Domenica, 02 Ottobre 2022

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Attualmente redattore del mensile Mistero

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Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

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Arrivano le scorie N.60 05/02/2011

Quando si dice il destino. In quello della Basilicata (ma anche della Puglia) ci potrebbe essere nuovamente il deposito unico nazionale delle scorie radioattive. "Saranno Emilia Romagna e Basilicata ad accollarsi le mostruosità del Garigliano, gli scarti di Trino Vercellese e Saluggia, di Latina, i rifiuti dell`Enea di Rotondella di Matera. Saranno queste due regioni, con tutta probabilità, a ospitare nei prossimi anni, ma si farebbe meglio a dire millenni, le scorie nucleari prodotte in Italia, eredità di un passato che si pensava sepolto e che il governo Berlusconi ha riesumato". Questo è quanto ha dichiarato il giornalista Roberto Rossi come anticipazione del suo libro dal titolo “Bidone nucleare” edito da BUR. Secondo Rossi i rifiuti radioattivi di Rotondella, solo una parte di quelli nazionali, potrebbero fare un percorso molto breve per essere stoccati. Infatti, figurerebbero due località lucane, Craco e ancora Scanzano, tra i siti idonei a ospitare il deposito. Lo scorso settembre la Sogin, società statale controllata dal Tesoro che gestisce lo smantellamento delle vecchie centrali, aveva fatto trapelare una rosa 52 siti. In lizza resterebbero ora solo: Craco, Scanzano, Caorso, Montaldo di Castro, Ostuni e Nardò. Questi siti sono stati confermati durante la trasmissione di approfondimento trasmessa il 22 gennaio da RaiNews24. A confermare queste indiscrezioni è stato il generale Carlo Jean, primo commissario della stessa Sogin e già titolare di poteri speciali affidatigli dal governo Berlusconi nel 2003, l’anno della rivolta di Scanzano. Alla trasmissione ha partecipato anche il governatore della regione Basilicata Vito De Filippo che ancora una volta ha ribadito la sua ferma opposizione all’installazione del deposito unico in regione. Craco, in particolare, sembrerebbe essere in pole position, a dispetto anche del fatto che tutta la zona circostante è interessata, da sempre, da movimenti franosi che denotato una forte instabilità idrogeologica; tanto è vero che dal 1963 il vecchio centro abitato è stato evacuato completamente. Il rapporto che sembra legare la Basilicata al nucleare ha una storia di lungo corso: già nel 1967 era stato individuato il sito di Scanzano in un’indagine del servizio geologico nazionale. La ripresa della campagna pro nucleare, grazie a un apposito forum online e agli spot televisivi, riporta in primo piano il problema del deposito delle scorie. In Italia, infatti, c’è la necessità di smaltire oltre 100mila m³ di scorie radioattive; ogni anno, inoltre, si producono circa 1.500 m³ di rifiuti di questo genere provenienti dal settore industriale, della ricerca e soprattutto medico. Questa montagna di rifiuti altamente pericolosi è disseminata su tutto il territorio nazionale in circa 130/140 depositi inidonei a ospitarli. Il quadro si fa ancora più complesso e fumoso in virtù del fatto che la Sogin vorrebbe realizzare alla Trisaia di Rotondella due capannoni per complessivi 20mila m³, uno dei quali riservato allo stoccaggio delle scorie di III attività pari a 14mila m³ (come un palazzo di 46 appartamenti da 100 mq). Il progetto è in attesa della valutazione d'impatto ambientale del Ministero dell'Ambiente. Una semplice coincidenza temporale? Sarà solo lo scherzo del destino. Forse lo stesso che ha estromesso la Basilicata dai PON (Piani Operativi nazionali) per le infrastrutture; lo stesso che si mette di traverso e ritarda la realizzazione della pista Mattei; il medesimo che disdegna la ferrovia dello stato a Matera. Con questo sistema infrastrutturale così precario il viaggio delle scorie verso la Basilicata non sarebbe dei più agevoli. Ma anche a questo ci penserà il “destino”…

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.60 05/02/2011