Domenica, 02 Ottobre 2022

Giornalista iscritto all'Albo Nazionale dal 2012

Attualmente redattore del mensile Mistero

rivista dell'omonima trasmissione televisiva di Italia Uno

 

Per contatti e richiedere la presentazione dei libri mail: g.balena@libero.it

Nessun evento trovato
loader

Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

A+ R A-

La decrescita serena e la sfida del mezzogiorno N.50 20/11/2010

Si è tenuto a Matera nell’incantevole cornice della Sala Carlo Levi presso Palazzo Lanfranchi l’incontro dal titolo “La decrescita serena, una sfida per il Mezzogiorno?” organizzato dall’associazione culturale Energheia con la presenza del filosofo ed economista francese Serge Latouche. Il professore francese, animatore de la Revue du MAUSS e presidente dell'associazione «La ligne d'horizon», professore emerito di Scienze economiche all'Università di Parigi XI e all' Institut d'études du devoloppement économique et social (IEDS) di Parigi, ha illustrato al pubblico gli aspetti principali della teoria della decrescita quale antidoto all’occidentalizzazione del pianeta. All’economia intesa in modo formale, ossia come attività di mera scelta tra mezzi scarsi per raggiungere un fine, egli contrappone quella sostanziale, ossia intesa come attività in grado di fornire i mezzi materiali per il soddisfacimento dei bisogni delle persone. E’ da questa premessa che l’intellettuale francese cerca di capovolgere i dettami imperanti del sistema moderno drogato dal consumismo per giungere a quella che egli stesso chiama “decrescita” o meglio “acrescita” intesa come propensione a produrre e consumare di meno. Infatti, come si sta già verificando, il sistema economico globale, senza un’inversione di marcia, è destinato alla catastrofe economica ma anche umana, sociale ed ecologica. La via d’uscita dalla crisi non è, dunque, spingere sull’accelerazione del turbo capitalismo, bensì mordere il freno e scendere dalla macchina in corsa del consumismo sfrenato e indotto dal sistema economico cui siamo abituati. Il sistema economico attuale, infatti, poggia su tre pilastri: sulla pubblicità che ci induce a comprare ciò che non possiamo avere, sul credito, quindi sulla schiavitù con le banche, e sull’obsolescenza programmata di tutto ciò che compriamo. La vera sfida per Latouche è, dunque, rompere gli schemi classici cui siamo legati. Per fare questo propone otto obiettivi che portano, con un positivo circolo virtuoso, proprio verso la decrescita serena: rivalutare le risorse, rincontetualizzare l’economia, ristrutturare i sistemi di riferimento, ridistribuire le ricchezze, ricollocazione, riduzione dei consumi, riutilizzo e riciclaggio. La sinergia di questa matrice di opportunità potrebbe funzionare a maggior ragione proprio per il Mezzogiorno. Tutto questo, comunemente considerato dagli economisti come un sacrificio sull’altare del sistema economico, è invece non solo necessario ma può essere anche accettato serenamente. La crescita sfrenata del capitalismo è per Latouche a livello storico solo una parentesi, quindi destinata a finire. Tutto è cominciato col petrolio e tutto finirà con esso. La sfida - ha precisato Latouche – è tra decrescita felice e sviluppo sostenibile, espressione quest’ultima abusata dai religiosi del capitalismo. Illuminante è stata la citazione di quello che lo stesso Latouche reputa ironicamente il più grande filosofo moderno, Woody Allen: «L'umanità si trova oggi ad un bivio: una via conduce alla disperazione, l'altra all'estinzione totale. Speriamo di avere la saggezza di scegliere bene».

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.50 20/11/2010