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Notizie ANSA

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La poesia “a cuore aperto” di Sergio Rubini N.97 05/11/2011

“Non è la bizzarria di un cardiochirurgo impazzito”. E’ molto di più lo spettacolo teatrale “A cuore aperto - voci del Novecento da Neruda a Sanguineti” scritto e interpretato da Sergio Rubini che segna il suo ritorno al teatro. Si apre, infatti, con una piéce di livello la stagione teatrale 2011-2012 promossa dall’associazione culturale “Incompagnia” di Matera. Lo spettacolo d’esordio fa parte della sezione “Teatro e musica”, all’interno delle otto categorie previste nel variegato cartellone “Teatri Uniti d’Italia”. Lo spettacolo ha debuttato il 4 febbraio 2011 al “Teatro delle Energie” di Grottammare (AP) per poi toccare alcuni teatri italiani, in una tournée con pochissime date ma dal grande impatto emozionale. Il noto attore pugliese, dopo aver partecipato al film “The Passion” di Mel Gibson, torna a Matera per calcare il palcoscenico del teatro Duni. Ad accompagnare sul palco la lettura delle poesie sono state le note jazz dei maestri Michele Fazio, Emanuele Smimmo e Marco Loddo rispettivamente al pianoforte, alla batteria e al contrabbasso. Lo spettacolo punta a innescare un coinvolgimento emotivo tra attore e pubblico, mettendo al centro della scena, solo attraverso la recitazione, la musica e le luci, gli infiniti mondi che la poesia ha il potere di evocare. Le delicate note jazz e la voce modulare di Rubini si fondono e si confondono in un'unica anima, sebbene caratterizzata da una pluralità ben assortita di voci: Neruda, Eduardo De Filippo, Shakespeare, Prévert, Leopardi e Sanguineti. Lo spettacolo sembra cucito addosso all’attore. Come spiega lo stesso Rubini durante lo spettacolo sarà il rapporto con il padre, capostazione con la passione per il teatro, a svelargli il fascino della parola e le infinite sfaccettature dell’interpretazione. L’attore regista ha lavorato sin dagli esordi con importanti registi (Calenda, Lavia, Siciliano e Coltorti) e ha avuto la possibilità di collaborare anche con Federico Fellini. Si divide fra palcoscenico e cinema. Il suo primo film, “La stazione” del 1990, è stato premiato con il David di Donatello e il Nastro d'Argento e rappresenta l’inizio di un percorso articolato, sempre denso, che lo porta e essere considerato uno dei più apprezzati registi e attori italiani. Sergio Rubini è un attore di pregio di teatro e di cinema, capace di scatenare ilarità ed emozioni che fulminano lo spettatore anche in brevi apparizioni, grazie alle sue straordinarie abilità espressive. Queste doti emergono pienamente anche in questo suo ultimo spettacolo teatrale; è una doppia sfida: esprimere il potenziale evocativo delle parole e cercare con le stesse di creare un delicato ma profondo impatto emotivo allo spettatore. Lo spettacolo è una trasmissione di emozioni: a cuore aperto il recitante, a cuore aperto lo spettatore. Operazione difficile, ma sicuramente ben riuscita. Il protagonista, infatti, gioca sapientemente con le parole; spazia dall’italiano al dialetto napoletano fino a quello pugliese. Per raggiungere lo spettatore “a cuore aperto” mette a frutto sapientemente le sue doti interpretative. Il valore aggiunto è assicurato costantemente della musica, mai banale e sempre perfettamente calzante con le parole e col senso mediato delle stesse. La recitazione è intervallata con la prosa e il racconto, come nel caso della vita di Puskin, della lettura dell’Operetta morale di Leopardi e degli aneddoti dei soprannomini di Grumo Appula, paese natale dell’attore. Uno spettacolo fatto di poesie e per la poesia, mai pesante e soprattutto scorre via gradevolmente.  Precisa l’attore durante lo spettacolo: "Il mio approccio con la poesia è stato lo stesso della maggior parte degli adolescenti costretti dagli insegnanti o dai genitori a imparare a memoria versi e strofe: una gran rottura di balle!". Il grande merito allora è soprattutto quello di far riscoprire il gusto dell’ascolto delle poesie. In questa società dell'immagine la poesia dà senso a tutto quello che apparentemente sembra non averne. Lo stesso attore precisa con amara ironia: ”Basti pensare che in Francia se si vuole fare un complimento a qualcuno gli si dice - sei un poeta - , da noi se si vuole offendere sottilmente si dice - sei un artista-”. 

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto  N.97 05/11/2011