Venerdì, 05 Giugno 2020

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Notizie ANSA

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Caccia al virus - Marzo 2020

«Quando l'Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: “Vieni”. Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l'Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra».   

Il passo, allo stesso tempo spaventoso ed enigmatico, è tratto dall’ultimo libro biblico, ossia quello della Rivelazione, più comunemente conosciuto come libro dell’Apocalisse. Nel capitolo sei versetto sette, appena menzionato, è descritta la pestilenza, ultimo flagello prima degli accadimenti funesti della fine dei tempi.

La mente corre ai giorni nostri e alla diffusione pandemica del cosiddetto Coronavirus; a diffondersi non è solo la malattia ma soprattutto la psicosi che genera la paura e anche una serie incontrollabile di comportamenti conseguenti: la discriminazione inusuale delle persone con gli occhi a mandorla (anche se non specificatamente di origine cinese), una ricaduta negativa sulle attività commerciali locali e a livello internazionale legate alla Cina e addirittura la corsa all’acquisto delle mascherine sanitarie.

A dir il vero, anche a causa di una esposizione tendenziosa da parte dei mezzi di informazione, lo scenario più che essere realmente apocalittico, viene solo percepito e amplificato come tale.

Ma che cos’è realmente una pandemia?

Un po’ di chiarezza

Il termine pandemia dal punto di vista etimologico deriva dal greco pan-demos, ossia che coinvolge "tutto il popolo" e può essere definita come un'epidemia la cui diffusione interessa più aree geografiche del mondo, con un alto numero di casi gravi e una mortalità elevata.

Una caratteristica fondamentale risulta certamente la condizioni patologica contagiosa. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità le condizioni affinché si possa verificare una vera e propria pandemia sono tre: la comparsa di un nuovo agente patogeno, la capacità di tale agente di colpire gli uomini creando gravi patologie e la capacità di tale agente di diffondersi rapidamente per contagio.

Nello specifico poi si parla di pandemia influenzale quando l'epidemia si sviluppa tramite un virus influenzale che si espande su scala mondiale e infetta una grande porzione della popolazione umana. A differenza delle epidemie stagionali le pandemie si verificano irregolarmente e in media ne compaiono circa tre in ogni secolo, provocando alti livelli di mortalità.

Le pandemie si sviluppano generalmente quando un nuovo ceppo del virus dell'influenza viene trasmesso all'uomo da un'altra specie animale tra cui in particolare i suini, le galline e le anatre.

Nelle fasi iniziali della diffusione il problema principale generalmente è l’indisponibilità di un vaccino. Una volta che viene identificato il nuovo virus è necessario un periodo di diversi mesi per avere a disposizione un vaccino, poiché deve essere sviluppato, sperimentato e autorizzato.

È proprio questa la fase in cui ci troviamo rispetto alla diffusione del Coronavirus.

Il caso del Coronavirus

Il nome caratteristico si riferisce all'aspetto dei virioni, ossia la forma infettiva del virus visibile al microscopio elettronico poiché presenta infatti una frangia di grandi proiezioni superficiali bulbose che ricorda una corona reale o la corona solare.

Si conoscono sette ceppi di Coronavirus in grado di infettare gli umani; non sono dunque una scoperta recente, infatti erano stati già individuati negli anni '60 nelle cavità nasali dei pazienti con raffreddore comune.

Il Coronavirus è un genere di virus a RNA responsabile di patologie nei mammiferi e negli uccelli con il verificarsi di diarrea nelle mucche e nei suini e di malattie respiratorie delle vie superiori nei polli.

Nell'uomo, invece, provoca infezioni respiratorie, spesso di lieve entità come il raffreddore comune, ma in rari casi anche complicazioni potenzialmente letali come polmoniti e bronchiti. Non esistono ancora vaccini o farmaci antivirali per la prevenzione o per il trattamento considerati validi dalla comunità scientifica. I sintomi che si riscontrano più frequentemente sono febbre e adenoidite acuta con maggior incidenza durante l'inverno e l'inizio della primavera. In molti casi i coronavirus possono causare polmonite o bronchite virali dirette o batteriche secondarie.

In particolare il Coronavirus diffuso dal focolaio di Wuhan in Cina molto probabilmente si trasmette attraverso tosse e starnuti, come la comune influenza, ma non è escluso il contagio da persone infettate senza sintomi o durante il periodo d’incubazione.

Molti dei primi casi confermati (ma non tutti) riguardano persone che nel dicembre 2019 erano state proprio in un mercato di Wuhan dove si vendono anche animali vivi. Una recente analisi genetica suggerisce che il nuovo Coronavirus derivi da virus che colpiscono pipistrelli e serpenti.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proclamato l’epidemia del nuovo Coronavirus un’emergenza sanitaria globale (tecnicamente Public health emergency of international concern o Pheic). La preoccupazione è, in particolare, che il Coronavirus possa diffondersi in paesi con sistemi sanitari deboli.

In realtà i primi riscontri di laboratorio indicano che si tratta di un Coronavirus molto affine a quello che ha provocato la SARS e questa dunque potrebbe essere la terza ondata, dopo quella scoppiata nel 2002 inizialmente in Cina nella provincia del Guangdong e quella del 2012 riscontrata in Arabia Saudita.

Le pandemie nella storia

Nella storia, da sempre, la maggior parte delle pandemie sono state zoonosi, ovvero originate dalla convivenza degli esseri umani con animali da allevamento. Tra le pandemie più catastrofiche si possono annoverare per esempio a livello cronologico: la febbre tifoide durante la guerra del Peloponneso nel 430 a.C. che uccise un quarto della popolazione nel giro di quattro anni sebbene la causa esatta non fu mai conosciuta; la peste antonina tra il 165 e il 180 d.C., ossia un'epidemia presumibilmente di vaiolo, portata dalle truppe di ritorno dalle province del Vicino Oriente e uccise cinque milioni di persone; il morbo di Giustiniano, a partire dal 541, considerata la prima pandemia nota di peste bubbonica che uccise complessivamente un quarto degli abitanti delle regioni del Mar Mediterraneo orientale; la peste nera, a partire dal 1300, si diffuse in tutta Europa uccidendo venti milioni di persone in sei anni (un terzo della popolazione totale del continente); l'influenza spagnola nel 1918 si diffuse in tutto il mondo uccidendo 25 milioni di persone in sei mesi; l'influenza asiatica nel 1957 che fece circa 70.000 morti.

Ci sono poi le pandemie più recenti ma di certo non meno virulenti e pericolose: l'epidemia di HIV/AIDS che dal 1981 si è propagata in maniera esponenziale in tutti i paesi del mondo, uccidendo solo nella prima ondata circa tre milioni di persone; la SARS nel 2002, sebbene non si sia trattata di una vera e propria pandemia, il virus proveniente dalla Cina si diffuse a Hong Kong e di lì fino a Taipei, Singapore, Toronto e molte altre nazioni; l’influenza A H1N1 nel 2009 denominata originariamente “influenza Suina” perché trasmessa da questo animale all'uomo.

Le pandemie nei film e nella letteratura

L’uomo dunque ha sempre convissuto con la paura delle pandemie e delle epidemie, ma soprattutto con lo spettro del contagio. Questi temi sono talmente sentiti che sono entrati nell’immaginario collettivo anche attraverso opere di fantasie nella letteratura ma soprattutto attraverso le immagini evocative di alcuni film di successo che hanno affrontato la tematica. Le opere di riferimento sono tantissime.

Partendo dalla settima arte basti pensare, per esempio, al capolavoro Il settimo sigillo, film svedese del 1957 diretto da Ingmar Bergman, evocativo già nelle prime battute ancora una volta proprio tramite un passo di Apocalisse: «Quando l'Agnello aprì il settimo sigillo, nel cielo si fece un silenzio di circa mezz'ora e vidi i sette angeli che stavano dinnanzi a Dio e furono loro date sette trombe». La pellicola narra la vicenda in Nord Europa dove imperversano peste e disperazione e il nobile cavaliere Antonius Block e il suo scudiero Jöns tornano dalle crociate in Terra Santa.

C’è poi una serie televisiva britannica dal titolo I sopravvissuti (Survivors) del 1975 di ambientazione post apocalittica. La trama descrive uno scenario in cui il mondo intero è stato colpito da una epidemia dovuta a un virus altamente letale sfuggito da un laboratorio cinese (strano caso profetico) al quale è scampato solo l'1% dell'intera popolazione.

Abbastanza famoso è invece Virus letale (Outbreak), un film di Wolfgang Petersen del 1995 con Dustin Hoffman e Morgan Freeman. Nella pellicola si racconta la storia negli anni ‘60 di un accampamento militare americano in Zaire dove scoppia una misteriosa epidemia e vi sono coinvolti anche gli stessi militari americani. Il governo, invece di inviare i soccorsi, ordina di sganciare una bomba ad alto potenziale sull'accampamento distruggendolo completamente. Trent'anni dopo, Sam Daniels, colonnello e ricercatore medico dell'esercito, viene inviato insieme ai suoi collaboratori, Casey Schuler e il Maggiore Salt, in un piccolo villaggio in Africa per indagare su un nuovo tipo di virus simile all'ebola ma molto più letale. Tornato in patria Sam cerca di avvertire il suo diretto superiore, ma viene ignorato e l'esistenza stessa del virus non viene resa pubblica perché l'intera faccenda era stata insabbiata con l'intenzione dell'esercito di fare di quel virus un'arma batteriologica.

Più recente è invece Io sono leggenda (I Am Legend), film del 2007 diretto da Francis Lawrence, basato sull'omonimo romanzo di Richard Matheson; il protagonista del film, Robert Neville, sembra essere l'unico sopravvissuto a una spaventosa epidemia generata dal virus del morbillo geneticamente modificato, originariamente concepito dalla dottoressa Alice Krippin per combattere il cancro. L'epidemia ha infettato quasi tutti gli esseri umani e gli animali domestici.

Infine, profetico è stato Contagion, un film del 2011 diretto da Steven Soderbergh con Matt Damon, Jude Law, Gwyneth Paltrow e Kate Winslet. Nel film suona inquietante il refrain «Non parlare con nessuno. Non toccare nessuno». Dopo essere stata ad Hong Kong in viaggio d'affari, Beth Emhoff crolla a terra apparentemente per una banale influenza, ma portata velocemente in ospedale, muore poco dopo il suo ricovero a causa di una malattia sconosciuta. La donna viene quindi indicata come la prima persona conosciuta ad aver contratto questa malattia. Viene scoperto che il ceppo iniziale si è diffuso per un incrocio di virus tra pipistrello e maiale e colpisce polmoni e sistema nervoso.

È straordinario come la trama di questo film sia quasi aderente alle ipotesi riguardanti proprio l’insorgenza e diffusione del Coronavirus.

Intanto si diffonde il panico tra la popolazione che vede la malattia proliferare senza che vi siano rimedi efficaci. Un blogger, Alan Krumwiede, che si occupa di teorie del complotto decide di lucrare sulla situazione e si accorda con un'azienda per la produzione di un rimedio omeopatico e far credere che questo preparato possa curare il virus.

Non mancano parecchi riferimenti anche a livello letterario già a partire per esempio dal racconto della peste del 1630 a Milano nelle pagine dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni. In questo caso viene messa in evidenza la funzione sociale, educativa, rieducativa dell’epidemia a opera della divina provvidenza. Emergono in questo contesto narrativo alcuni concetti che si sono poi affermati anche a livello sociale e politico, come per esempio l'antropocentrismo ossia la tendenza a considerare l'uomo e tutto ciò che gli è proprio come centrale nell'universo. Ciò che soprattutto l’etica ambientale generalmente sottolinea essere un aspetto particolarmente problematico dell'impostazione antropocentrica è il considerare l'essere umano come il legittimo proprietario o conquistatore della natura. In tal modo, dunque, la diffusione dei virus e lo scoppio delle pandemie potrebbero essere una sorte di ribellione della natura stessa all’imposizione dell’uomo sulla natura. Ecco che ritorna di rimando il collegamento con la citazione biblica di apertura.

Questo si ricollega poi per esempio anche a livello economico e di riflesso sul piano politico al malthusianesimo ossia alla dottrina economica che, rifacendosi all'economista inglese Thomas Malthus, attribuisce principalmente alla pressione demografica la diffusione della povertà e della fame nel mondo, cioè in sostanza allo stretto rapporto esistente tra popolazione e risorse naturali disponibili sul pianeta; in questa prospettiva quasi fisiologicamente le pandemie che periodicamente si ripresentano sarebbero uno strumento naturale di riequilibrio demografico.

Secondo alcuni questi meccanismi non sono sempre e solo naturali ma alcune volte ci potrebbe essere la mano invisibile dell’uomo e non mancano infatti, ritornando all’attualità dell’epidemia del Coronavirus, teorie alternative al limite del complottismo sull’origine e diffusione del contagio.

Tra leggenda e complottismo

Dopo le prime settimane dalla diffusione del Coronavirus sono iniziate a circolare in maniera sempre più insistente alcune voci in controtendenza che parlavano del virus come un’arma batteriologica spedita dagli USA per colpire la Cina e bloccare la sua ormai inarrestabile ascesa economica ovviamente proprio in concomitanza con l’evento annuale più importante ossia il Capodanno cinese. Questo anche in funzione del fatto che gli Stati Uniti si trovano in un periodo particolare: a cavallo delle prossime elezioni presidenziali, ma soprattutto soffrono a livello economico e tecnologico l’avanzata del colosso cinese che tra l’altro detiene anche una buona fetta proprio del debito pubblico americano.

Secondo altre teorie invece il Coronavirus potrebbe essere un’arma batteriologica “scappata” per errore da un laboratorio cinese. Questi particolari sarebbero stati riferiti da un ex ufficiale dei servizi segreti israeliani sebbene non abbia fornito prove tangibili e certe a supporto di tali rivelazioni.

Come spesso accade in queste occasioni la rete pullula di bufale, fake news, complotti e allarmismi spesso non verificati.

Poi, immancabilmente anche in questo caso, ecco riemergere la storia delle case farmaceutiche produttrici di vaccini che avrebbero creato e diffuso il Coronavirus per vendere i loro prodotti. Messaggi di questo tenore, infatti, sono stati pubblicati sui social (in particolare su alcune pagine dedicate) e diffusi via chat su Whatsapp e Telegram.

Non mancano neanche i seguaci di Nostradamus che in una centuria potrebbe riferirsi al Coronavirus: «La grande peste nella città marittima non cesserà prima che morte sarà vendicata del giusto sangue per preso condannato innocente, della grande dama per simulato oltraggio». La provincia di Hubei, però, non ha sbocchi sul mare, quindi è improbabile che Wuhan, focolaio del nuovo Coronavirus, possa essere la “città marittima” menzionata da Nostradamus.

Allora, forse, il pericolo più imminente non è tanto e solo essere contagiati dal Coronavirus quanto piuttosto dall’epidemia perniciosa delle bufale tanto al chilo.