Domenica, 02 Ottobre 2022

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Attualmente redattore del mensile Mistero

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Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

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La nostra "cara" Basilicata N.36 31/07/2010

E‘ di questi giorni il risultato sorprendente venuto fuori dall‘ultimo rapporto del COPAFF -Commissione tecnica paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale che fotografa la pressione fiscali dei cittadini italiani. Lo studio dei tecnici della Camera, approntato al fine di supportare l'esame dei provvedimenti ora in arrivo in Parlamento è relativo all’anno 2008, l'ultimo anno disponibile, e comprende la pressione fiscale complessiva locale comprendente i balzelli, le tasse e i tributi di comuni, province e regione. Ogni cittadino italiano ogni anno paga in media non meno di 2.364 euro. In barba alla crisi economica. I più tartassati sono i “poveri” cittadini della Lombardia. Tra i primi (i lombardi) e gli ultimi (i campani) in classifica la differenza è di 1.041 euro: in pratica in Lombardia paga il 63% in più della Campania. Questo è anche il federalismo fiscale. Il meccanismo virtuoso e federale dovrebbe essere questo: condizioni economiche migliori generano un più alto tasso di benessere quindi un maggiore prelievo fiscale. Questo a sua volta viene restituito alla comunità sottoforma di servizi e così via in un circolo virtuoso. Il primo posto della Lombardia, quindi, non sorprende. Non dovrebbe sorprenderci. Dovrebbe, invece, sorprenderci, e non poco, il secondo posto della Basilicata. I poveri cittadini lucani (questa volta ovviamente e giustamente la parola – poveri – va di netto senza virgolette) pagano all’anno 2.571 euro pro capite di pressione fiscale locale. In barba alla crisi e pure all’auspicato federalismo. Allora ecco le solite litanie dei “ben informati” pronti a recitare il rosario: “In Basilicata c’è il petrolio…in Basilicata c’è l’acqua”. A questi rispondono i profeti di sventura:”ma non c’è sviluppo industriale…”. Forse quel meccanismo virtuoso a cui facevamo riferimento si avviluppa su stesso e non funziona proprio sul senso delle due frasi summenzionate. In Basilicata non c’è sviluppo industriale e non c’è ridistribuzione della ricchezza tramite la ricaduta di migliori servizi offerti. C’è solo l’elemento centrale del processo, l’eccessivo prelievo fiscale. Non la pensa così il presidente della regione Basilicata, Vito De Filippo. “In Basilicata l’Irap regionale è al 3,9%, l’addizionale Irpef è allo 0,9%: si tratta delle aliquote più basse consentite perché la nostra Regione non ha mai avuto problemi con la Sanità e ha rispettato il patto di stabilità. Le cifre sui Conti Pubblici della Basilicata diffuse dalla Camera e calcolate sui dati della Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale, sono sbagliate”. Aggiunge De Filippo - “Nel dato sulla pressione fiscale – continua De Filippo – è stata anche inserita la compartecipazione Iva che nel nostro caso, come per le altre Regioni del Sud, ricomprende il Fondo perequativo con i Dpcm. Il dato – osserva De Filippo – non è quindi assolutamente leggibile come fiscalità che grava sul cittadino. Per fare il calcolo i tecnici hanno preso i bilanci e considerato la prima voce, quella delle entrate, divisa per il numero di cittadini. Ma nel caso della Basilicata quella voce include le royalties  che non vengono dal gettito tributario, ma sono pagate dalle compagnie che estraggono il petrolio. Con la manovra la Basilicata perde circa 100 milioni di euro che sarebbero stati utilizzati per i trasporti pubblici, le politiche sociali, il fondo alle imprese, sarà quindi complicatissimo gestire tutte le emergenze. I tagli scatterebbero dal primo gennaio 2011- conclude De Filippo - fino a quella data c’è sempre la speranza che qualcosa cambi. Il federalismo se è inteso come sfida di efficienza ci sembra una sfida possibile, se invece deve essere uno scontro tra basi impositive, è evidente che, per la Basilicata, sarà una battaglia persa. Prima la spesa sul personale ora la tassazione locale, da quando è iniziato il confronto sulla Manovra fiscale tra Regioni e Governo – conclude De Filippo - è la seconda volta che circolano dati errati sulla Basilicata. Se la disinformazione è l’unica arma al tavolo di confronto con gli Enti locali, vuol dire che le ragioni della Manovra sono davvero deboli”. La nostra cara Basilicata, dunque, non è cara. Resta solo da dire la nostra Basilicata. Nostra Basilicata, forse. Il “caro” lo possiamo togliere, ma chi paga il prezzo?

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.36 31/07/2010