Giovedì, 23 Settembre 2021

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Alla ricerca della pietra filosofale - Febbraio 2021

«La nostra opera è la conversione e la trasformazione di un essere in un altro essere, di una cosa in un’altra cosa, dalla debolezza alla forza, dal corporeo allo spirituale». Questi enigmatici versi di Nicolas Flamel sono riportati in un antico testo di alchimia; ma cos’è questa oscura pratica?

Il termine alchimia è spesso abusato ed è entrato forse impropriamente nel linguaggio comune. Deriverebbe dal termine arabo al-khīmiyya composto dall'articolo determinativo “al- “e dalla parola “kīmiyya” che significa chimica che a sua volta sembrerebbe discendere dal termine greco khymeia (χυμεία) che significa fondere, colare insieme, saldare, allegare. Un'altra ipotesi etimologia collega la parola con l’espressione “Al Kemi” che farebbe riferimento al termine locale con il quale il popolo del Nilo chiamava la loro terra (ossia Kemi).

Il vocabolo potrebbe anche derivare da kim-iya ossia un’espressione del lessico cinese che significa “succo per fare l'oro”.

Che cos’è l’alchimia

L'alchimia è un antico sistema filosofico esoterico collegato attraverso un linguaggio codificato a svariate discipline come la chimica, la fisica, l'astrologia, la metallurgia e la medicina ma che ha codificato numerose tracce, per esempio, anche nella storia dell'arte.

Il pensiero alchemico è altresì considerato da molti il precursore della chimica moderna prima della nascita del metodo scientifico.

Diversi sono gli obiettivi che si proponevano gli alchimisti: conquistare l'onniscienza, ovvero raggiungere il massimo della conoscenza in tutti i campi della scienza; creare la panacea universale, ossia un rimedio per curare tutte le malattie e generare e prolungare indefinitamente la vita; la trasmutazione delle sostanze e dei metalli per la realizzazione ultima della pietra filosofale.

Dal punto di vista simbolico e concettuale invece l'alchimia implica un'esperienza di crescita e un processo di liberazione e maturazione intima e spirituale. In quest'ottica la scienza alchemica rappresenta un sistema di conoscenze metafisiche e filosofiche, assumendo connotati mistici e soteriologici, nel senso che i processi e i simboli, oltre al significato materiale relativo alla trasformazione fisica, possiedono un significato interiore relativo proprio allo sviluppo interiore.

Dal punto di vista materiale l'alchimia è una scienza esoterica il cui primo fine in passato era trasformare il piombo, ovvero ciò che è negativo, in oro ovvero ciò che è positivo. La trasmutazione dei metalli di base in oro (si parla in tal caso ad esempio della pietra filosofale, grande elisir, quintessenza, pietra dei filosofi o tintura rossa) simboleggia il tentativo di arrivare alla perfezione e superare gli ultimi confini dell'esistenza. Gli alchimisti credevano che l'intero universo stesse tendendo verso uno stato di perfezione e l'oro, per la sua intrinseca natura di incorruttibilità, era considerato la sostanza che più si avvicinava alla perfezione.

L'obiettivo principale dell’opus alchemicum è ottenere la pietra filosofale mediante sette procedimenti divisi in quattro operazioni: Putrefazione, Calcinazione, Distillazione e Sublimazione e tre fasi ossia Soluzione, Coagulazione e Tintura. Attraverso queste operazioni la "materia prima", mescolata con lo zolfo e il mercurio e scaldata nella fornace (atanor) si trasformerebbe gradualmente passando attraverso vari stadi contraddistinti dal colore assunto dalla materia durante la trasmutazione.

Nel linguaggio simbolico alchemico esistono due essenze primordiali considerate nel quadro di un sistema dualistico che ritiene qualsiasi materiale come miscela di questi due componenti, vale a dire un elemento "in combustione" (zolfo ) e uno "volatile" (mercurio ).

I tre stadi fondamentali sono: Nigredo o opera al nero in cui la materia si dissolve putrefacendosi; Albedo o opera al bianco durante la quale la sostanza si purifica sublimandosi; Rubedo o opera al rosso che rappresenta lo stadio in cui si ricompone fissandosi.

Gli antichi testi alchemici

Come si può notare, dunque, la pratica alchemica sebbene concreta comprende in sé molti elementi simbolici che nel corso dei secoli sono stati sapientemente trasmessi o spesso celati in numerosi testi anch’essi però non di facile approccio. Tale tradizione parte da molto lontano.

La leggenda vuole che il fondatore dell'alchimia egiziana fosse il dio Thot chiamato dai Greci Ermes-Thoth o Ermes il tre volte grande (Ermete Trismegisto). Thot avrebbe scritto i quarantadue libri della conoscenza coprendendo tutti i campi dello scibile, tra cui anche l'alchimia. Il suo simbolo rappresentativo era il caduceo che divenne poi uno dei principali emblemi alchemici. La Tavola di Smeraldo, nota solamente attraverso traduzioni greche e arabe, è considerata la base per la pratica e la filosofia alchemica occidentale. Il testo era inciso su una lastra di smeraldo ed è stata tradotta dall'arabo al latino nel 1250. Esso apparve per la prima volta in versione stampata nel “De Alchemia” di Johannes Patricius nel 1541.

Tra le prime figure ad avere prodotto testi alchemici troviamo anche una donna. Si tratta di Maria la Giudea, anche conosciuta come Maria Prophetissima, Miriam la Profetessa o Maria d'Alessandria: filosofa e alchimista che si ritiene sia vissuta nei territori dell'Impero Romano orientale, probabilmente ad Alessandria d'Egitto, tra il primo ed il terzo secolo d.C. A lei viene attribuita l'invenzione di diversi apparati chimici e alchemici e viene considerata la prima alchimista esistita realmente. Gli alchimisti successivi credevano che Maria fosse in realtà Miriam, sorella di Mosè e del profeta Aronne. Maria scrisse diversi libri di alchimia sebbene nessuno dei suoi lavori sia sopravvissuto nella loro forma originale, i suoi insegnamenti sono stati citati doviziosamente da diversi autori ermetici successivi. Lo scritto principale che è sopravvissuto è un estratto fatto da un anonimo filosofo cristiano chiamato “Il dialogo fra Maria e Aros sul magistero di Hermes” in cui sono descritte e definite molte operazioni che diventeranno in seguito la base della pratica alchemica, come la leukosis (sbiancamento o macinazione) e la xanthosis (ingiallimento o calcinazione).

Diversi aforismi ermetici sono stati attribuiti proprio a Maria Profetessa, in particolare quelli che avevano come oggetto l'unione degli opposti ossia dell’elemento maschile e femminile per raggiungere un terzo elemento. Tra i suoi motti più celebri, infatti, è possibile ricordare quello ermetico che recitava: «L'Uno diventa Due, i Due diventano Tre, e per mezzo del Terzo il Quarto compie l'Unità».

La tradizione alchemica codificata non è un retaggio culturale solo dell’Occidente ma affonda le sue radici anche in Oriente e in epoche antiche. La Cina in particolare può essere considerata il centro di una tradizione alchemica risalente forse già al IV-III secolo a.C., ma documentata con sicurezza per la prima volta nel Ts'an T'ung Ch'i scritto nel 142 a.C. da Wei Po-Yang sotto forma di commentario all'I-Ching, ossia il “Libro delle Mutazioni”. Egli fonda il processo alchemico delle dottrine dei cinque stati di mutamento, erroneamente chiamati "elementi" (acqua, fuoco, legno, metallo e terra) combinati con il sistema dualistico dei contrari (yin e yang); di questi due il primo è associato alla luna mentre il secondo al sole e dalla loro dinamica si originano gli elementi. Il testo, di non facile interpretazione per le numerose combinazioni e interferenze con le dottrine cosmologiche e magiche, presenta una concezione esoterica molto evoluta.

Ritornando in occidente invece si può riscontrare un aumento della produzione dei testi alchemici a partire dal XV secolo quando lo sviluppo della stampa ne ha permesso la pubblicazione e in alcuni casi anche una diffusione sebbene ancora abbastanza limitata.

Tra questi, per esempio, possiamo citare alcune opere di Arnaldo da Villanova (Valencia o Villeneuve-lès-Maguelone, 1240 – Genova, 1312) che è stato un medico e scrittore catalano di opere a tema religioso. Culturalmente molto vicino al francescanesimo spirituale, è stato un personaggio influente nelle corti europee, consigliere del re d'Aragona, del papa e del re di Sicilia. Subito dopo la sua morte gli è stata riconosciuta fama di alchimista e mago. Gli sono state attribuite molte opere alchemiche tra cui “Flos Florum”, “Epistola Super” e “Lo Specchio dell'Alchimia”; ma tra queste si può citare in particolare il “Rosarium philosophorum” detto anche "Rosario dei filosofi". Il titolo Rosarium farebbe pensare alla simbologia della rosa che dall'antichità e per tutto il Medioevo è stata associata all'idea della perfezione e dell'infinito, ma anche alla custodia in segreto delle conoscenze misteriche. L'opera contiene venti illustrazioni che rappresentano i momenti fondamentali dell'opus alchemica, ossia il procedimento che porta alla creazione della Pietra Filosofale. La complessità simbolica e metaforica che lo caratterizzano rende il Rosarium oscuro e di difficile comprensione almeno per i profani.

Un altro testo alchemico antico è il “Commentarius” attribuito a Raimondo Lullo anche conosciuto come Ramon Llull (Palma di Maiorca, 1232 – Palma di Maiorca, 29 giugno 1316); egli è stato uno scrittore, teologo, astrologo, alchimista, mistico e missionario spagnolo tra i più celebri dell'Europa del tempo. Il corpus lulliano comprende circa 260 opere riconosciute come autografe e 44 forse apocrife: tra queste ultime tutte quelle di argomento alchemico scritte in arabo, in latino e in catalano. Si tratta di opere di filosofia, teologia, mistica, pedagogia, medicina, scienze naturali, fisica e matematica. Tra le opere a carattere alchemico una in particolare è degna di nota: il “Liber de segretis naturae seu de quinta essentia” nel quale sostiene che mentre Dio può esercitare solo il bene, l'uomo può cadere nel male perché dispone solo del fuoco per purificare le cose terrene, ma con l'aiuto dei principi essenziali alchemici e con la fede può realizzare trasmutazioni naturali e tendere al bene. La scelta tra il bene ed il male appartiene al libero arbitrio che pur essendo una conseguenza dell'ignoranza umana è però voluta dalla stessa volontà divina ed è perciò anch'essa un bene. Altra opera alchemica attribuita a Lullo è “Fugax Vitae”, ossia una ricerca interiore seguendo metaforicamente la pietra dura alchemica filosofale (simboleggiata dall'acronimo V.I.T.R.I.O.L. ossia l’acronimo di Visita Interiora Terra Rectifficando Invenium Occultum Lapidem che tradotto significa in “Visita l'interno della terra, operando con rettitudine troverai la pietra nascosta).  

Come abbiamo visto in apertura un autore a cui tradizionalmente viene attribuita la paternità di testi alchemici antichi è Nicolas Flamel (Pontoise, 1330 – Parigi, 22 marzo 1418). Egli è considerato forse l’ultimo degli alchimisti della scienza antica e in particolare si potrebbe citare la traduzione del mitico libro di “Abramo l'ebreo” acquistato dallo stesso Flamel nel 1357 e contenente i segreti per la costruzione della pietra dei filosofi. Dopo la sua morte il suo nome è stato collegato alla leggenda della pietra filosofale a causa di una serie di opere alchemiche pubblicate nel XVII secolo e a lui attribuite, ma considerate apocrife. Da qui poi deriverebbe la leggenda di Flamel alchimista eccelso che secondo alcuni sarebbe riuscito a ottenere la pietra filosofale e l'immortalità.

Con Flamel si chiude il ciclo degli alchimisti classici e da quel momento, a partire poi in particolare dal XVII scolo, l’arte misteriosa cerca faticosamente di convivere con la modernità e con i fiumi d’inchiostro sono stati versati sull’argomento, sdoganando di fatto la misteriosa pratica anche fuori dai circoli esoterici e ristretti.

Dice Carl Gustav Jung nel 1944 nella sua poderosa opera dal tiolo “Psicologia e alchimia”: «È sicuro e al di là di ogni dubbio che una vera tintura o un oro artificiale non furono mai prodotti durante i molti secoli di seria e tenace applicazione. Ci sembra quindi lecito chiedere: che cosa ha indotto gli antichi alchimisti a proseguire indefessamente nel loro lavoro, oppure - come dicevano - a "operare", e scrivere tutti quei trattati sull'arte "divina", se tutta la loro impresa era irrimediabilmente disperata?». Lo stesso Jung può essere considerato un moderno alchimista; allora qual è il confine tra la mistificazione calcolata e il mistero custodito nei secoli?