Giovedì, 23 Settembre 2021

Giornalista iscritto all'Albo Nazionale dal 2012

Attualmente redattore del mensile Mistero

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Notizie ANSA

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Io non penso positivo

Domande frequenti, ripetute e insistenti: quali sono i miei desideri? Che obiettivi mi sono posto per il futuro? Come penso di raggiungerli? Sono domande incalzanti nel dialogo interiore e nei dialoghi con gli altri. Dalle risposte si potrebbero capire, spiegare e orientare le azioni delle persone.
Da diversi anni si sta diffondendo un ramo specifico della psicologia definito “motivazionale” che cerca di scandagliare proprio questo orizzonte esistenziale. Una matrice comune di questo ambito di ricerca riguarda il cosiddetto “pensiero positivo”: un paradigma che risente fortemente della cultura americana del “tutto è possibile”, del “se ci credi veramente accade” e del “se pensi positivo ce la farai”.
Partendo dall’analisi del funzionamento del pensiero positivo, la ricercatrice tedesca ne smonta le linee guida e prospetta una tecnica alternativa ponendo l’attenzione in particolare sull’analisi degli ostacoli che impediscono la realizzazione dei desideri e il raggiungimento degli obiettivi.
La chiave per il successo e la soddisfazione personale non si basa soltanto sulle visualizzazioni positive del futuro. Non necessariamente solo su questo. L’idea principale dell’autrice sovverte il pensiero positivo standardizzato: gli ostacoli che impediscono maggiormente di raggiungere i più grandi desideri, in realtà possono accelerarne la realizzazione.
La positività non può essere solo fine a se stessa; il tema principale è che nella società si fa un abuso di questo concetto. Basti pensare alla pubblicità o per esempio ai politici che sono sempre ben propensi a fare iniezioni di ottimismo pur di fronte a situazioni oggettivamente negative. L’avanzata dell’ottimismo a tutti i costi sembra inarrestabile, ma non è certamente una cosa positiva. Dall’altro lato la negatività viene bandita. La positività viene impostata dall’esterno e a se stessi e pertanto non è un meccanismo automatico e implicito. Prendere consapevolezza di questo e soprattutto degli ostacoli reali nella vita quotidiana, invece, può rivelarsi un grosso vantaggio: all’astrazione del positivismo si contrappone così il pragmatismo del realismo.

Pensando un film: The big Kahuna di John Swanbeck (2000)

Pensando una canzone: Io penso positivo di Jovanotti – Album: Lorenzo 1994 (1994)

La citazione
«Mi sono trasferita dalla Germania negli Stati Uniti quando ero ormai adulta, e inizialmente sono rimasta colpita da una cosa: il pensiero positivo veniva apprezzato molto più che in Europa. Se in Germania chiedi a qualcuno come sta, riceverai una risposta schietta del tipo “stanotte non ho dormito bene” o “il mio cane sta male e sono preoccupato”. In America ho notato che la gente, anche nel caso in cui avesse delle preoccupazioni, risponderebbe “sto bene”. Mi sono accorta anche che le persone trovano irritante quando qualcuno viola la legge non scritta della positività. Nel 1986, mentre ero assegnista di ricerca a Philadelphia, una professoressa mi ha raccontato di una riunione di facoltà in cui si ritrovò a parlare di alcune cose molto complicate che le erano successe nel corso della sua vita. I colleghi reagirono criticando aspramente il suo essere così “negativa” in un contesto di lavoro. La lezione implicita era che avrebbe dovuto imparare a tenere per sé la sua negatività, senza infettare gli altri».
Gabriele Oettingen

L’autore
Gabriele Oettingen è professoressa di psicologia alla New York University e all’Università di Amburgo. Da oltre venti anni il suo campo di ricerca riguarda le aspettative che le persone hanno nei confronti del proprio futuro e come questo possa influenzare profondamente molti aspetti della vita: emozioni, pensieri e comportamenti. I suoi studi sono stati pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche, destando non poche polemiche.

Scheda tecnica del libro
Autore: Gabriele Oettingen
Casa editrice: Edizioni Tlon
Pubblicazione: 2017
Formato: 12x19 cm
Pagine: 246
Prezzo: 14,90

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