Domenica, 02 Ottobre 2022

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Notizie ANSA

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Tutta la verità sul petrolio lucano N.101 03/12/2011

Non si può restare indifferenti: né nei confronti delle dinamiche legate allo sfruttamento petrolifero lucano, né nei confronti del “j’accuse” che arriva dalla professoressa Maria Rita D’Orsogna, docente di matematica applicata presso l’Università della California. Profonda conoscitrice della situazione lucana e da anni in prima fila contro la “petrolizzazione” indiscriminata. Ha deciso di accompagnare le lotte dei territori e dei cittadini “per un profondo senso di giustizia sociale, perché non è tollerabile che multinazionali petrolifere come Eni, Shell o Petrolceltic possano venire nelle nostre comunità a stravolgere la qualità di vita di cittadini con l’inganno o con il silenzio”. Con una coraggiosa campagna d’informazione, basata sugli studi compiuti in alcune prestigiose università degli Stati Uniti, da tempo è in prima linea per cercare di smuovere e mobilitare l’opinione pubblica.

È lecito affermare che la Basilicata, a causa delle attività di perforazione, sta diventando una gruviera?

Direi proprio di sì. In Basilicata si trivella da oltre 15 anni su larga scala. Oltre il 70% del territorio lucano è stato perforato o è interessato da permessi petroliferi e da oleodotti.

Quali sono le principali criticità delle attività estrattive?

“Petrolizzare” un territorio significa snaturarlo. Dietro ciascun pozzo ci sono esalazioni tossiche in atmosfera, rifiuti petroliferi da smaltire che spesso finiscono in posti sbagliati, oleodotti nei campi e nei parchi e raffinerie e centri di lavorazione che emettono sostanze inquinanti. Accanto a un territorio martoriato c'è sempre la perdita della qualità della vita: i giovani emigrano, il turismo stenta a decollare, le malattie aumentano e l'agricoltura va in crisi. Ogni tanto vengono fuori notizie di pesci morti nelle dighe per inquinamento da materiale compatibile con le estrazioni petrolifere o ancora d’idrocarburi nel miele e di rifiuti tossici seppelliti nei campi. Si crea così una sorta di ricatto sociale tra gli estrattori, spesso i soli datori di lavoro che restano sul territorio, e i cittadini che si sentono impotenti. Per la Basilicata credo che alla fine siano i dati a parlare: dal 2004 ogni anno è tra le prime tre regioni più povere d'Italia. Nel 2010 è stata addirittura la regione più povera in assoluto. Il petrolio, dunque, non è stata una manna dal cielo, anzi, al contrario una maledizione.

Parliamo dell’inquinamento legato alle estrazioni. Quali sono i pericoli principali per l’ambiente?

Il petrolio nei millenni in cui è rimasto sottoterra si è mescolato a varie impurità – gas d’idrogeno solforato, idrocarburi policiclici aromatici, benzene, toluene, xylene e metalli pesanti. Tutte queste sostanze tornano in superficie una volta che il sottosuolo è perturbato con le estrazioni. Altre sostanze tossiche sono poi usate durante le perforazioni; spesso si tratta di materiale sottoposto a segreto industriale di cui, perciò, non si conosce la composizione chimica. Questi composti finiscono nella catena alimentare, in atmosfera e nelle falde idriche. In vari parti del mondo è stato dimostrato che vivere vicino a impianti petroliferi comporta un aumento di tumori, aborti spontanei, malattie respiratorie, dermatologiche e del sistema circolatorio e nervoso.

Esistono studi scientifici che mostrano il legame dell’incidenza di alcune malattie specifiche nelle aree intensamente sottoposte ad attività di perforazione?

A migliaia. Lo stesso governo norvegese, forse il più sensibile al mondo sul rapporto petrolio-ambiente, ammette che trivellare comporta un inquinamento inevitabile del mare. In California, invece, la legge obbliga i petrolieri ogni tre mesi a pubblicare sulla stampa una dichiarazione secondo la quale tutte le attività petrolifere – dall'estrazione, alla raffinazione, al trasporto – sono cancerogene, comportano danni ai nascituri e possibili mutazioni genetiche. Se lo dicono le stesse Chevron, Exxon-Mobil e BP, sarà vero? Se le estrazioni causano malattie ai californiani, come possiamo pensare che i lucani siano immuni? Per di più in Italia i limiti legali per gli inquinanti sono centinaia e a volte migliaia di volte superiori rispetto alla corrispettiva legislazione della California.

Lei si è fatta un’idea del perché le royalties in Basilicata sono tra le più basse al mondo?

Le royalties sono decise a livello nazionale e sono del 10% per la terraferma e del 4% in mare. In Italia - secondo me - sono basse perché il petrolio è poco, di qualità scadente, è difficile da trasportare e necessita di vari processi di lavorazione. Questo causa alti costi per le ditte petrolifere e così il governo pensa di “aiutare” gli estrattori imponendo basse spese per lo sfruttamento. In un certo senso credo che sia lo stesso motivo per cui le leggi ambientali siano cosi blande. D'altro canto per decenni il solo operatore petrolifero in Italia è stato l'Eni, azienda a partecipazione statale, che era ed è parte di vari organi decisionali con tentacoli dappertutto, come una piovra. É evidente che la stessa Eni ha tutto l'interesse a mantenere le royalties basse, in modo tale da ottenere i massimi profitti. Il risultato di queste decisioni è che, alla fine, chi paga le conseguenze è sempre il cittadino medio, alle prese con un maggior inquinamento e minori opportunità di sviluppo sano.

Che cosa pensa delle azioni “politiche” messe in atto dalla regione Basilicata, quali per esempio Il Memorandum e il bonus benzina?

Il bonus benzina è un vero specchio per le allodole. Sono circa 90 euro annuali per ogni patentato. Meno di dieci euro al mese. Questo deve essere confrontato con i profitti, per esempio, dell’Eni che sono di circa 16 miliardi di dollari per il solo 2010. Non mi pare un cambio equo e credo che il governatore De Filippo non faccia gli interessi della sua gente accettando cosi poco. In Norvegia, per dirne una, il governo ha imposto una tassa speciale sulle estrazioni petrolifere del 50% dei ricavati. Questo va aggiunto ad altre imposte – per l'inquinamento prodotto e per lo smaltimento dei rifiuti – che comporta un introito totale dell'80% dei profitti sulle estrazioni petrolifere. Questi soldi finiscono in uno speciale fondo pensioni e in fondi specifici per il miglioramento della qualità della vita. Non mi pare che ci sia una programmazione simile in Italia e in Basilicata. É interessante, infine, notare che la proposta del bonus arrivi in concomitanza con la scellerata proposta collaborativa Eni - De Filippo per raddoppiare le estrazioni petrolifere. Un contentino per far passare qualcosa di ben più importante.

Quando si oltrepassano i confini della legalità nei rapporti tra la politica e le società petrolifere?

Ogni volta che ci sono interessi personali in gioco. Spesso la classe politica lucana è più interessata a mantenere “strani” equilibri piuttosto che tutelare il bene comune. In tutto questo non posso che manifestare il mio stupore davanti al silenzio del clero lucano. La chiesa dice sempre di essere in difesa della vita. Mi chiedo: la vita di un bimbo morto per aborto terapeutico è più importante di quella di un bimbo morto per aborto spontaneo perché la mamma ha respirato veleni a causa dei danni prodotti dall’inquinamento dovuto alle perforazioni?

Quale può essere, secondo lei, lo scenario ideale per il futuro per lo sfruttamento del petrolio lucano?

Lasciare sottoterra tutto il greggio che non è stato ancora trivellato, aumentare i controlli sui pozzi esistenti, rendere tutti i dati trasparenti, inasprire le leggi di protezione ambientale e multare l'Eni e la Total per ogni sversamento inquinante e per ogni mancanza di comunicazione con i cittadini. Infine, penso che invece di un Memorandum, Vito De Filippo dovrebbe promuovere una moratoria su tutti i nuovi pozzi in Basilicata.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.101 03/12/2011