Domenica, 02 Ottobre 2022

Giornalista iscritto all'Albo Nazionale dal 2012

Attualmente redattore del mensile Mistero

rivista dell'omonima trasmissione televisiva di Italia Uno

 

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Notizie ANSA

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Quei sacchi pieni di veleni e di vergogna N.21 17/04/2010

La primavera è imminente. Quando le giornate primaverili offrono la possibilità di fare le classiche gite fuoriporta è gradevole godersi il verde delle nostre campagne. Il giorno di lunedì di Pasqua è uno di quei giorni quando è più facile ritrovarsi a contatto con la natura incontaminata. Il verde delle nostre campagne, la natura incontaminata, magari. Un’illusione cui vogliamo creder e che certe volte si scontra con la realtà filtrata dai nostri occhi. Il giorno di Pasquetta percorrendo la strada statale Basentana all’altezza del chilometro 72 tra Ferrandina e Pisticci sono visibili a pochi metri dal ciglio della strada una trentina di sacchi bianchi recanti sul dorso ben visibile l’indicazione di una grande A. I sacchi in questione contengono amianto e spiccano in maniera evidente in mezzo al verde diciamo incontaminato. I contenitori sono stoccati su quel terreno da alcuni anni senza i requisiti minimi di sicurezza addirittura coperti con teloni. Ovviamente i contenitori sono esposti a intemperie e di conseguenza sono soggetti a deterioramento e relativa fuoriuscita e quindi dispersione della fibra killer. Il materiale molto probabilmente è rivenienti dalla bonifica effettuata della Materit, azienda del gruppo Fibronit, che ha trattato l’amianto come materia di produzione dal 1972 a l 1989. In Italia l’utilizzo dell’amianto è stato vietato solo dal 1992 con la legge 257 mentre in America già dal 1898. Nonostante questo in Italia ci sono ancora 2,5 miliardi di metri quadrati di coperture in eternit. Da alcuni anni ormai Mario Murgia presidente della sezione Valbasento dell’AIEA (Associazione italiana esposti amianto) punta il dito su queste problematiche senza ottenere risposte concrete. Il sito industriale della Valbasento, infatti, non è stato riconosciuto come sito d’interesse nazionale nonostante i numerosi decessi a causa del mesotelioma e gli innumerevoli casi di malattie professionali. Da anni la stampa locale si occupa di questo problema e i sacchi sono ancora nella stessa posizione. La sistemazione che doveva essere solo temporanea è diventata a tempo indeterminato, come a tempo indeterminato è diventata l’attesa per un possibile ed auspicabile smaltimento risolutivo in apposita discarica ed inertizzazione in appositi forni. Nei pressi dello spazio di contenimento dei bags di amianto sono presenti campi di grano e spesso nelle vicinanze non è raro notare animali al pascolo che brucano troppo vicino ai sacchi della vergogna. La mente vola all’agnello consumato sulle tavole della festa appena trascorsa. Alla vergogna non possiamo che aggiungere l’indignazione velata da una sottile ma pregnante rassegnazione, sottile e pregante proprio come quelle polveri sottili.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.21 17/04/2010