Giovedì, 23 Settembre 2021

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Attualmente redattore del mensile Mistero

rivista dell'omonima trasmissione televisiva di Italia Uno

 

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Notizie ANSA

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Dall’Islam al cattolicesimo “il nemico invisibile” N.101 03/12/2011

“Alcune cose non può averle create Dio, ma solo la mente contorta dell’uomo. Avido di potere in corsa con se stesso per superare la sua grandezza”. La frase appena citata è tratta dal libro “Il nemico invisibile” di Maati Matteo El Hossi. Il volume è stato presentato presso Palazzo Caputi a Ferrandina alla presenza dell’autore, del professor Nicola Incampo, del vice presidente della Provincia di Matera Giovanni Bonelli, dell’assessore al Turismo della Provincia di Matera Angelo Garbellano e del giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Donato Mastrangelo. La storia personale di Matteo è l’archetipo di un viaggio, figurato e reale. L’autore del libro è nato a Casablanca (Marocco) nel 1974, ma giunge in Italia, non in qualità di clandestino, insieme ai suoi famigliari a soli otto anni. Dopo vari spostamenti, si è stabilito a Grassano, dove vive con la moglie e il figlio Michele Mohamed e dove lavora come autista. Per Matteo, però, il viaggio più importante comincia appena arriva in Italia: s’integra facilmente nella vita del piccolo centro lucano e ben presto si converte al cattolicesimo, mentre i suoi genitori e gli otto fratelli hanno mantenuto la loro fede religiosa musulmana. Matteo diventa quello che in arabo si chiama “Kafir” ossia un empio dissimulatore della fede islamica. Coraggiosamente, però, va avanti nel “viaggio” intrapreso che gli fornisce gli stimoli giusti per iniziare a scrive un libro, dove sebbene in forma romanzata, e dall’interno descrive il mondo islamico più oltranzista, ossia quello dedito agli attentati. Il romanzo narra, infatti, la storia di Said, un bambino sottratto alla sua famiglia, per volontà del padre, per essere addestrato a diventare la nuova "Gemma", ovvero il capo della società dei Re, la più potente organizzazione segreta integralista islamica, impegnata a largo raggio nella lotta contro il cristianesimo occidentale. Grazie a una capillare strutturazione di cellule dormienti, ma al momento giusto operative sul territorio, e grazie al reclutamento di giovani reclute pronte a sacrificarsi, mette in atto numerosi attentati. La società dei Re sta mettendo in ginocchio il suo nemico, quando Said s’innamora di Dunia, altra combattente dell'organizzazione; le cose, però, si complicano: non è accettabile una relazione tra due militanti della società. Dalla trama emergono una serie di dicotomie: la violenza degli attentati a cui fa da contraltare l’amore nei confronti di Dunia; Said uomo pubblico rispettabile, ma in privato senza scrupoli quando veste i panni di capo della società segreta. Il protagonista è di volta in volta, secondo le vicende narrate, marito, amante, padre e carnefice. Il libro si snoda attraverso vari colpi di scena fino al finale a sorpresa. Sebbene il libro sia frutto dell’immaginazione dell’autore, viene fuori un contesto preciso e abbastanza vicino alla realtà. E’ descritto, infatti, dettagliatamente la “Sharia”. Questo termine generico è utilizzato per indicare la “legge” islamica in due diverse dimensioni: metafisica e pragmatica. Nel significato metafisico è la “Legge di Dio” e, in quanto tale, non può essere conosciuta dagli uomini. In senso pragmatico, invece, è di fatto l’obbligo di attenersi in maniera ferrea a uno stile di vita ben preciso e basato sulla regolamentazione minuziosa della quotidianità. Dal dibattito seguito alla presentazione del libro è emerso la profonda frattura culturale e religiosa tra Islam e occidente; una distanza che si è acuita nel tempo soprattutto sul piano ideologico. La religione spesso diventa sovrastruttura e risente del pensiero umano, del tentativo di razionalizzazione e dalla necessità di codificare i comportamenti. Questo è avvenuto e avviene soprattutto nel mondo islamico. L’esperienza di Matteo è, però, la conferma reale che la strada del dialogo è fattibile e praticabile. Lo si capisce chiaramente anche dalla postfazione del suo libro: “Ho immaginato un mondo senza guerra, colorato da mille colori senza sbavature nere. Ho immaginato la mia terra sofferente, rinchiusa tra le mie dita, ma la sabbia me l’ha portata via. Ho scritto e parlato della mia gente, che spero raggiunga la sua libertà, libera da un integralismo che invade la coscienza e la mente di ogni individuo uccidendola”.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.101 03/12/2011