Martedì, 04 Ottobre 2022

Giornalista iscritto all'Albo Nazionale dal 2012

Attualmente redattore del mensile Mistero

rivista dell'omonima trasmissione televisiva di Italia Uno

 

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Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

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Ce la vogliono dare a bere ma a pagamento N.19 03/04/2010

Si è tenuto il 25 marzo scorso in Piazza Heraclea a Policoro l’incontro pubblico con il missionario Alex Zanotelli da anni impegnato strenuamente nella lotta contro la privatizzazione dell’acqua. L'iniziativa è stata promossa e organizzata dalle associazioni Karakteria, Noscorie Trisaia e Bosco Soprano. Sono intervenuti insieme al missionario comboniano Lidia Ronzano, coordinatrice del Comitato Acqua Lucania, Ivano Farina di Karakteria e Felice Santarcangelo di No Scorie. Sono parole ferme, decise e dirette quelle pronunciate da padre Zanotelli. “Privatizzare l’acqua è criminale. L’acqua è un bene comune. L’acqua è alla base della vita”. Dopo la manifestazione nazionale svoltasi a Roma il 20 marzo scorso, cresce di giorno in giorno, ormai, l’attenzione nei confronti del problema della mercificazione dell’acqua e la relativa gestione privata della stessa. Le grandi multinazionali da qualche tempo hanno capito che l’acqua, in un futuro ormai prossimo, è destinata a diventare una notevole fonte di guadagno e allo stesso tempo uno straordinario strumento di potere. Non a caso s’inizia a parlare di “oro blu”. Perché l’acqua è diventato un bene commercializzabile? E’ presto detto. Negli ultimi trent’anni la disponibilità di risorse idriche a livello mondiale si è ridotta del 40% principalmente a causa del surriscaldamento del globo, del dissesto del territorio e della contaminazione dei suoli. Nel 2020 le persone che non avranno accesso all’acqua potabile saranno circa tre miliardi. Una cifra considerevole. In Italia già con la legge Galli del 1994 si è dato il via libera all’istituzione di consorzi di comuni detti ATO. Le modalità di gestione individuate sono state tre: Spa a capitale interamente pubblico o “in house”, Spa a capitale misto: pubblico per il 60%  e privato per il 40% e Spa a capitale privato e affidamento con gara europea. L’art. 15 del decreto Fitto–Calderoli del 9 settembre 2009 e il successivo decreto Ronchi del 19 novembre 2009 hanno avviato in maniera spedita l’Italia verso la privatizzazione della gestione dell’acqua, spianando di fatto la strada al soggetto privato a carattere industriale. Nelle prossime settimane partirà in tutta la penisola la raccolta firma per sottoporre all’attenzione dei cittadini italiani ben tre quesiti referendari per contrastare la privatizzazione dell’acqua e soprattutto la gestione dei relativi servizi. Sosteneva Mark Twain "Il whisky è per bere, l'acqua per combattersi". Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? In attesa del referendum, il bicchiere è pieno, sebbene a metà, solo per chi potrà pagare.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.19 03/04/2010