Giovedì, 23 Settembre 2021

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Il mistero della nuova chiea di San Pio N.31 26/06/2010

Padre Pio da Pietrelcina l’aveva previsto con largo anticipo che avrebbe fatto parlare di sé più da morto che da vivo. Questo presentimento profetico del cappuccino stigmatizzato, divenuto santo a furor di popolo, si è riconfermato anche in occasione della realizzazione del nuovo santuario. San pio già nel 1913 aveva apostrofato con decisione, com’era nel suo modo di fare, i «disgraziati fratelli che corrispondono all’amore di Gesù col buttarsi a braccia aperte nell’infame setta della massoneria». La nuova chiesa di San Giovanni Rotondo, progettata da Renzo Piano, dove il 19 aprile scorso è stato traslato definitivamente il corpo di Padre Pio sembrerebbe avere al suo interno numerose simbologie esoteriche. Un’immagine del Cristo con la bandana al posto della corona di spine, l’agnello con le zampe spezzate, un altare a forma di piramide rovesciata, un arazzo con un drago sulla scena, una cripta ricoperta con 300 mila euro di oro massiccio sono solo alcuni degli elementi strani del nuovo santuario a forma di nautilus. A trattare l’argomento in maniera puntuale è Francesco Colafemmina, un giovane studioso di filologia classica ed esperto di arte sacra oltre che titolare del blog «Fides et Forma». Il suo libro “Il mistero della Chiesa di San Pio” (edizioni Settecolori, pp. 216, 15 euro) sta alimentando non poche polemiche.

Quando ha iniziato a interessarsi di quest’argomento?

Dal 2007. Tutto è cominciato per caso, dopo un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo. Sono rimasto esterrefatto! Non solo non mi sembrava di essere in una chiesa cattolica, ma l’assenza di segni cristiani, l’assenza del tabernacolo nell’aula liturgica, l’assenza di una immagine della Vergine, di un Cristo crocifisso e dello stesso simulacro di San Pio mi indussero quasi a fuggir via disgustato. Così ho deciso di capire il senso delle mie impressioni che peraltro combaciano con quelle provate dalla maggior parte dei fedeli che entrano in quel santuario.

Quali sono le sensazioni dei fedeli quando entrano nella nuova chiesa?

Anzitutto c’è un senso di smarrimento. La chiesa non è orientata e il sagrato non corrisponde al suo ingresso. Il fedele più semplice e indotto la scambia per un grande capannone stile centro commerciale o terminal aeroportuale. Altri invece restano subito colpiti dall’assenza di inginocchiatoi, dai simboli strani e da quel disordine ordinato che sembra regnare in quel luogo.

L’argomento trattato nel suo libro era stato oggetto di polemiche da parte di gruppi ultratradizionalisti. In cosa differiscono le sue argomentazioni?

Anzitutto dal punto di partenza. Io non volevo dimostrare una mia tesi preconcetta e soprattutto sono fedele al magistero della Chiesa e devoto di Padre Pio. Così ho fatto il percorso al contrario. Ho preso ogni simbolo e aspetto strutturale della chiesa e l’ho analizzato prima singolarmente e poi sinteticamente. Da quest’analisi sono emerse delle stranezze nell’uso delle simbologie e delle forme architettoniche. A partire dalla stessa forma del santuario, quella di un nautilus!

Perché Renzo Piano avrebbe scelto proprio il Nautilus ossia la conchiglia fossile come forma architettonica del nuovo santuario?

Piano a questa domanda ha risposto smentendo ogni possibile evocazione metafisica. In sostanza l’avrebbe scelta per caso. In realtà sappiamo dai bozzetti preliminari che la forma scelta inizialmente era quella di un teatro greco, simbolo di “comunione” nell’erronea lettura postconciliare dell’architettura sacra. Poi è però passato al nautilus, un simbolo fondamentale in massoneria perché rievoca il percorso iniziatico a forma di spirale.

Quanto è costato complessivamente il nuovo santuario?

Più di 35 milioni di euro! Pensi che inizialmente, nel 1989, i Frati Cappuccini commissionarono la realizzazione di una nuova chiesa ad un architetto locale. Sarebbe costata molto di meno, ma scoprirono nel 1990 che poteva contenere solo 5000 fedeli e non 10.000 come avevano previsto. Così chiesero a Piano una chiesa da 10.000 posti. Peccato che alla fine la nuova conchiglia di Piano riesca a contenere poco più di 5000 posti. Insomma tanti soldi spesi per cosa? Per la gloria di Piano e dei tanti artisti mondani che l’hanno abbellita con le loro orripilanti opere?

Qual è il significato del portale di Mimmo Paladino e cosa si evince dalle formelle del tabernacolo?

In realtà solo i massoni vi riconoscono immediatamente simboli propri della libera muratoria come la stella a 5 punte, i ramoscelli d’acacia, la coppa dell’amarezza e i nodi d’amore, per non parlare delle colonne del tempio di Salomone: Jachin e Boaz. Le formelle del tabernacolo sono invece più chiare ma nondimeno nascondono numerose simbologie occulte: il pavimento a scacchi come nella loggia, la presenza delle tre colonne come nella loggia. Il massimo lo si raggiunge nella formella della Crocifissione: Cristo non ha la corona di spine ma una bandana a forma di squadra…

Nella grande vetrata dell’Apocalisse di Rauschenberg le raffigurazioni non sono propriamente cristiane. Può spiegarci meglio la questione?

Semplice: l’Apocalisse è la “rivelazione”. E’ il momento in cui Cristo tornerà “per giudicare i vivi e i morti”. E’ un evento che conclude la storia della salvezza dell’uomo da parte di Dio. Nell’arazzo però il centro del racconto apocalittico è il drago rosso a sette teste che incombe sulla Gerusalemme liberata. Vi sono numerosi anacronismi nel racconto e soprattutto manca la figura di Cristo giudice e di San Michele che ammazza il drago. Oltremodo strano per un santuario situato, tra l’altro, sul Gargano, terra di San Michele Arcangelo!

Recentemente i Cappuccini hanno rimosso la croce di Pomodoro da lei definita “un ammasso di ferraglia”. Perché secondo lei i Cappuccini sono tornati sui loro passi decidendo di rimuovere quell’opera?

Forse perché qualcuno “in alto” gli ha chiesto di rimuoverla? Dovrebbero comunque spiegarlo ai fedeli visto che quella croce-rottame è stata realizzata con i soldi dei fedeli. Buttare milioni di euro non credo faccia parte del messaggio francescano che i Cappuccini dovrebbero trasmettere con il loro esempio a noi fedeli!

Ha verificato se gli artisti che hanno contribuito alla costruzione del santuario hanno inserito questa simbologia anche in altre opere o se il fenomeno è limitato solo a San Giovanni Rotondo?

Indubbiamente il problema è a monte, è nella formazione degli artisti. Se chiedo a un artista induista di affrescare una cattedrale cattolica, quell’artista dovrà documentarsi a modo suo e poi esprimerà la sua visione del cattolicesimo partendo sempre dalla sua formazione, dal suo retroterra culturale. Oggi buona parte dell’arte “che conta” parte da un retroterra culturale ateo e astrattista, magari venato di esoterismo e simbolismo. Logicamente se la Chiesa commissiona opere sacre ad artisti di grido, finirà per riempire le chiese di simboli e opere artistiche aliene allo spirito del cristianesimo e alla tradizione cattolica.

A proposito di traslazione, come mai due anni fa fu smentita la notizia della traslazione del corpo di Padre Pio e ad aprile, invece, è stata attuata?

Anche questo bisognerebbe chiederlo ai Frati Cappuccini. Purtroppo avevano deciso già tutto da tempo, almeno dal 1999. E ciò che stupisce di più è che la collocazione del corpo di San Pio nel pilastro centrale della cripta fu decisa non dalla Chiesa ma da Renzo Piano! I fedeli dunque sono stati più volte ingannati.

Lei dalle pagine web del suo blog è stato il promotore di un appello al Santo Pontefice. Quali sono state le reazioni del suo appello?

Reazioni positive e qualche mal di stomaco… L’Appello è nato da un’esperienza di amicizia e fraterno scambio culturale illuminato dalla fede fra artisti, architetti, teologi, e tanti semplici fedeli. Il Santo Padre ci ha fatto pervenire un suo messaggio d’incoraggiamento e apprezzamento. Peccato però che nemmeno un Vescovo abbia fatto lo stesso, sintomo di quanto spesso apprezzino il Papa a parole salvo poi ignorare molti dei suoi insegnamenti, soprattutto sotto il profilo liturgico. Liturgia e arte sacra sono, infatti, strettamente legate e la crisi dell’arte e dell’architettura sacra nasce essenzialmente da una crisi liturgica seguita al Concilio Vaticano II.

Qual è la posizione del Vaticano rispetto alle sue tesi?

Cauta, ma complessivamente molto positiva. Il libro, infatti, ha uno scopo apologetico, si sforza cioè di offrire strumenti al fedele per difendere la vera fede e il magistero della Chiesa anche nell’ambito dell’arte e dell’architettura sacra. Mi auguro che in tal senso possa essere apprezzato anche dai lettori meno esperti in materia ma desiderosi di capire perché così spesso non riusciamo più a distinguere una chiesa da un grigio palazzone o da un’astrusa fantasia in cemento armato.

Eppure il Santo di Pietralcina nel suo testamento del 2 agosto 1923 aveva semplicemente espresso “il desiderio che le mie ossa siano composte in un tranquillo cantuccio di questa terra”.

 

Pubblicato sul settimanale Il Resto N.31 26/06/2010