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Notizie ANSA

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I tradimenti di Nicoletta Braschi N.63 26/02/2011

Tutti tradiscono tutti. Il tempo tradisce se stesso. Si potrebbe riassumere in queste due semplici frasi lo spettacolo teatrale “Tradimenti” con Nicoletta Braschi andato in scena sul palcoscenico del Teatro Duni di Matera nell’ambito della rassegna teatrale promossa dall’associazione culturale Incompagnia. Ad affiancare l’attrice romana, moglie di Roberto Benigni, nella commedia scritta nel 1978 dal premio Nobel Harold Pinter sono stati Tony Laudario (Robert) Enrico Ianniello (Jerry) e Nicola Marchitiello (cameriere) che tornano in scena insieme dopo il successo de "Il metodo Grönholm". Rappresentazione teatrale sui generis: i personaggi si perdono in dialoghi serrati, ma a livello d'azione non accade in pratica nulla se non alla fine della messinscena. Nicoletta Braschi è perfetta, quasi cinematografica: giusto timbro vocale, con un sospiro sospeso, con un mezzo sorriso, con un lieve cambio di postura sottolinea ogni istante incalzante di una commedia che resta in fondo sospesa per tutta la sua durata. La pièce, la cui regia è affidata ad Andrea Renzi, propone con nove scene un viaggio a ritroso nel tempo nel quale sono svelate ipocrisie e falsità di tutti i personaggi, inchiodati alla verità dei propri ricordi e smentiti sistematicamente dalle azioni, costantemente divergenti rispetto alle parole pronunciate. La rappresentazione messa in scena non è il classico triangolo amoroso di rapporti infedeli ma, piuttosto, un groviglio di dubbi e bugie, dove ogni personaggio perde il senso di se stesso: Emma tradisce il marito, Jerry tradisce il miglior amico e la propria moglie Judith, ma anche Robert tradisce Emma con altre donne. La civile accettazione dei rispettivi tradimenti permea di una soffocante amarezza l’intera vicenda, insinuando nello spettatore il dubbio sottile che tutti e tre i protagonisti siano complici nelle loro menzogne. Agiscono per anni dando della vita uno spettacolo a prima vista mortificante e, allo stesso tempo, probabilmente comune: un’infinita sequenza d’imbarazzi, risentimenti, piccole e grandi ferite, atti mancati e parole non dette che confluiscono in un silenzio a volte assordante. Il rumore della vita, però, scuote tutti ma non produce mai nessun effetto riconducibile al pathos umano. Il tradimento, così, si perde in una dimensione rarefatta, irreale. S’impone agli occhi dello spettatore una direzionalità inversa del tempo: è sovvertito il naturale procedere della vita in avanti a favore di un percorso a ritroso nel passato nella spasmodica ricerca del senso delle cose. Così è evidente che il tradimento verso se stessi è quello da cui derivano tutti gli altri. Ciò che fa di questo testo più di un gioco ironico è la manifestazione della consapevolezza di Pinter della profonda diversità tra i due sessi e della loro diversa percezione dei ricordi. In sostanza non si parla del tradimento in sé, quanto piuttosto della condizione della vita quotidiana, sospesa nel labirinto dell'accettazione del rischio di vivere. Il senso ultimo è: tutti carnefici e tutte vittime.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.63 26/02/2011