Domenica, 02 Ottobre 2022

Le radici occulte dell'Unione Europea - Gennaio 2018 - Giuseppe Balena

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Le radici occulte dell'Unione Europea - Gennaio 2018

 

La storia ha sempre due facce: Giano bifronte guarda in direzioni opposte sul travagliato cammino delle vicende umane. Due facce che spesso hanno le stesse sembianze, ma non la stessa visibilità né la stessa visuale: una illuminata dai riflettori sul palcoscenico della storia ufficiale e l’altra nascosta nella penombra dietro le quinte.

Esistono per esempio due “storie” che raccontano la nascita dell’Unione Europea: una ufficiale e di facciata che vede sulla scena l’operato di personaggi illustri come De Gasperi, Shuman, Monnet e Adenauer; l’altra nascosta, fatta nelle retrovie forse volutamente, ma non per questo meno importante e determinante e per questo tutta da scoprire. Nel retropalco troviamo personaggi che non sono entrati nei libri di storia. Uno di questi è l’aristocratico Richard Koudenove-Kalergi.

Chi era il Richard Koudenove-Kalergi

Il conte Kalergi nacque a Tokio nel 1894. Suo padre svolgeva le funzioni di ambasciatore in Giappone per conto dell’Impero Austro-Ungarico, mentre la madre, di origine giapponese, era la figlia di un ricco commerciante. Trascorse l’infanzia in Boemia e completò gli studi a Vienna. Al termine della Grande Guerra assunse dapprima la cittadinanza cecoslovacca per poi essere naturalizzato come cittadino francese. Già queste note bibliografiche evidenziano l’impronta cosmopolita della sua vita.

Non tutti sanno che Kalergi può essere considerato a tutti gli effetti tra i fondatori della cosiddetta “Unione Paneuropea” ed è stato tra i primi in epoca moderna a esternare la possibilità di confederare gli stati europei. Il simbolo del suo movimento doveva essere una croce rossa con un sole dorato su fondo azzurro: la croce di Cristo sul sole di Apollo, un simbolo dai risvolti esoterici non di poco conto.

Nel dicembre 1921 fu iniziato in massoneria nella Loggia "Humanitas" di Vienna. Nel 1923 pubblicò il suo primo libro dal titolo evocativo “Paneuropa” nel quale si delineavano i primi concetti europeisti, quando in realtà l’intero continente era negli anni immediatamente successivi al primo conflitto mondiale e stava per entrare in un periodo molto caldo e particolarmente turbolento. Il messaggio del libro era, dunque, per l’epoca originale e all’avanguardia perché prospettava, in prima battuta, un’unione d’intenti economici e commerciali che avrebbe dovuto aprire la strada poi a un periodo di pace e costituire le basi per generare un’architettura portante e unitaria al fine di garantire la stabilità politica.

Negli anni ‘30 Kalergi condannava fermamente il modello nazional-socialista e quello sovietico, tanto che l’industria tedesca revocò definitivamente i finanziamenti alla nascente Unione Paneuropea, mentre gli intellettuali filo-sovietici lasciarono progressivamente il sodalizio.

Durante la Seconda Guerra Mondiale si rifugiò negli Stati Uniti, ma nel 1946 tornò in Europa e le sue idee giocarono un ruolo di estrema importanza, sebbene spesso nella penombra, per i lavori costitutivi dell’attuale struttura europea. Ben presto ebbe il supporto finanziario del banchiere tedesco Max Warburg; all’epoca suo fratello Paul Warburg era stato uno dei fondatori della FED (la Federal Reserve statunitense) oltre che leader del Council on Foreign Relation (CFR). Come si può evidenziare, dunque, non mancò il supporto di Wall Street e quindi degli Stati Uniti d’America che spingevano verso la creazione di un’entità europea federata, forse nell’intento di poterla meglio controllarla in funzione della ristrutturazione politica bipolare del mondo dopo la caduta del nazi-fascismo.

Gli Ideali

Nel suo libro “Praktischer Idealismus” prospettò un’Europa non più popolata dalle stirpi etniche originarie bensì da una mescolanza multirazziale risultante dall’incrocio con le razze asiatiche e di colore che in maniera sempre più consistente avrebbero “invaso” il Vecchio Continente. Il suo pensiero, però, si spingeva oltre: questa nuova razza meticcia in realtà doveva essere fortemente auspicata a livello politico perché sarebbe stata più facilmente dominabile e manipolabile dai centri di potere e di interesse economico. Si prospettava così la creazione di una specie “subumana” che solo in apparenza andava nella direzione della proclamazione di un conciliante e accomodante multiculturalismo.

Per Kalergi la prospettiva futura della creazione di un super-stato europeo doveva passare necessariamente attraverso tre momenti distinti: una fase di cooperazione tra i diversi paesi europei in cui le varie decisioni di interesse comune sarebbero state prese all’unanimità; una seconda fase che avrebbe dovuto portare all’unione doganale e in fine la fase conclusiva con la reale svolta e la creazione degli Stati Uniti d’Europa.

Il programma della federazione prevedeva poi nove punti così articolati: il conferimento ufficiale della sovranità di ogni nazione a nuovi organi politici sovranazionali e unitari, l’istituzione di una corte federale europea per gestire eventuali conflitti tra gli stati membri dell’unione, la creazione di un esercito europeo, la formazione di un’unione doganale compiuta, la condivisione unitaria e federale dei possedimenti coloniali di quelle nazioni che ne fossero titolari, l’adozione di una moneta unica, il rispetto della varietà delle culture continentali, la tutela delle minoranze etniche e un’adeguata collaborazione con altre istituzioni sovranazionali, in primis con la Società delle Nazioni.

A dire il vero voleva realizzare quello che attualmente viene definito da più parti il Nuovo Ordine Mondiale con l’assembramento di macro-zone: una pan-America, una pan-Eurasia (con dentro la Russia) e un’unione pan-asiatica che comprendesse Cina e Giappone con particolare influenza sul Pacifico. Inoltre, a livello ideologico spingeva verso una pan-ideologia, ossia un misto tra capitalismo e comunismo e un’unica pan-lingua, ovvero l’inglese da parlare in tutta Europa accanto agli idiomi nazionali o addirittura in sostituzione.

Era, inoltre, molto scettico e contrario nei confronti dei regimi democratici, proprio perché pensava che il vero potere dominante fosse gestito dalle cosiddette oligarchie plutocratiche. In altre parole il suo pensiero si potrebbe inquadrare nell’ambito del concetto di “rivoluzione conservatrice” incentrato saldamente sull’azione di una classe dirigente ed elitaria in grado di salvare l’Europa e garantire la stabilità.

Unione Europea e immigrazione controllata

Nella sua opera più importante “Praktischer Idealismus” del 1925, tra le altre cose, esponeva le differenze l’«uomo rustico» e l’«uomo urbano» e da questa distinzione provocatoria nasceva l’elemento discriminante dell’interpretazione del suo pensiero a metà strada tra complottismo e storiografia. L’uomo rustico avrebbe come caratteristiche la prestanza fisica, l’aggressività, l’eroismo, la forza di carattere e di volontà, ma avrebbe anche un’innata limitatezza e povertà di spirito. L’uomo urbano, invece, sarebbe il frutto della mescolanza di sangue e sarebbe caratterizzato dall’apertura mentale, da una spiccata cultura e dalla ricchezza di spirito, ma sarebbe però sprovvisto di carattere e volontà, di coraggio fisico e di iniziativa.

Precisa Kalergi: «L’uomo del futuro remoto sarà meticcio. Le razze e le caste di oggi saranno le vittime del superamento di spazio, tempo e pregiudizio. La razza eurasiatica-negroide del futuro, simile nell’aspetto alla razza degli antichi Egizi, sostituirà la pluralità dei popoli con una molteplicità di personalità. Nell’individuare la nuova aristocrazia del domani, la intravede nell’ebraismo, che dopo secoli di persecuzioni, ora sarebbe divenuto la vera razza spirituale padrona dell’Europa». 

Questa prospettiva è solo una visione fortemente influenzata dalle ideologie di quell’epoca storica o invece è una profezia che è una manifestazione programmatica di intenti per i flussi migratori che di lì a qualche anno avrebbero interessato sempre più massicciamente il bacino mediterraneo e più in generale l’intera Europea? A tal proposito la situazione attuale che si sta delineando fa riflettere e non poco.

Forse non a caso in un recente studio dell’Onu si è introdotto il concetto di “immigrazione di rimpiazzo” che porta al centro del dibattito la necessità di sostituire buona parte della popolazione europea con migranti, al fine di compensare il calo delle nascite e salvaguardare il crollo dei sistemi pensionistici. Oggi in Europa in media ci sono quattro persone in età di lavoro per ogni pensionato, nel 2050 ce ne saranno solamente due. In Germania ci sono 24 milioni di pensionati contro 41 milioni di adulti, in Spagna 15 milioni di over 65 sono a carico di 24,4 milioni di lavoratori, mentre in Italia 38 milioni sono in età da lavoro e 20 milioni aspettano l’assegno dell’INPS.

L’indice di natalità europeo è molto basso e per riequilibrare questo gap sono necessari circa quaranta milioni di bambini nei prossimi cinque anni. Tale integrazione fattivamente potrebbe arrivare solo dai flussi migratori. Con questa situazione ecco che ritornano alla mente le parole del programma di Kalergi.

Allora in che direzione guarda Giano? La storia spesso è un grande collage di strane coincidenze che lo stesso Giano forse guarda con strabismo quando si scopre che in onore di Kalergi è stato istituito un premio europeo che ogni due anni viene assegnato gli europeisti che si sono maggiormente distinti. Tra di loro, per esempio, troviamo nomi del calibro di Angela Merkel o Herman Van Rompuy.

In che direzione guarda Giano?