Lunedì, 23 Maggio 2022

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Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

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Ritagli-atti 2015: in scena i grandi corti

“I veri maestri del teatro è più facile trovarli lontano dal palcoscenico. E in genere non hanno alcun interesse per il teatro come macchina che replica convenzioni e che riproduce cliché.
I veri maestri del teatro cercano la fonte pulsante, le correnti viventi che tendono a oltrepassare le sale di spettacolo e le folle di persone curve a copiare un mondo o un altro”.
E’ questo incipit del messaggio scritto da Krzysztof Warlikowski in occasione della giornata mondiale del teatro 2015. Per una serata Matera è stata “fonte pulsante” del teatro; la città dei Sassi a grandi passi continua la sua ascesa culturale in vista del 2019 quando sarà Capitale Europea della Cultura. Per una sera Matera è stata capitale del teatro amatoriale.

La rassegna

Al Cine Teatro di Matera il 27 marzo 2015 si è tenuta, proprio in occasione della giornata mondiale del teatro, la quinta edizione di “Ritagli-atti” e contestualmente il terzo concorso regionale “Edu-Creo-Teatrando”. La rassegna è un concorso nazionale per corti teatrali con il patrocinio del Comune di Matera, l’Unesco, la Regione Basilicata, Matera2019, la Uilt (Unione Italiana Libero Teatro) e la Iti (Istituto Internazionale del Teatro dell’Unesco). L’evento, inoltre, è stato realizzato in collaborazione con il Miur (Ministero Istruzione Università Ricerca) e l’Ufficio regionale scolastico della Basilicata.

Una sinergia alchemica tra diversi soggetti, tutti insieme, per festeggiare il teatro e la sua capacità catartica di trasformare e plasmare la percezione della realtà. Operazione, quest’ultima, che sembra difficile solo in apparenza e che, invece, si realizza per magia quando la luce artificiale dei riflettori illumina le tavole del palcoscenico. Bisogna essere, poi, ancora più bravi quando si hanno a disposizione solo quindici minuti per condensare in un corto la bellezza eterea del teatro.

Come dice Kafka: “La leggenda cerca di spiegare ciò che non può essere spiegato. Poiché è radicato nella verità, deve finire nell’inspiegabile. Proprio questo è stato lo sforzo profuso generosamente dalle sette compagnie selezionate per la fase finale, rispetto alle dieci che hanno dato la loro adesione. Nel corso della serata, presentata da Don Michele La Rocca, si sono avvicendate sul palcoscenico compagnie teatrali provenienti da tutta la penisola.

Le opere in concorso

Per il concorso “Edu-Creo-Teatrando” dedicato alle scuole hanno partecipato le classi 3° B e 3° D della scuola media “Giovanni Paolo II” di Ferrandina (provincia di Matera) con il corto dal titolo “Nun li sacciu” tratto da “Vhi ha sparato” da “Il giorno della civetta” con l’adattamento e la regia di Anna Bruno, Alessandra Glinni e Maria Ragone.

 Ben più nutrito, invece, la sezione dei corti teatrali.

Hanno partecipato: la “Futura Compagnia SenzArte” di Montescaglioso (provincia di Matera) con la “Città abbandonata” di Italo Calvino con l’adattamento e la regia di Cinzia Suglia; la “S.A.M.S.” di Senise (provincia di Potenza) con “Double face” di Leonardo Chiorazzi; il “Centro di Cultura Teatrale Skené” di Matera con “Napoli milionaria” di Eduardo De Filippo e con l’adattamento e regia di Nicola Grande.

 Al terzo posto secondo la giuria di esperti si è classificato “Teatrolte” di Sciacca (Agrigento) che ha presentato “Sono le storie che fanno ancora paura ai mafiosi” ispirato al libro “Se muoio sopravvivimi” di Cordaro e Palazzolo con l’adattamento e la regia di Franco Bruno.

La storia vera di Lia Pipitone, giovane donna palermitana, fatta uccidere dal padre il 23 settembre 1983 perché i comportamenti della figlia stavano mettendo a disagio lui e la cosca mafiosa a cui egli apparteneva. Di grande impatto scenico la svestizione progressiva dell’attore durante il monologo, quasi volesse mettersi a nudo per alleviare le sue colpe. Una meritevole introspezione nella mentalità mafiosa: “quando le cose sono semplici gli altri le complicano” dice il protagonista. La sua è una lucida disperazione in attesa che “due angeli scesi dal cielo possano rimettere le cose a posto”. Si sente tutto l’inesorabile destino tracciato, però, dalla mano dell’uomo e dalla cultura mafiosa.

 Il secondo posto è stato assegnato al corto “In trappola” di Cesare Pasimeni della compagnia “Le Maschere” di Latiano (provincia di Brindisi) tratto dal libro di John Wainwright “Brainwash” e interpretato da Giuseppe Gatti, Cesare Pasimeni, Carmen Longo e Vito Di Noi.

Il tema della pedofilia sembra predominante e cattura l’attenzione degli spettatori. Il Signor Baker, interpretato da Cesare Pasimeni, è un anziano messo sotto torchio dall’ispettore di polizia per fargli confessare alcune violenze sui minori; alla fine cede e confessa, ma si scopre che in realtà non è stato lui; ecco che allora la scena si accende e si plasma sulla vita privata del Signor Baker e l’elemento marginale iniziale riguardante i suoi problemi con la moglie diventa centrale e macroscopico, ribaltando la prospettiva scenica.”Ci sono persone disposte a prendersi una condanna a morte piuttosto che accettare una condanna a vita”.

 Miglior attrice secondo la giuria dei giornalisti è stata Silvia Pasquini dell’Associazione Culturale Teatrale “Opera” di Falconara Marittima (Ancona) che ha portato in scena “Voglio ammazzare mio marito” di Giovanni Plutino. Un monologo fresco e brillante, dove la protagonista in compagnia della sua scopa impersona la classica moglie disperata che, in chiave ironica, ha messo in luce tutte le problematicità del rapporto di coppia e della (in)civile convivenza.

 Il vincitore assoluto di questa edizione è stato il corto “Che sono le stelle del cielo?” di Davide Di Prima e tratto da “Racconti Siciliani di Dolci” e “Cittadine” di Poli e Moretti” interpretato da Davide Mazziotta e Chiara De Ninno della “Compagnia SenzaTeatro” di Ferrandina (provincia di Matera). Davide Mazziotta si aggiudica anche il premio miglior attore sancito dalla giuria dei giornalisti.

Un testo delicato, interpretato dai due giovani attori con grande forza espressiva e che punta dritto alla dimensione del conflitto interiore; questo viene fuori in ogni singolo gesto, nella modulazione della voce e dai movimenti dei due protagonisti in scena. Due storie di segregazione forzata: la galera per lui e il convento per lei. Esplode con grande energia scenica lo sviluppo delle due storie parallele; i due personaggi si sfiorano, pur restando sempre sulla stessa scena; due voci soffocate che gridano al mondo senza essere ascoltate. Così tutto scivola via inesorabile: il carcere è il luogo fisico e mentale dell’involuzione sociale della Sicilia arretrata degli anni ’50, pregna di rassegnazione; ma un altro sud, quello di Napoli, città dove è rinchiusa in convento Enrichetta, è pronto al riscatto politico con l’arrivo di Garibaldi. La giovane trova la forza per abbandonare il velo e ritrovare veramente Dio, perché in fondo “Gesù è stato il primo garibaldino”.

I due personaggi, le due storie, i due sud finalmente si posso toccare. Toccante la scena quando Vincenzo trattiene con forza il vestito monacale di Enrichetta che ormai le sta tropo stretto; prima con energia e poi lasciandolo scivolare lentamente. I due destini si sono incrociati nel punto ideale dell’immaginazione e ora tornano a essere separati. A Vincenzo non resta che ritornare a sognare, mentre sullo sfondo Enrichetta s’immerge nella realtà o nella speranza onirica che qualcosa possa cambiare.

Le parole di Krzysztof Warlikowski sembrano scritte appositamente per il vincitore di questa edizione: “Non abbiamo più la forza per cercare di intravedere ciò che sta oltre il cancello, al di là del muro. E questo è esattamente il motivo per cui il teatro dovrebbe esistere e il luogo dove dovrebbe cercare la sua forza. Per gettare uno sguardo laddove è vietato guardare”.

A vincere, però, è stato il teatro, quello vero, quello fatto a piedi scalzi sulle tavole ruvide del palcoscenico, quelle dove senti il contatto diretto con la nodosità della vita.

 

Pubblicato nella rivista Scena numero speciale 2015