Domenica, 02 Ottobre 2022

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Attualmente redattore del mensile Mistero

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Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

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Papaleo salvatore della Basilicata N.112 25/02/2012

“Can this man save Sanremo?”. Può quest’uomo salvare Sanremo? Il lucano Rocco Papaleo, conduttore al fianco di Gianni Morandi dell’edizione del festival di Sanremo appena conclusa, si è presentato al pubblico con una copertina improbabile del “Taim”, figlio minore del più importante “Time” che proprio in questi giorni ha dedicato una copertina simile della versione europea a Mario Monti. Forse Papaleo l’ha salvata davvero questa edizione del festival, iniziata non proprio sotto una buona stella. Già nella prima serata, infatti, non sono mancati problemi tecnici e organizzativi: blocco del sistema di voto della giuria, problemi tecnici ai microfoni e, soprattutto, l’assenza della giovane, bella e semisconosciuta Ivanka Mrazova, colpita da torcicollo fulminante. Allora, forse, il “paesano” Papaleo ha rappresentato il valore aggiunto con la sua originalità e simpatia, curiosa e sopra le righe; ha compensato, di fatto, a un’organizzazione approssimativa. Si potrebbe, pertanto, parlare di riscossa del brigante buono in soccorso di un’Italia farraginosa e cerimoniale. La Basilicata alla riscossa, da regione semisconosciuta a terra di artisti da esportare: l’ironia stralunata di Papaleo, ma anche le doti canore di Arisa e Chiara Civello. Riflettori, dunque, sulla Basilicata. Oltre Roma, forse, qualcuno a questo punto dovrebbe accorgersi che in Basilicata non si parla il “basilicatese” né il napoletano come propinato nella recente fiction Rai sul brigante Carmine Crocco. Strano a dirsi ma in Basilicata si parla il lucano, con un accento inconfondibile ben distinguibile quando parlano Rocco Papale e Arisa. Resta, comunque, una terra strana, dove la foca somiglia più a qualcos’altro: il passo che tutti, di buon grado, hanno imitato sotto la direzione dello stesso Papaleo era più vicino a quello del pinguino, perché la foca sul terreno solido normalmente striscia sul ventre o, al massimo, si erge sulla pinna caudale. Non c’è dubbio che il modello di “lucanità” che è stato esportato al festival negli ultimi anni, con Arisa prima e con Papaleo quest’anno, non è tra i più ortodossi. Buona parte degli italiani, forse, faticano addirittura a individuare la Basilicata sulla cartina geografica. Da questa terra “lontana” arrivano sempre sorprese: prima una cantante simpaticamente uscita direttamente da un cartone animato, poi un comico atipico con la sua ironia quasi celata, ma che arriva nei tempi giusti e senza sbavature. Insomma, è stato esportato il carattere “paesano” nel senso più autentico del termine. Tutto perfetto o quasi. Peccato, però, che ci sia anche altro da osservare. È lo stesso poliedrico artista lucano che lo fa intravedere quando, a proposito della sua terra, dice: "Desideri, treni che non passano, il mio paese, mio padre morto. La memoria e il treno del sole nascente, la nazionale femminile di pallavolo". Una terra “strana” dove manca sempre qualcosa. Il caso poi ha voluto che la punta più alta dell’audience sia stata registrata proprio quando è apparso lo stesso Papaleo in loden. Apparizione poi bissata la serata successiva con lo sfoggio dello stesso loden in accoppiata al caschetto giallo da operaio. Un conduttore tecnico sotto un governo tecnicissimo. Ironia della sorte è propria questa immagine che fa saltare agli occhi cos’è realmente la Basilicata di questi anni. Quel caschetto giallo ci riporta alla realtà, ossia alla Basilicata delle estrazioni petrolifere e ai tecnici “veri” che decidono le sorti di un intero territorio. Lo stesso territorio che per uscire dall’anonimato geografico ha bisogno di un film ad hoc, ironia della sorte proprio di Papaleo: “Basilicata coast to coast”. La sorte è ironica per davvero quando si scopre che proprio il suo film è stato finanziato dalla Total per 200mila euro. Altra ironia della sorte: la telepromozione di due minuti dell'Eni (main sponsor di questa edizione), andata in onda poco prima che apparisse il predicatore Celentano, è stata pagata un milione e settantamila euro. Eni e Total sono i due grandi protagonisti dell’attività estrattiva in Basilicata. L’amaro lucano è ben servito. Amaro lucano o forse, più semplicemente lucano amaro. Allora quando l’artista “paesano” ha detto: “Dalla Basilicata esce sempre qualcosa di buono” i maliziosi hanno pensato che si riferisse all’oro nero lucano. Forse è tutto un caso o forse no. Papaleo avrà pure salvato il festival di Sanremo, ma forse non salverà la “sua” Lucania dall’assalto delle multinazionali petrolifere.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.112 25/02/2012