Martedì, 21 Maggio 2024

Perché mangeremo insetti - Febbraio 2023 - Giuseppe Balena

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Perché mangeremo insetti - Febbraio 2023

  1. «Quei giorni Giovanni il Battezzatore venne a predicare nel deserto della Giudea. Egli diceva: 'Cambiate vita, perché il regno di Dio è vicino!'. A lui si riferiva il profeta Isaia quando scriveva queste parole: Una voce grida nel deserto, preparate la via per il Signore, spianate i suoi sentieri! Giovanni aveva un vestito fatto di peli di cammello e attorno ai fianchi portava una cintura di cuoio; mangiava cavallette e miele selvatico». Se lo faceva Giovanni Battista lo possiamo fare anche tutti noi? Forse. La semplice vista di alcuni tipi di insetti, però, genera nella maggior parte delle persone un'istantanea sensazione di disgusto. La nostra naturale inclinazione al disgusto quando un insetto è vicino a noi potrebbe essere dettata dal fatto che il nostro cervello ci avverte che potrebbe morderci, pungere, infettarci o addirittura avvelenarci a morte. Inoltre, considerando il fatto che alcuni insetti si nutrono di sporcizia ed escrementi, il solo vederli è sufficiente perché il nostro cervello invii un segnale di allarme.

    Tra gli insetti che risultano meno sgradevoli ci sono le formiche: sono dolci e hanno un gusto simile alle noccioline; mentre le cimici sanno di mela e alcune larve di falena tendono al piccante. Altre larve però hanno il gusto di legno marcio e di segatura.

    Perché, allora, si parla così tanto e con insistenza della nuova tendenza culinaria di mangiare insetti e larve? Stanno, quindi, per cambiare i nostri menù o sarà forse “solo” una necessità dettata dalla crisi alimentare sospinta da quella economica?

    Chi mangia gli insetti

    Diverse culture mangiano insetti ormai da sempre, ma allo stesso tempo, molte altre considerano il consumo un abominio completo. La pratica di mangiare gli insetti è conosciuta come entomofagia.

    Nel mondo sono circa 1.900 le specie di insetti commestibili riconosciute dalla FAO e consumate soprattutto in America centrale e meridionale, Africa, Asia e Australia. Nella lista troviamo cavallette, termiti, formiche, coleotteri e falene.

    In Thailandia mangiano scorpioni arrostiti e ragni fritti che sono considerati dalla popolazione locale delle vere e proprie leccornie: molto diffusi nello street food asiatico insieme a insetti come grilli, locuste e bachi che vengono fritti, arrostiti o stufati con salse piccanti. Larve, millepiedi, formiche rosse, scorpioni e farfalle sono utilizzati in cucina sia per gli snack salati che per i dolci.

    In Giappone, sulle montagne, le larve di vespa bollite sono considerate specialità, così come le larve di molti insetti acquatici.

    Le termiti e i bruchi sono considerati un ottimo alimento in buona parte dell’Africa, mentre in Madagascar si possono assaggiare alcune specie di farfalle fritte con la pastella.

    Le cimici d’acqua giganti sono molto apprezzate in Asia e sono utilizzate nell’alimentazione umana in Cina, Giappone, India e in tutto il sudest asiatico, dall’Indocina all’Indonesia.

    Le cavallette sono ampiamente consumate in tutto il sud del Messico, servite arrosto e aromatizzate con aglio, succo di lime e sale. In Venezuela il gruppo etnico Piaroa considera le tarantole Golia (o migali) una vera prelibatezza: possono raggiungere le dimensioni di un piatto piano, con otto enormi zampe che accontentano il fabbisogno alimentare di una famiglia numerosa. Hanno il sapore di granchio e di nocciola. In Colombia e in Amazzonia, invece, tostano le formiche “culone” come se fossero popcorn.

    In Nuova Zelanda mangiano larve di cerambicidi che si trovano scavando nel legno marcio degli alberi, sia crude che saltate in padella. In Australia le formiche honeypot che hanno un ventre gonfio di nettare grande come un chicco d’uva sono consumate crude come dolci dagli aborigeni.

    Il presunto piano per farci mangiare gli insetti

    Mangiare insetti, dunque, non è una cosa poi così strana e piano piano anche l’Occidente si sta avvicinando a questa pratica. Partiamo da un dato che nel prossimo futuro sarà sempre più importante: il costo della carne è in aumento sia in termini economici, ma anche considerando gli ettari di foresta distrutti per il pascolo o per coltivare il foraggio utile per il bestiame.

    Gli studiosi di entomofagia segnalano il basso contributo degli insetti in termini di emissioni di gas serra: necessitano, per esempio, di un quarto del cibo con cui vengono fatte crescere le pecore e della metà di cui si nutrono suini e polli per produrre la stessa quantità di proteine. Come si può notare, dunque, la tematica di quello che potrebbe essere un nuovo regime alimentare viene legato alle problematiche del consumo energetico e della salvaguardia climatica. Questo legame è logico e pertinente? O, invece, è l’ennesima speculazione della politica globalista?

    C’è un altro aspetto: mangiare grilli, cavallette e formiche potrebbe presto divenire la soluzione alla fame nei paesi in via di sviluppo e offrire una soluzione in più ai menù consumati sulle nostre tavole. Il tema è di stretta attualità. Con il Regolamento (UE) 2015/2283, entrato in vigore il I gennaio 2018, il Parlamento Europeo ha aggiornato le regole per l'introduzione e la vendita di nuovi alimenti destinati alle nostre tavole, i cosiddetti Novel Food, ossia una categoria alimentare che include anche gli insetti.

    I recenti sviluppi scientifici e tecnologici hanno reso possibile una semplificazione delle procedure per le richieste di autorizzazione per l’immissione in commercio di “prodotti e sostanze alimentari privi di storia di consumo 'significativo' al 15 maggio 1997 in UE”.

    L’Unione Europea, inoltre, ha recentemente stanziato un finanziamento di 3 milioni di euro per ogni paese membro della Ue che incoraggi l’uso degli insetti in cucina.

    Stiamo affrontando uno spaventoso aumento della popolazione mondiale e le risorse alimentari diventeranno progressivamente sempre più scarse. Ecco che qui entra in gioco un connubio tra l’economia e il potere politico mondiale. Cosa sta succedendo nello specifico? Lo scenario sembra dispotico e allarmante: vogliono “semplicemente” indurre la popolazione mondiale a ridurre l’utilizzo delle risorse alimentari. Alcuni esponenti delle multinazionali e le élite globaliste stanno definendo la nuova dieta "responsabile" a base di insetti mentre si sta invece diffondendo un certo ostracismo nei confronti di chi continua a consumare la carne. Contestualmente c’è la spinta verso la “carne” sintetica.

    Così succede che alcune celebrità stanno mangiando insetti in tv o sui giornali; ci sono sempre più articoli di respiro internazionale che promuovono il consumo di insetti come inevitabile.

    Naturalmente il presunto indottrinamento sarebbe più efficace sui giovani: durante gli anni di formazione si adottano abitudini che seguiranno per il resto della vita. Per questo motivo, l'agenda mangia-insetti si sta facendo strada nelle scuole di tutto il mondo facendola passare come una nuova moda accattivante.

    I presunti poteri forti vogliono che gli esseri umani consumino, in particolare, un insieme specifico di insetti, vale a dire vermi della farina, grilli domestici, scarafaggi e locuste migratorie. Uno studio del 2019 intitolato “Una valutazione parassitologica degli insetti commestibili e del loro ruolo nella trasmissione di malattie parassitarie all'uomo e agli animali” afferma quanto segue: «Dal 1gennaio 2018 è entrato in vigore il Regolamento (UE) 2015/2238 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 25 novembre 2015, che introduce il concetto di “novel food”, inclusi gli insetti e le loro parti. Una delle specie di insetti più comunemente utilizzate sono: i vermi della farina (Tenebrio molitor), i grilli domestici (Acheta domesticus), gli scarafaggi (Blattodea) e le locuste migratrici (Locusta migrans). In questo contesto, la questione è il ruolo degli insetti commestibili nella trasmissione di malattie parassitarie che possono causare perdite significative nella loro riproduzione e possono rappresentare una minaccia per l'uomo e gli animali. Lo scopo di questo studio era identificare e valutare le forme di sviluppo dei parassiti che colonizzano insetti commestibili negli allevamenti domestici e nei negozi di animali nell'Europa centrale e determinare il potenziale rischio di infezioni parassitarie per l'uomo e gli animali. Il materiale sperimentale comprendeva campioni di insetti vivi provenienti da 300 fattorie domestiche e negozi di animali, tra cui 75 allevamenti di vermi della farina, 75 allevamenti di grilli domestici, 75 allevamenti di scarafaggi sibilanti del Madagascar e 75 allevamenti di locuste migratrici. I parassiti sono stati rilevati in 244 (81,33%) su 300 (100%) allevamenti di insetti esaminati. In 206 (68,67%) dei casi, i parassiti identificati erano patogeni solo per gli insetti; in 106 casi (35,33%) i parassiti erano potenzialmente parassiti per gli animali; e in 91 casi (30,33%) i parassiti erano potenzialmente patogeni per l'uomo. Gli insetti commestibili sono un serbatoio sottovalutato di parassiti umani e animali».

    In breve, il 30% degli insetti d'allevamento valutati dallo studio conteneva parassiti dannosi per l'uomo. Lo studio completo descrive la pericolosità di queste nuove pratiche culinarie particolarmente dannosi per l'intestino e i polmoni.

    Se, dunque, Giovanni Battista mangiava solo le locuste, invece il pranzo servito nel prossimo futuro potrebbe avere un menù ben più articolato e strutturato, magari assaporati con un pizzico di miele per renderlo più appetitoso, proprio come faceva il precursore di Cristo.