Ambiente. Proprio nell’ottica del lavoro comune fatto in questi mesi maggioranza e opposizione si sono trovate concorde sulla relazione introduttiva presentata dal governatore lucano. I passaggi fondamentali hanno toccato i temi delle garanzie sulle tematiche ambientali, della salute, del lavoro e delle infrastrutture e ricerca; componenti queste tutte necessarie per la creazione di un hub energetico tanto a cuore a De Filippo. I punti programmatici comprendono, inoltre, la realizzazione di un polo di chimica verde all’avanguardia, la diffusione della cultura aziendale delle politiche di sicurezza sismica, la realizzazione di un polo di ricerca comunitario e la scommessa sulle nuove tecnologie per abbattere le emissioni. Il dibattito, durato sette ore, è stato lungo, complesso e articolato. Un punto di partenza comune è la consapevolezza che dopo tredici anni sarebbe necessario e opportuno ridisegnare nuove politiche di sfruttamento dell’oro nero presente sul territorio regionale. Anche in funzione di questo la regione ha chiamato in causa il governo centrale al fine di concertare insieme gli scenari futuri, ma soprattutto per chiedere nuove investimenti infrastrutturali come compensazione per il sacrificio dovuto  all’impatto ambientale dei pozzi petroliferi. In particolare sarebbe necessario: agganciare la linea Napoli - Bari per l’alta velocità ferroviaria, aprire lo sbocco sull’Adriatico con la Matera - Gioia del Colle e completare il tratto della Murgia - Pollino. Non sono mancate, comunque, alcune voci fuori dal coro. E’ il caso, per esempio, del consigliere di Sel, Giannino Romaniello, contrario a nuove estrazioni e più propenso a indirizzare le attuali risorse petrolifere regionali ad accantonamento come riserva futura. Punta il dito, invece, sulle tematiche occupazionali e di programmazione delle politiche industriali il Psi con il consigliere Rocco Vita. In verità è sembrato di assistere a un solido pronunciamento d’intenti che, però, fa tristemente da contraltare ai numerosi problemi lucani, purtroppo tristemente noti da tempo ma irrisolti: royalties basse a fronte del prezzo della benzina alla pompa tra i più alti d’Italia, aumento delle capacità estrattive a fronte di politiche poco attente alla tutela ambientale, come confermato tristemente dal recente incidente al Centro Oli di Viggiano, solo l’ultimo di una lunga serie. Per fare solo alcuni esempi. La girandola di numeri complica ancora di più lo scenario. Nei prossimi cinque anni si parla di un aumento dei barili di greggio dagli attuali 70mila agli oltre 170mila. Tutto questo senza considerare che il giacimento della Val d’Agri è il più grande dell’Europa continentale e  garantisce all’Italia oltre l’80% della produzione nazionale  di greggio, coprendo circa il 6% del fabbisogno. L’entrata in esercizio di Tempa Rossa nel 2015 porterà, inoltre, un incremento del 40% della produzione petrolifera nazionale. Il prossimo futuro ci dirà se il “Tavolo Basilicata” ha i piedi solidi o continuerà a essere traballante.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto  N. 71 23/04/2011