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Notizie ANSA

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Anche in Basilicata tagliati 22 giudici di pace N.108 28/01/2012

Le sedi degli uffici dei giudici di pace lucani stanno per chiudere. Da giudici di pace a giudici della discordia. È forte, infatti, il malcontento per le disposizioni contenute nello schema del decreto legislativo in materia di “revisione delle circoscrizioni giudiziarie - uffici del giudice di pace” (articolo 1 della Legge 148 del 14 settembre 2011). Come annunciato nello scorso autunno le sedi regionali degli uffici del giudice di pace saranno eliminate. Sarebbe, però, più appropriato parlare di accorpamento con le strutture delle quattro sedi dei tribunali regionali. In tutta Italia gli uffici soppressi saranno complessivamente 674, tra questi ben 22 riguardano il territorio lucano. L’elenco è contenuto nello schema legislativo approvato prima di Natale; si è riformulata in questo modo la nuova distribuzione della magistratura onoraria sul territorio. In Basilicata sia i giudici sia il personale amministrativo saranno impiegati negli uffici di Potenza, Matera, Lagonegro e Melfi. In particolare saranno soppressi le sedi di Chiaromonte, Lauria, e Sant'arcangelo, tutti accorpate presso gli uffici di Lagonegro. Per il materano, invece, gli uffici soppressi saranno: Irsina, Pisticci, Rotondella, San Mauro Forte, Stigliano e Tricarico; questi, ovviamente, saranno integrati presso il Tribunale di Matera. Quattro, invece, gli uffici che saranno soppressi nel territorio del Vulture: Palazzo San Gervasio, Pescopagano, Rionero in Vulture e Venosa; questi ultimi tutti aggregati al Tribunale di Melfi. Infine, ben nove le sedi cancellate nel potentino e accorpate al Tribunale di Potenza: Acerenza, Avigliano, Bella, Calvello, Genzano di Lucania, Laurenzana, Marsico Nuovo, Vietri di Potenza e Viggiano. Di fatto, quindi, è stata ridisegnata per intera la mappa della geografia della magistratura regionale. La legge del 1991 stabiliva l'organico dei giudici di pace in 4.690 unità, distribuite sul territorio nazionale in 845 sedi. Di fatto, attualmente, vi sono 2.369 giudici di pace, quindi circa il 50,5% dell'organico previsto. Ancora una volta la razionalizzazione delle spese peserà, in ultima analisi, a carico dei cittadini che saranno costretti a spostamenti più lunghi per far valere le proprie ragioni davanti al giudice di pace. Bisogna considerare, inoltre, che le controversie presso questo istituto sono quelle più numerose e più diffuse perché riguardano cause minore civili e penali. In ambito civile, infatti, il giudice di pace giudica su controversie sino a 5mila euro e sino a 30mila nel caso d’incidenti stradali. In ambito penale, invece, sentenzia su reati minori, comminando pene pecuniarie o di affidamento ai servizi sociali. Si tratta, pertanto, d’importanti presidi di prossimità di tutela per i cittadini. Gli accorpamenti, se da un lato serviranno a ridurre le spese di gestione degli uffici, dall’altro determineranno un aggravio notevole del carico di lavoro dei quattro presidi principali. Questo comporterà, come conseguenza immediata, un notevole allungamento dei tempi di risoluzione delle controversie, snaturando di fatto l’istituto stesso del giudice di pace, nato per garantire maggiore celerità per i contenziosi di minore entità. Non tutto, però, è perduto. Esiste ancora una possibilità: far pagare alle amministrazioni comunali i costi di manutenzione delle strutture. C’è, inoltre, la possibilità di garantire ancora il regolare funzionamento dell’ufficio del giudice di pace anche consorziando i comuni che ricadono nel bacino d’utenza servito. In un momento di crisi come quello attuale, quanti comuni saranno disponibili? Sicuramente non molti. I sindaci interessati, dal canto loro, hanno fortemente stigmatizzato l'orientamento espresso nel provvedimento, perché si tratta di accollarsi dei costi aggiuntivi per l'erogazione di un servizio che non rientra nei loro compiti istituzionali. Questo è ancora più vero in virtù del fatto che le manovre economiche degli ultimi mesi hanno fortemente penalizzato la finanza locale, mettendo a serio rischio la possibilità di continuare a garantire ai propri cittadini i servizi essenziali. Esiste, inoltre, il timore fondato che dopo i giudici di pace e le sezioni staccate, ora possa essere il turno anche dei cosiddetti tribunali minori. Già da qualche anno, infatti, si parla della soppressione dei tribunali di Melfi e Lagonegro. La questione, comunque, è ancora tutta in itinere e si attendono nelle prossime settimane indicazioni più precise da parte del Ministero di Grazia e Giustizia. Si attende, in buona sostanza, che la giustizia faccia il suo corso…

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.108 28/01/2012