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Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

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Dolore e pazzia della famiglia con “I pugni in tasca" N.66 19/03/2011

L’associazione culturale Incompagnia di Matera nell’ambito della stagione teatrale 2010/2011 ha presentato al teatro Duni “I pugni in tasca”di Marco Bellocchio con Ambra Angiolini e Piergiorgio Bellocchio, figlio del regista. Completano il cast Giovanni Calcagno, Anglaia Mora, Fabrizio Rongione e Giulia Weber, tutti diretti da Stefania De Santis. Metamorfosi quasi completa per Ambra che si conferma attrice a tutto tondo, dopo aver esordito appena quindicenne nel programma estivo di Canale 5 ”Bulli & pupe” e dopo la popolarità ottenuta con tanto di auricolare in “Non è la RAI”. La rappresentazione è la trasposizione teatrale del famoso film di Bellocchio del 1965 che gli valse il Nastro d'argento; il film pre-sessantottino fu impreziosito dalle musiche di Ennio Morricone, riproposte anche nella versione in scena. Testo teatrale ruvido, a tratti duro, crudele e angoscioso: i pugni in tasca sono quelli nascosti, pronti a essere sferrati contro il perbenismo borghese. I soggetti in scena sono cinque membri di una stessa famiglia, chiusa ermeticamente nel suo isolamento. In questo microcosmo labirintico, buio e claustrofobico si muovono i personaggi, vicendevolmente attaccati gli uni con gli altri, senza vite proprie: la madre cieca, il fratello minore Leone che a dispetto del suo nome è il più debole poiché affetto da ritardo mentale ed epilessia, il fratello maggiore "normale" Augusto, Giulia che vive un rapporto morboso con suo fratello Alessandro e, infine, quest’ultimo che avverte consapevolmente il disagio della sua famiglia. Anche Alessandro, però, soffre di epilessia pur dimostrando una fredda lucidità mentale. Egli, difatti, concepisce progetti diabolici nei confronti di tutta la famiglia. Un giorno, mentre si reca al cimitero, getta la madre in un dirupo e poco dopo affoga Leone nella vasca da bagno. Rivela poi l'accaduto alla sorella, la quale gli si mostra alleata per eliminare Augusto. Alessandro, però, palesa una freddezza che spaventa Giulia. Durante una crisi epilettica la ragazza si trattiene dall'aiutarlo, abbandonandolo al suo destino. Si delinea così uno spaccato di una modernità che non ammette difetti, soprattutto se quelli degli altri sono lo specchio dei propri come nel caso di Alessandro. I rapporti tra i vari soggetti restano costantemente opachi, sempre a cavallo di una linea sottile che li delimita dall’anormalità. Il filo conduttore è, dunque, l’inquietudine dei gesti: un continuo alternarsi tra stabilità e instabilità emotiva sullo sfondo in un vuoto assoluto delle emozioni, spesso celate sotto un finto buonismo. L’attacco epilettico è inconsapevolmente l’interruttore per staccare dalla realtà vuota della famiglia moderna orfana di riferimenti. La versione teatrale con il pathos in divenire della recitazione degli attori restituisce, forse ancora di più rispetto a quella cinematografica, l’attuale sfaldamento nichilista dell’impalcatura sociale della famiglia moderna. E’ proprio il nucleo famigliare a nascondere il male e la violenza al suo interno, come i pugni in tasca. La rassegna teatrale si concluderà con lo spettacolo di Alessio Boni e Marcello Prayer dal titolo “Realtà e Verità una serata per Pasolini” in scena il 24 marzo e con “Mistero Buffo di Dario Fo - nell'umile versione pop” di Paolo Rossi rinviato al 5 maggio.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.66 19/03/2011