Domenica, 02 Ottobre 2022

Giornalista iscritto all'Albo Nazionale dal 2012

Attualmente redattore del mensile Mistero

rivista dell'omonima trasmissione televisiva di Italia Uno

 

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Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

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Lo statuto regionale stagionato N.88 03/09/2011

Quarant’anni, ma non li dimostra. Questa è l’età che quest’anno festeggerà lo statuto della Regione Basilicata. Forse, in realtà, non c’è granché da festeggiare. La Basilicata, infatti, rischia di rimanere l’unica regione italiana che non ha rinnovato ancora il suo statuto regionale. La carta statutaria in vigore risale al 1971 ed è rimasta immutata sin dall’istituzione dell’ente. Lo statuto regionale, ai sensi dell'articolo 123 della Costituzione, determina la forma di governo e i principi fondamentali dell'organizzazione e del funzionamento della regione. Rappresenta, quindi, il documento dove sono contemplate le regole democratiche di funzionamento delle istituzioni regionali. Questo documento, infatti, disciplina e regolamenta nello specifico le norme che definiscono la forma di governo, il diritto di iniziativa e del referendum sulle leggi regionali e sui provvedimenti amministrativi, nonché la pubblicazioni delle leggi e dei regolamenti regionali, la modalità di elezione degli organi, le modalità di elezione del Presidente della Giunta regionale, i rapporti tra gli enti e le rispettive competenze. Nel corso degli anni, ovviamente, a livello regionale sono mutate le condizioni sociali e politiche, pertanto, sarebbe necessaria una revisione che consentirebbe una maggiore aderenza dei principi statutari alla realtà amministrativa. Questo, in pratica, è già avvenuto in tutte le altre regioni italiane. Da ultimo, per esempio, anche in Veneto, altra regione che accusava un ritardo decennale nel rinnovo dello statuto. La riforma costituzionale del 2011 e le recenti disposizioni in merito al federalismo fiscale impongono, di fatto, necessariamente una riscrittura del documento. In Basilicata, invece, tutto tace o quasi. Il 25 giugno scorso il consigliere Vincenzo Viti, capogruppo del Pd, ha dichiarato: “Nessun indugio più si frapponga all’avvio, presso la I Commissione consiliare, della discussione e rifondazione dello statuto regionale. Un’impresa di straordinaria urgenza per la quale è necessario che si affermi un autentico spirito costituente, quindi la volontà e la capacità di elevarsi al di sopra delle pur legittime dispute minori”. In verità in Commissione Riforme della Regione Basilicata dal 22 dicembre 2003 giace una proposta di legge per l’adozione di un nuovo statuto regionale. L’iter, però, non è mai stato completato. E’ necessario, infatti, l’approvazione da parte del Consiglio Regionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate a intervallo non minore di due mesi. Lo statuto regionale può essere sottoposto, inoltre, a referendum popolare entro tre mesi dalla data della sua approvazione qualora ne faccia richiesta un cinquantesimo dei cittadini della regione o un quinto dei componenti il consiglio regionale. La proposta dell’ormai lontano 2003 s’ispirava ai principi della sussidiarietà, della centralità della persona e della pari dignità sociale e di genere tra tutti i cittadini. Era, inoltre, prevista una presenza significativa delle donne negli organi di governo e in tutte le amministrazioni pubbliche regionali. La bozza del 2003 potrebbe essere una buona base di partenza per attuare la sospirata riforma del documento amministrativo più importante. Come si può, infatti, governare un territorio con uno strumento normativo obsoleto di quarant’anni? Si tratta solo diun deplorevole ritardo burocratico? Eppure, stranamente ma non troppo, il Memorandum per lo sfruttamento del petrolio è stato approvato in tempi record.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto  N.88 03/09/2011