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Notizie ANSA

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La raccomandazione non muore mai N.33 10/07/2010

L’Italia è un paese di navigatori, santi, poeti e raccomandati. Proprio in queste settimane il sindaco di Matera Salvatore Adduce ha dichiarato guerra alla raccomandazione, anticipato di poco dalla crociata del ministro Brunetta. La spintarella, il santo in paradiso, il calcio nel sedere, la chiave giusta. Diverse espressioni per indicare sempre lo stesso vizio italico. Chi non si è mai rivolto al conoscente di turno per accelerare una piccola pratica, ricevere un favore o “semplicemente” cercare un lavoro? E’ una questione morale e perniciosa allo stesso tempo quella della raccomandazione, vizio atavico spesso sfuggente perché s’insinua subdola nel pubblico come nel privato quando tra due soggetti uno in genere soffre una posizione di svantaggio. Questa pratica è antichissima ed ebbe origine, infatti, in epoca romana. Lo rivela il suo nome, derivato da quello dei primi leccapiedi di professione, i clientes (dal più antico cluens, “colui che viene chiamato” dal suo patrono). Il sud, la Basilicata in particolare, non è immune a questo sistema. E’ proprio il sistema politico che spesso si sostiene e autoalimenta in questo modo spingendo l’elettore ad essere più suddito che cittadino. La raccomandazione è dunque un comportamento acquisito, un modello antropologico. La Dott.ssa Dorothy Louise Zinn, antropologa americana e docente presso l’Università degli Studi della Basilicata ha condotto varie ricerche sul campo nel Meridione su argomenti quali la disoccupazione giovanile, il clientelismo e l’immigrazione. Nel 2002, il suo libro - La Raccomandazione. Clientelismo vecchio e nuovo (Donzelli, 2001) - ha vinto il premio Pitré. Il libro è il frutto di un’articolata ricerca antropologica sul clientelismo e sulla disoccupazione giovanile svolta tra il 1989 e il 1997 a Bernalda in provincia di Matera.

Come ha iniziato a occuparsi di questo fenomeno sociale spesso un po’ sottaciuto?

Parlando con dei giovani disoccupati nelle mie ricerche, ormai vent'anni fa, mi sono accorta subito della centralità di questo fenomeno per la ricerca del lavoro, una realtà così diversa da quanto avessi conosciuto negli Stati Uniti. Da qui ho cominciato a osservare e a vedere che, in effetti, la raccomandazione non esiste soltanto nella ricerca del lavoro ma investe tutte le sfere della vita nel contesto sociale.

La raccomandazione all’interno del contesto sociale dunque. Possiamo parlare di "sindrome dell'arretratezza socio-culturale"?

Nel mio studio ho evitato accuratamente di parlare in termini di giudizio, quindi non utilizzerei un'espressione simile. Bisogna ricordare che ci sono delle forme di raccomandazione molto pesanti anche all'interno delle società che sembrerebbero più “sviluppate” e “avanzate”. Inoltre è necessario riconoscere quegli aspetti della raccomandazione che sono effettivamente legati a forme positive di coesione sociale e di solidarietà. Quello che si può osservare, tuttavia, è che ci sono dei contesti in cui l'ideologia e l'istituzione della raccomandazione sono configurate in maniera tale da sminuire il concetto di cittadinanza.

La raccomandazione è «tanto un’ideologia quanto un fenomeno ideologico, che permea lo stile di molti tipi di relazioni sociali dell'Italia meridionale». Ci può spiegare meglio?

Quando parlo di ideologia, non voglio dire destra o sinistra, ma parlo in un senso gramsciano di una visione del mondo, un senso comune di come funziona questo mondo e la posizione che noi occupiamo al suo interno. Possiamo dire che la stessa ideologia – quella di far intervenire qualcuno a beneficio di un altro - sottende molti modi di fare. Ho notato spesso che l'ideologia della raccomandazione è così forte che la gente è portata a intravedere delle raccomandazioni anche nei casi in cui, in realtà, non esistono.

Lei parla anche di “poetica del clientelismo”. Che cosa intende?

Con questa idea della “poetica del clientelismo” ho voluto tentare di cogliere quello che potremmo definire un'arte della raccomandazione. Si tratta, certo, di un linguaggio che praticamente tutti comprendono, condividono, ma in realtà non tutti sono in grado di dispiegarlo in modo efficace. In questa poetica sociale sono centrali il dono e la reciprocità e bisogna avere il senso di come praticare questi in maniera appropriata, con le tattiche giuste. Analizzando meglio questa poetica, poi, siamo in grado di tracciare delle affinità tra la raccomandazione e altre forme, come la raccomandazione religiosa con i santi.

Qual è il confine tra la “semplice” segnalazione e la raccomandazione?

Nella mia ricerca ho tentato di delineare il confine cogliendo il punto di vista della gente e in realtà non emerge una risposta univoca. Come la raccomandazione viene pensata e vissuta varia molto secondo la posizione soggettiva della persona e le differenze di opinione sono spesso legate a differenze sociali. Direi che il termine “segnalazione” è in molti casi utilizzato come un eufemismo per la raccomandazione. Spesso la “segnalazione” di uno è la “raccomandazione” dell'altro, questo dipende anche dalla posizione che uno occupa nella transazione: ovvero, si tende a pensare che le raccomandazioni altrui sono quasi sempre negative, mentre le proprie sono “soltanto” delle “segnalazioni”.

Lei parla di vari sottogeneri: dall’auto raccomandazione alla raccomandazione di simpatia fino a quella con tangente (sia in denaro che in natura) e al cronyism (cioè un "clientelismo degli amiconi"). Quali di queste tipologie è presente maggiormente in Basilicata attualmente?

Non ho delle notizie dirette e aggiornate su sottogeneri di raccomandazione che sfociano nell'illegalità (la tangente in primis), ma dalla mia esperienza mi sembra che i fenomeni di autoraccomandazione, raccomandazione di simpatia e il cronyism siano sicuramente molto presenti nella vita quotidiana lucana ancora oggi.

Un fenomeno quindi sempre vivo. Ci può spiegare come s’intreccia il clientelismo con il sistema politico?

Il problema dell'intreccio tra il clientelismo e il sistema politico diventa particolarmente acuto quanto si ha un contesto, come quello meridionale, in cui il peso del settore pubblico è così sproporzionato rispetto al settore privato. Con ciò non voglio dire che il privato sia esente da problemi, ma almeno dove è più presente c'è un maggior incentivo per ridurre le inefficienze e fare le cose su una base meritocratica. Un altro aspetto importante è la personalizzazione del rapporto col potere politico: per attribuire il suo voto a un candidato, il cittadino vuole sapere cosa fa il politico per lui, anziché per il bene collettivo. E quindi è facile che si riproduca questo intreccio: favori concessi per guadagnare consensi politici. Un altro aspetto della personalizzazione del potere politico sta nell'idea, “Se il politico vuole, può”, oltre che nel culto clientelare della figura politica carismatica.  

Ci potrebbe delineare il rapporto dei giovani lucani con la raccomandazione?

E’ molto cresciuta la consapevolezza nei giovani dei loro diritti di cittadinanza e, dunque, vedo che si insiste molto di più oggi sulla regolarità nelle procedure. La gente è meno disposta a subire e tacere quando intravede un abuso della raccomandazione. Per quanto riguarda i giovani lucani in particolare, secondo me, sarebbe auspicabile intervenire per portare loro a una migliore conoscenza delle modalità e degli strumenti per presentarsi su un mercato del lavoro moderno, per cui è normale che per molti giovani la modalità “ovvia” o comunque di default da utilizzare nella ricerca del lavoro sia quella della raccomandazione.

Che cosa pensa delle ultime dichiarazioni del sindaco di Matera Adduce a proposito delle raccomandazioni?

Il sindaco Adduce ha chiesto un mio parere su come pensava di affrontare la pressante richiesta di raccomandazioni da lui subita, soprattutto per ottenere lavoro presso l'azienda esterna che gestisce i servizi di nettezza urbana del comune di Matera. Ritengo che il sindaco sia molto consapevole della delicatezza del momento nell'economia locale e, dunque, di quanto sia forte la tentazione da parte dei cittadini di ricorre alle raccomandazioni; penso sia positiva la sua volontà di affermare, ciononostante, dei principi di trasparenza e accountability e di riaffermare il ruolo degli organi istituzionali come il Centro per l'Impiego.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.33 10/07/2010