Venerdì, 05 Giugno 2020

Giornalista iscritto all'Albo Nazionale dal 2012

Attualmente redattore del mensile Mistero

rivista dell'omonima trasmissione televisiva di Italia Uno

 

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Rassegna stampa

 

Notizie ANSA

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A un passo dalla rivolta sociale

La situazione economica è grave e la tensione sociale è sul punto d’esplodere. È questo il dato importante venuto fuori dalla manifestazione sindacale promossa dal comitato dei disoccupati della Valbasento. A dire il vero nulla di nuovo sotto il primo sole estivo: la crisi economica globale fa sentire i suoi effetti soprattutto nei territori, come quelli materani, strutturalmente più fragili, ma è risaputo che questa situazione si trascina ormai da oltre vent’anni. Al miraggio dello sviluppo industriale del polo chimico non ha fatto seguito un’adeguata programmazione industriale. Da qualche anno anche il polo del salotto si è disarticolato, lasciando sul territorio disoccupazione e nel migliore dei casi mobilità e cassa integrazione.

 La protesta

Sono essenzialmente questi i motivi alla base della manifestazione svoltasi a Matera sotto gli uffici della regione, dopo aver fatto tappa nella zona industriale di Pisticci Scalo e Ferrandina. Non sono mancati momenti di forte tensione. I lavoratori e le delegazioni di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro con l’assessore al lavoro Vincenzo Viti per discutere della situazione degli ammortizzatori sociali, del processo di reindustrializzazione e delle prospettive di sviluppo dell’area. Proprio in merito agli ammortizzatori sociali l’assessore ha garantito la copertura delle somme occorrenti fino a dicembre. A settembre, invece, ci dovrebbe essere una conferenza per cercare di far partire il processo di reinvestimento nella Valbasento. Il 27 giugno ci sarà un primo incontro in regione per stilare un piano d’azioni. Si dovrebbero, in particolare, definire gli ammortizzatori a sostegno della manodopera già in cassa integrazione e individuare un progetto unitario di rilancio degli investimenti, in un nuovo quadro di opportunità logistiche e produttive. Il governo regionale, inoltre, sta lavorando alla realizzazione di un piano regionale per raccordare le politiche attive del lavoro e finalizzarle all’occupabilità e alla coesione sociale.

 La situazione insostenibile

Intanto la situazione ormai non è più gestibile; i lavoratori e i sindacati non si fidano più solo delle parole e chiedono misure urgenti: un’intesa per il credito d’imposta sugli investimenti, la proroga degli ammortizzatori in deroga, la costituzione di un tavolo per lo sviluppo della filiera agroalimentare e l’introduzione dei buoni lavoro. La mobilitazione dei disoccupati della Valbasento segue solo di pochi giorni quella dei lavoratori del distretto del mobile imbottito. Anche in questo caso lo scenario è lo stesso e la vertenza va avanti dal 2006. A essere interessati sono numerosi lavoratori a cavallo tra Puglia e Basilicata. Dopo il boom produttivo del 2000-2002 le 500 aziende si sono ridotte a circa 100 e dei 14mila addetti attualmente resistono circa 6mila, di questi circa 2mila sono già in cassa integrazione. Inoltre, il 30 giugno prossimo scade la cassa integrazione in deroga per circa 330 lavoratori dell'ex stabilimento Nicoletti; stessa sorte ad agosto anche per circa 1.600 dipendenti della Natuzzi. Lavoratori e organizzazioni sindacali hanno più volte chiesto l’intervento della regione per sollecitare il governo e il ministero dell’economia sulla sottoscrizione dell’accordo di programma. Proprio in questi giorni, però, il ministro Passera ha detto chiaramente che non arriverà un solo euro. Ora la situazione diventa davvero esplosiva: numerosi lavoratori sono allo stremo e molti di loro non riescono più a sostenere il peso economico delle proprie famiglie con soli 300 euro al mese. I lavoratori espulsi dai cicli produttivi da troppo tempo sono in attesa di risposte sul proprio futuro. Strano il destino dei nostri cimiteri industriali. Esiste una strana inversione emozionale nell’elaborazione del lutto della perdita del posto do lavoro; normalmente c’è prima la rabbia e poi il cordoglio. Nel nostro caso, invece, dopo anni di cordoglio, ora forse potrebbe esplodere la rabbia, quella mossa dalla disperazione. Meglio tardi che mai.

 

Pubblicato sul settimanale L'Altravoce N. 7 23/06/2012