Domenica, 02 Ottobre 2022

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Le leggende di Piazza del Gesù - Luglio 2022

  1. L’Italia è il paese dell’arte e della bellezza per eccellenza. Il suo patrimonio artistico è immenso e distribuito nelle innumerevoli città della penisola, ognuna ricca di storia, di arte e di fascino; ingredienti questi che spesso ben mescolati donano ai luoghi un aspetto magico e misterioso. Tra tutte le città italiane certamente possiamo citare, come simboli, Roma e Napoli, geograficamente lontane ma accomunate dal loro inestimabile patrimonio artistico e storico. Le due città inoltre hanno una particolarità in comune molto curiosa che crea un misterioso parallelismo; stiamo parlando di due punti nevralgici di entrambe le città che hanno stranamente lo stesso nome ed esoteriche affinità. Entrambe, infatti, hanno una chiesa e una piazza dedicate a Gesù, come accade in molte altre città. Allora cosa hanno di così particolare questi due posti?

    La brezza del diavolo a Roma

    Partiamo dalla capitale. La chiesa del Santissimo Nome di Gesù a Roma, conosciuta soprattutto come chiesa del Gesù o più semplicemente come Il Gesù, è la chiesa madre della Compagnia di Gesù.

    La chiesa si affaccia su piazza del Gesù ed è considerata il prototipo di una svolta importante nella storia dell'arte poiché è stata costruita seguendo i dettami incarnati nei decreti del Concilio di Trento; pertanto è stata progettata a navata unica affinché l'attenzione dei fedeli fosse concentrata sull'altare. La chiesa era stata pensata, già nel 1551, come un desiderio di Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù ed attivo durante la riforma protestante e la successiva riforma cattolica.

    Anticamente, dalla piazza fino a Palazzo Grazioli, si estendeva il Portico dei Due Divi, una grande piazza porticata in cui erano situati due piccoli templi uguali e simmetrici fatti realizzare da Domiziano per rendere omaggio ai trionfi del padre Vespasiano e del fratello Tito.

    A proposito di Piazza del Gesù si narra un’antica storia dovuta al fatto che sia sempre molto ventosa; ma dietro questa caratteristica climatica si nasconderebbe ben altro. A raccontare questa strana vicenda è lo scrittore francese Stendhal secondo cui un giorno il Diavolo e il Vento, passeggiando per la città, si fermarono davanti alla Chiesa del Gesù. Il Diavolo disse al compagno che avrebbe avuto da fare nella chiesa e di aspettarlo fuori, ma da lì non uscì mai più e si dice che il Vento, da allora, sia rimasto nella piazza ad attendere il suo ritorno facendo avanti e indietro impaziente; da qui le correnti di vento che caratterizzano la piazza.

    Due sono le possibili interpretazioni di questo aneddoto: c’è chi ritiene che Stendhal l’abbia raccontato per alludere alle capacità di conversione dei Gesuiti che sarebbero riusciti a convincere persino il demonio. Altri pensano, invece, che la storia fosse stata raccontata per denigrare il potente Ordine dei Gesuiti, titolare della Chiesa, accusandolo di essere tanto corrotto da riuscire a trattenere tra le sue fila di proseliti addirittura il diavolo.

    Entrando in chiesa, però, viene da pensare che il diavolo sia rimasto affascinato dalla ricchezza degli affreschi, degli stucchi, delle decorazioni e delle illusioni prospettiche tanto da rimanere all’interno; all’interna l’attenzione viene rapita soprattutto dalla stupenda Cappella di Sant’Ignazio con le quattro colonne di lapislazzuli e bronzo dorato e l'architrave di verde antico costruita nel 1696-1700 dall'artista gesuita Andrea del Pozzo in onore del soldato spagnolo Ignazio di Loyola che qui riposa.

    Da questo nasce un’altra versione della leggenda legata proprio alla straordinarietà e alla bellezza della Chiesa del Gesù: sembrerebbe che Lucifero vedendola si ingelosì terribilmente. Deciso a distruggerla, arrivò a notte fonda su un carro trascinato dal Vento. Rimase così affascinato dalla bellezza della chiesa che all'arrivo l’alba, nella fretta di fuggire, abbandonò la piazza lasciando lì da solo il Vento.

    Napoli e lo spartito di pietra

    Lasciamo la ventosa piazza romana e ci spostiamo a sud, direzione Napoli. La chiesa del Gesù Nuovo o della Trinità Maggiore è una chiesa basilicale sita in piazza del Gesù Nuovo di fronte all'obelisco dell'Immacolata e alla basilica di Santa Chiara.

    Si tratta di una delle più importanti chiese della città, massima espressione della pittura e scultura barocca. All'interno è custodito il corpo di san Giuseppe Moscati, canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987.

    In origine insisteva in quell'area il palazzo Sanseverino progettato e ultimato nel 1470 da Novello da San Lucano per espresso volere di Roberto Sanseverino principe di Salerno. I beni dei Sanseverino passarono successivamente al demanio e furono messi in vendita per volontà di Filippo II.

    Nel 1584 il palazzo con i suoi giardini fu venduto ai gesuiti, grazie anche all'interessamento del nuovo vicerè spagnolo don Pedro Girón, duca di Osuna. I gesuiti, tra il 1584 e il 1601, riadattarono l'edificio civile a chiesa, istituendo poi nella stessa area la cosiddetta "insula gesuitica" cioè il complesso di edifici ospitanti la Compagnia di Gesù e composta oltre che dalla chiesa anche dal palazzo delle Congregazioni (1592) e dalla casa Professa dei Padri Gesuiti (1608).

    Entrati in possesso del palazzo, i gesuiti si incaricarono della ristrutturazione di tutto il complesso risparmiando la facciata a bugne e il portale marmoreo rinascimentale. La nuova chiesa venne fin da subito chiamata correntemente "del Gesù Nuovo" per distinguerla dall'altra già esistente divenuta per l'occasione "del Gesù Vecchio".

    La facciata di palazzo Sanseverino divenne la facciata della chiesa. Essa è caratterizzata da particolari bugne, ossia una sorta di piccole piramidi aggettanti verso l'esterno, normalmente usate in Veneto in epoca rinascimentale. Le pietre a forma piramidale presentano degli strani segni incisi dai tagliapietra napoletani che avevano sagomato la durissima pietra di piperno; questi segni tradizionalmente sono stati interpretati come caratterizzanti le diverse squadre di lavoro che le avevano predisposte durante la costruzione. Già in epoca medioevale, infatti, vi erano a Napoli confraternite di artigiani organizzate sul modello franco templare. Giunti dal nord Europa, gli intagliatori di pietre erano particolarmente abili nel lavorare il duro piperno che era usato largamente in città nell'edilizia pubblica e privata per fare non solo strade, ma anche le scale, le soglie dei balconi e le facciate dei palazzi. Queste confraternite nel periodo Normanno, Svevo ed Angioino, divennero particolarmente importanti e molto ricercate nel successivo periodo rinascimentale. Prima di costruire un edificio importante, sceglievano con cura l’area dove edificare, secondo riti magici antichi, cercando i punti energetici. Trovato il luogo, per proteggere la parte dell’edificio a contatto con gli inferi, usavano porre nelle fondamenta alcune monete per omaggiare i morti. 

    Gli strani segni incisi che si possono vedere sulla facciata ai lati delle bugne hanno dato luogo a una curiosa leggenda: si pensa che chi fece edificare il palazzo (che a questo punto bisogna presupporre sia stato Roberto Sanseverino) avesse voluto servirsi in fase di costruzione dell’opera e della saggezza dei maestri pipernieri che avevano anche conoscenze esoteriche tramandate solo oralmente e sotto giuramento dai maestri agli apprendisti; tali conoscenze venivano applicate ai lavori in muratura e in particolare alle pietre al fine di caricarle di energia positiva. I segni misteriosi graffiti sulle piramidi della facciata avrebbero dovuto convogliare tutte le forze positive e benevole dall'esterno verso l'interno del palazzo. Per imperizia o malizia dei costruttori, però, queste pietre segnate non furono piazzate correttamente per cui l'effetto fu esattamente opposto: tutto il magnetismo positivo veniva convogliato dall'interno verso l'esterno dell'edificio, attirando così ogni genere di sciagure sul luogo.

    Questa sarebbe la ragione per cui nel corso dei secoli tante sventure si sono abbattute su quell'area: nel 1639 ci fu un devastante incendio; nel 1688 ci fu il crollo della originale cupola dopo un terremoto e nonostante fosse stata ricostruita, crollò nuovamente e fu poi sostituita con una diversa e più leggera.

    Nel 2010 lo storico dell'arte Vincenzo De Pasquale e i musicologi ungheresi Csar Dors e Lòrànt Réz hanno identificato delle lettere aramaiche nei segni incisi sulle bugne; non solo, ma alcuni segni, letti in successione rappresenterebbero le note di uno spartito da leggersi da destra verso sinistra e dal basso verso l'alto. Si tratterebbe in altre parole di un concerto per strumenti a plettro della durata di quasi tre quarti d'ora al quale gli studiosi hanno dato il titolo di Enigma.

    Nella stessa piazza però ci sarebbe anche un altro mistero. A colmare lo spazio di Piazza del Gesù vi è la famosa Guglia dell’Immacolata eretta nel 1747 a opera di padre Francesco Pepe il quale per compiacere il re Carlo di Borbone organizzò una raccolta fondi tra il popolo per decorare l’obelisco. La struttura è altissima e imponente con i suoi circa trenta metri; sulla cima c’è una statua rappresentante la Santa Vergine Maria. Proprio su questa statua circola una sinistra leggenda: si racconta che cambierebbe aspetto durante l’arco del giorno, trasformandosi nella personificazione della Morte; tutto questo forse è solo frutto di normali giochi ottici e di insolite ombre notturne che accosterebbero la scultura dell’Immacolata alla figura della Santa Muerte di origine messicana. Particolari giochi di ombre e luci farebbero apparire quello che è il velo con cui è coperto il capo della Madonna, se visto da dietro, come un viso stilizzato e scheletrico il cui sguardo cupo è diretto verso il basso. Nella mano si intravvederebbe persino uno scettro o secondo alcuni una falce. Tale trasformazione sarebbe la vendetta e la rivendicazione della famiglia Sanseverino, la nobile famiglia caduta in disgrazia e scacciata dalla loro primordiale residenza che poi fu convertita nell’attuale chiesa.

    Insomma, Napoli e Roma, dunque, non sono solo accomunate dall’indiscutibile bellezza del loro patrimonio artistico ma sembrerebbero legate da misteriose leggende cariche di esoterismo che hanno sullo sfondo la presenza dell’ordine dei gesuiti.

    Allora, per restare ai detti famosi possiamo dire che tutte le strade portano a Roma con la speranza di non imbattersi a Piazza del Gesù in una giornata ventosa; allo stesso tempo nell’omonima piazza napoletana, guardando il bugnato e l’obelisco, facendo i dovuti scongiuri, meglio non pensare al famoso detto “vedi Napoli e poi muori”.