Domenica, 02 Ottobre 2022

Giornalista iscritto all'Albo Nazionale dal 2012

Attualmente redattore del mensile Mistero

rivista dell'omonima trasmissione televisiva di Italia Uno

 

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Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

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Work experience il bando delle speranze N.42 25/09/2010

E’ stato pubblicato da qualche giorno dal Dipartimento formazione, lavoro, cultura e sport della regione Basilicata nell’ambito del Programma operativo FSE Basilicata 2007-2013 l’attivazione di work experience per favorire l’inserimento occupazionale nelle imprese. L’operazione messa in atto non è di poco conto se si considera che l’onere complessivo per la realizzazione dell’avviso pubblico è pari a 7.400.000 euro, di questi solo 1.400.000 euro come incentivo all’assunzione. Sembrerebbe la panacea, un miraggio per i tanti, troppi, disoccupati e precari lucani. L’oasi felice nel deserto della disoccupazione imperante ed avanzante o una cortina fumosa per arginare la crescente tensione sociale? Se è vero che l’uso delle parole è importante per comunicare non è superfluo notare anche in questo caso che le parole stesse dicono tutto. Work experience. L’utilizzo inflazionato del lessico straniero da di per se l’idea di qualcosa di “straniero”, lontano ed avulso dalla realtà. Lontano ed avulso proprio come avere un lavoro per migliaia di giovani lucani. Work experience, ossia tradotto alla lettera “esperienza di lavoro”: il miraggio , l’approdo alla terra promessa, al lavoro promesso. I progetti di work experience contemplano azioni di orientamento, formazione, esperienza lavorativa e qualificazione professionale, e sono rivolti a soggetti in condizioni di relativo svantaggio sul mercato del lavoro. Attraverso la realizzazione delle attività ammesse a finanziamento si vuole assicurare ai destinatari l'opportunità di partecipare a percorsi formativi, di cui una parte rilevante dovrà essere costituita da una formazione on the job, grazie ad un contatto diretto con la realtà lavorativa, attraverso cui incrementare le proprie competenze e prendere parte ad un processo individualizzato di socializzazione lavorativa con le realtà produttive, in modo tale da creare le condizioni per un successivo inserimento occupazionale. La durata è di 6 mesi per un numero complessivo di 720 ore. La durata della work experience è pari, invece, a 12 mesi nel caso in cui i destinatari siano persone disabili. I partecipanti percepiranno un’ indennità di frequenza omnicomprensiva pari a 6 euro per ogni ora di effettiva frequenza. I soggetti destinatari sono i disoccupati o  inoccupati da almeno 6 mesi, residenti in Basilicata da almeno 2 anni, un’età compresa tra i 18 e 35 anni e in possesso di almeno un diploma di scuola media superiore. Sono individuati come soggetti proponenti/ospitanti le imprese di qualsiasi dimensioni iscritte al Registro delle Imprese  ed alla CCIAA, aventi almeno una unità produttiva  ubicata nella Regione Basilicata.E’ inoltre ammessa la presentazione di progetti da parte di liberi professionisti o di associazioni tra professionisti, appartenenti agli  Ordini professionali riconosciuti. Al soggetti proponenti che entro e non oltre un mese dalla fine del periodo di svolgimento della work experience assumono con contratto a tempo indeterminato i tirocinanti è riconosciuto, su richiesta, un contributo. Non vi è, quindi, l’obbligo di assunzione. Restano dei dubbi sulle maglie dei criteri di valutazione delle domande che presumibilmente arriveranno copiose, essendo il bando aperto a laureati e diplomati. Per presentare il progetto bisogna passare attraverso la compilazione di venti pagine di allegati; una fatica di Ercole che potrebbe scoraggiare già in partenza l’ente ospitante. Il bando integrale è consultabile sul sito istituzionale http://www.regione.basilicata.it. Work experience. Le parole sono importanti, dicono tutto. “Esperienza di lavoro” di per se indica un passaggio attraverso un’esperienza appunto, un’esperienza che si è fatta per passare oltre. Ma verso cosa? Resta, forse, ancora desolante la terra promessa del lavoro, la terra delle promesse.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.42 25/09/2010