Domenica, 02 Ottobre 2022

Giornalista iscritto all'Albo Nazionale dal 2012

Attualmente redattore del mensile Mistero

rivista dell'omonima trasmissione televisiva di Italia Uno

 

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Notizie ANSA

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Reddito ponte o sotto il ponte N.57 15/01/2011

Si chiama reddito ponte l’ultima misura messa in campo dalla regione Basilicata per cercare di arginare il fenomeno galoppante della disoccupazione regionale. Questa volta la strana alchimia linguistica utilizzata farebbe pensare al Ponte sullo Stretto, ma l’unico ponte che conoscono molti giovani lucani è quello “stretto” verso l’agognato posto di lavoro. Si tratta dell’ennesima misura tampone, molte delle quali in passato sono risultate fallimentari in termini occupazionali. Generazioni verso il lavoro, work experience e i famosi concorsi regionali, solo per fare alcuni esempi. Infatti, come confermato dall’Istat, nel 2010 la Basilicata ha registrato un tasso di disoccupazione che si attesta nella fascia tra i 15 e i 24 anni ben oltre il 38% e ben al di sopra della media nazionale del 28,9%. Nell’ultimo trimestre del 2010 la disoccupazione regionale complessiva è aumentata di 6 mila unità. I numeri riguardano solo gli iscritti alle liste dei Centri per l’Impiego, ma, com’è noto, sono tanti i disoccupati delusi dai servizi per l’impiego che rinunciano ad iscriversi alle stesse liste. Di fatto, dunque, il fenomeno è di proporzioni ben più vaste. Per non parlare della disoccupazione femminile che sfiora, invece, il 50%. In questi giorni sono state pubblicate le graduatorie del reddito ponte. I “fortunati” vincitori sono solo 621, 404 diplomati e 217 laureati, tutti di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Fortunati lo sono per davvero considerato che sono arrivate entro il termine del l’11 novembre scorso, data di chiusura del bando, ben oltre 7 mila domande. Il bando inizialmente prevedeva il finanziamento di 680 domande. Si sono persi per strada 59 posti. Dei 621 eroici vincitori, oltre il 60 % sono donne. “Un ponte per l’occupazione è una misura sperimentale finalizzata a contrastare il crescente fenomeno della migrazione professionale, della disoccupazione intellettuale e a favorire la crescita delle competenze professionali rafforzando le condizioni di occupabilità delle persone diplomate e laureate in cerca di occupazione”. Questo è quanto si legge nella nota della regione. L’impegno di spesa del bando è di 29.787.480,00 euro; buona parte sarà destinata agli enti di formazione e la restante andrà ai “fortunati” baciati dalla dea bendata che riceveranno circa 500 euro mensili per 24 mesi. Come in un grande reality i vincitori sono stati “nominati” in seguito alla stesura di una graduatoria incrociando in un sistema telematico ad hoc i dati dell’età, del reddito e dell’anzianità di disoccupazione. A far scattare le polemiche, però, non sono solo i criteri di attribuzione dei posti ma anche l’organizzazione delle ore di formazione. Delle 2500 ore retribuite, grazie al programma operativo regionale finanziato dal fondo sociale europeo, 1440 saranno dedicate all’istruzione. Tutto grasso che cola per i centri di formazione regionali. L’obiettivo è l’acquisizione o il perfezionamento delle competenze linguistiche, informatiche e in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Un blocco di 940 ore è dedicato poi alla formazione settoriale e specialistica da affidare ai privati, già iscritti nell’apposito albo regionale, che verranno selezionati attraverso un bando che dovrebbe uscire nelle prossime settimane. Questi soggetti prenderanno complessivamente quasi il 40% delle risorse a disposizione, oltre 12 milioni di euro. Non sarebbe stato più opportuno convogliare queste risorse per incentivare le aziende all’assunzione a tempo indeterminato con agevolazioni contributive e fiscali? In tal caso, però, sarebbero rimasti a bocca asciutta l’esercito sterminato degli enti di formazione. Il tirocinante, infine, presterà attività lavorativa presso le aziende che hanno manifestato l’interesse al progetto per soli sei mesi. Queste aziende riceveranno al termine dei sei mesi un incentivo di 10 mila euro da riscuotere solo dopo la stipulazione di un contratto di lavoro a tempo determinato della durata di 24 mesi. Tutto questo per agognare un semplice contratto a tempo determinato, al termine del quale i “fortunati” vincitori inizieranno forse a ricredersi sul fatidico bacio della dea bendata. Infatti, nel frattempo saranno passati “inutilmente” altri anni, con la speranza che il ponte non sia poi così stretto perché, forse, servirà per viverci sotto.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.57 15/01/2011