Giovedì, 25 Aprile 2024

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La Bibbia del Diavolo - Luglio 2023

  1. I libri antichi esercitano sempre un certo fascino, forse per quella strana idea per la quale pensiamo che al loro interno ci possano essere celate conoscenze perse e non più facilmente accessibili o semplicemente perché la carta ha l’odore esotico della storia.  Ora, proviamo per un attimo a immaginare cosa possa rappresentare un vecchio testo miscellaneo dove al suo interno si trovano: una trascrizione completa della Bibbia, vari trattati di storia, etimologia e fisiologia, un calendario con la lista dei santi, uno strano elenco dei monaci dei monasteri e infine formule magiche e altri documenti tra cui gli alfabeti greco, cirillico ed ebraico. Stiamo parlando del cosiddetto Codex Gigas conosciuto come Libro Gigante o anche in maniera molto evocativa Bibbia del Diavolo.

    Da chi è stato scritto? Per quale motivo? Quali segreti custodisce? Un libro davvero strano e misterioso già a partire dal suo formato.

    Il formato del testo

    Il Codex Gigas è contenuto in una copertina di legno ricoperta di pelle, con alcuni ornamenti in metallo. Le dimensioni sono notevoli: 92 centimetri di lunghezza, 50 di larghezza e 22 di spessore, misure che lo rendono il manoscritto più voluminoso del medioevo, considerando anche il notevole peso di 75 chilogrammi.

    Inizialmente conteneva 320 pagine di vellum (anche chiamata pergamena uterina), ossia un tipo di carta particolarmente sottile che si otteneva utilizzando la pelle ricavata da animali nati morti o da feti.

    I fogli sono tutti numerati sul recto, sebbene tale dettaglio è stato aggiunto solo più tardi, probabilmente nel XVII secolo. Misteriosamente otto pagine sono state successivamente rimosse o si sono perse alimentando ulteriormente il mistero in merito all'origine e in generale al suo contenuto.

    Nonostante la grandezza del manoscritto potesse rendere difficile la consultazione, il libro è stato consultato con continuità da monaci e studiosi nel corso dei secoli, come dimostrano varie note scritte su diverse pagine.

    Il segreto della sua origine

    Il Libro Gigante è il più grande manoscritto medievale riccamente miniato. Si ipotizza sia stato creato nel monastero benedettino di Podlažice in Boemia nei pressi di Chrudim (distrutto poi nel XV secolo) presumibilmente nel primo trentennio del XIII secolo.

    È anche conosciuto, come detto, col nome di Bibbia del Diavolo per la grande illustrazione del demonio in esso contenuta e per la leggenda riguardo al fatto che l'autore, per scriverlo, abbia richiesto proprio l'aiuto del diavolo. Il codice pare sia stato creato da un certo Herman il Recluso; infatti secondo la leggenda egli s'impegnò, isolandosi nella sua cella, a produrre in una notte un'opera che glorificasse il suo monastero. Per redigere il manoscritto infranse i propri voti e per questo motivo era stato condannato a essere murato vivo. Per evitare tale punizione, il monaco promise di creare in una sola notte un'opera monumentale che potesse contenere al suo interno tutto lo scibile umano. Verso mezzanotte, resosi conto dell'impossibilità dell'impresa, evocò il diavolo implorando il suo aiuto. Egli glielo concesse in cambio, però, della sua anima. Il monaco acconsentì al patto e volle perciò aggiungere al testo un'immagine di Satana in segno di gratitudine. Alla fine dell’ultima pagina, lo scriba benedettino, si rese conto di quello che aveva fatto: insieme all’anima aveva perso anche la stabilità mentale. Nel delirio scatenato dal rimorso, implorò l’aiuto misericordioso della Vergine Maria che lo soccorse appena in tempo: il penitente morì, qualche istante prima di saldare il conto con il principe delle tenebre.

    Nel codex il 1229 viene registrato come l'anno di completamento dell'opera. Il libro ha fatto poi la sua comparsa nel monastero cistercense di Sedlec e successivamente venne acquistato da quello benedettino di Břevnov.

    Dal 1477 al 1593 è stato custodito nella biblioteca di un monastero di Broumov fino a quando venne trasferito a Praga nel 1594 per entrare a far parte della collezione di Rodolfo II d'Asburgo.

    Alla fine della Guerra dei Trent'anni, nel 1648, tutta la collezione di Rodolfo II è stata presa dall'esercito svedese e dal 1649 il manoscritto è stato custodito nella Biblioteca Reale di Svezia a Stoccolma.

    In seguito il Codex Gigas ha attirato la curiosità della regina Cristina I di Svezia la quale avendo messo insieme una vasta biblioteca, oggi in parte andata perduta, si interessò anche a questo libro fino a quando non abdicò nel 1655 per poi lasciarlo a Stoccolma.

    Il 7 maggio 1697 scoppiò all'interno del castello reale un incendio che, partendo dall'ala nord, colpì anche la biblioteca reale e molti dei libri furono messi in salvo. Il Codex Gigas, date le sue enormi dimensioni e il suo peso, per essere salvato dalle fiamme fu lanciato da una finestra del palazzo. Probabilmente in quella occasione si smarrino alcune pagine.

    Un enigmatico contenuto

    Il Codex include una trascrizione completa della Bibbia tratta quasi interamente dalla Vulgata, ma stranamente ad eccezione degli Atti degli Apostoli e dell'Apocalisse di Giovanni che sono tratti invece dalla Vetus Latina. Per quale motivo? Forse per trascrizioni in tempi differenti?

    Il testo include anche: la Etymologiae di Isidoro di Siviglia, due lavori di natura storica di Giuseppe Flavio, ovvero Antichità giudaiche e la Guerra giudaica, una storia della Boemia (Chronica Boëmorum) di Cosma Praghese, vari trattati (di storia, etimologia e fisiologia), un calendario con la lista dei santi, l'elenco dei monaci dei monasteri di Podlažicama, formule magiche e altri documenti tra cui gli alfabeti greco, cirillico ed ebraico.

    Il manoscritto include miniature in rosso, blu, giallo, verde e oro. Le maiuscole iniziali sono minuziosamente miniate e frequentemente occupano l'intera pagina. L'aspetto del manoscritto resta fondamentalmente invariato dall'inizio alla fine, così come la calligrafia dello scrivano. Questo fatto ha alimentato la credenza che il manoscritto sia stato scritto in un periodo di tempo incredibilmente breve. In realtà alcuni studiosi hanno stimato che l'opera potrebbe essere il lavoro di un solo uomo che ha lavorato per oltre 20 anni. Gli studiosi del Museo Nazionale di Svezia hanno calcolato che a una mano esperta per scrivere una riga occorrano almeno 20 minuti. In base a questi calcoli, l’estensore del manoscritto per finire la sua opera avrebbe dovuto lavorare giorno e notte per almeno cinque anni di seguito.

    Degna di nota è la pagina 577 (foglio 290 recto) che contiene, come accennato, un'immagine del Diavolo a tutta pagina della grandezza di circa 50 centimetri. Il diavolo è mostrato frontalmente, accovacciato e con le braccia sollevate in una postura dinamica come se volesse uscire dal testo. L’unico indumento che indossa è una mutanda bianca con piccoli trattini rossi a forma di virgola. Questi trattini sono stati interpretati come le code delle pellicce di ermellino, come simbolo rappresentante la sovranità. Le mani e i piedi terminano con solo quattro dita ciascuna e le unghie non sono umane ma molto più somiglianti a lunghi artigli felini. Le sue enormi corna sono rosse come se risultassero immerse nel sangue. La testa, verde scura, è ricoperta da una capigliatura di riccioli fittissimi; gli occhi sono piccoli con grandi pupille rosse, mentre le orecchie sono grandissime e tonde. Dalla bocca escono due lingue che sporgono agli angoli e i suoi denti sono piccoli e numerosi. La raffigurazione con due lingue evoca l’associazione con i serpenti e probabilmente fa riferimento metaforicamente alla lingua biforcuta così come riportato anche nel testo biblico.

    Alcune pagine prima della famosa immagine testé citata sono scritte su fogli di pergamena stranamente anneriti che le danno un aspetto inquietante, in qualche modo differente dal resto del codice.

    Nella pagina di fronte alla rappresentazione del Diavolo c’è una rappresentazione a piena pagina del regno dei cieli.

    Episodi indecifrabili

    I misteri intorno a queste strane pagine sono innumerevoli. Secondo alcune testimonianze risalenti al 1858, la Bibbia del Diavolo è stata la causa di un noto evento, apparentemente inspiegabile, che ha coinvolto direttamente il custode della biblioteca di Stoccolma: costui, addormentatosi durante la lettura del Codex, ha affermato di essere stato bloccato nella sala principale e che al suo risveglio si siano registrate attività che l’uomo stesso ha definito paranormali. L’uomo, ritrovato al mattino spaventato e rifugiato sotto un tavolo della sala lettura della biblioteca, nel giro di poco tempo fu internato in un ospedale psichiatrico poiché si ritenne fortemente assoggettato a disagi psichici.

    Fatti simili sono stati riportati da altre fonti raccolte nel primo decennio del Novecento dallo scrittore Eugène Fahlsted; egli ha riportato la vicenda che ha riguardato personalmente un suo amico custode della biblioteca reale, August Strindberg, il quale, recatosi nelle ore notturne, in compagnia di alcuni suoi amici nella stanza nella quale era custodito il Codex Gigas, ha assistito a strani fenomeni mai totalmente spiegati.

    Ancora oggi, dunque, restano intatte le domande di sempre: da chi è stato scritto realmente questo libro misterioso? Per quale motivo? Quali segreti custodisce?