Sabato, 28 Marzo 2020

Giornalista iscritto all'Albo Nazionale dal 2012

Attualmente redattore del mensile Mistero

rivista dell'omonima trasmissione televisiva di Italia Uno

 

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Notizie ANSA

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Quella inutile regione lucana, ricca di tutto

“Il Molise, l’Umbria e la Basilicata: tutte queste piccole regioni, perché così tante? Perché non le uniamo e così diminuiamo il costo della politica? Lo spreco, infatti, non è solo nei comuni e nelle province”. A sentenziare queste frasi lapidarie è stato qualche giorno fa il torinese Osvaldo Napoli, vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera dei deputati, durante un convegno organizzato a Saint Vincent da Gianfranco Rotondi, ministro senza portafogli per l’attuazione del programma governativo. Il deputato che, fino a pochi giorni fa, ha avuto in reggenza la presidenza dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) non è stato l’attore protagonista di una clamorosa svista, ma ne era convinto, infarcendolo con un pizzico di demagogia e una spolverata di populismo. Tanto, infatti, traspare dal quel “così diminuiamo il costo della politica”: argomento da più parti enormemente abusato in questo periodo. Con quest’affermazione il deputato ha cercato, forse, di cavalcare il sentire comune dell’opinione pubblica immersa nella crisi economica nella quale l’uomo di strada fatica anche solo a immaginare il numero di zero di una busta paga parlamentare. Il cittadino comune, perciò, allo stesso deputato, novello scopritore di ricette magiche per l’abbattimento dei costi, potrebbe rispondere: “perché non iniziate a tagliare i vostri privilegi e i compensi dorati?”. Demagogia e populismo anche in questo caso, giustificati dai pochi zero della busta paga, quando c’è. Chissà quante volte l’onorevole Napoli e i suoi colleghi hanno attraversato la Basilicata per godere delle meravigliose vacanze in Calabria o in Sicilia. Agli illustri passeggeri certamente non sarà sfuggito lo stato di precarietà delle arterie stradali lucane; allora, magari, ritardare qualche ora per giungere in vacanza è una rogna. Si potrebbe, perciò, riportare questa spiacevole esperienza in parlamento o magari farla presente nelle segrete stanze della maggioranza di governo che si sostiene; invece, è più comodo chiederne la soppressione della Basilicata e l’accorpamento con altre regioni. In fondo la Basilicata con poco meno di diecimila chilometri quadrati e poco più di 580 mila abitanti è una regione piccola, ma non la piccola. A Roma, forse, neanche la conoscono bene. Non è una storiella inventata: qualche mese fa in un quiz televisivo Giorgia Meloni, ministro per la gioventù, alla domanda “Qual è il capoluogo della Basilicata?” ha risposto con sicumera “Matera”. Di questo a futura memoria proprio della gioventù di questo paese esiste ancora il filmato su youtube. Per la verità la titolare del ministero che nel nome ricorda vagamente quelli degli anni ’30 non ha riconosciuto neanche un verso dell’Inno di Mameli, aggiungendo in perfetto italiano “nun la mannate in onda, me linciano”. Grande attenzione, dunque, da parte della politica nazionale per la Basilicata. Le dichiarazioni del deputato piellino, infatti, non sono nuove. Qualche settimana fa anche Giuseppe Fioroni del Pd si era espresso alla stessa maniera: “Dobbiamo assolutamente riflettere non solo sull’abolizione o meno delle province, ma anche riguardo le regioni. Se la Germania pensa davvero di accorpare i Land, noi dobbiamo chiederci: ci possiamo permette il lusso di avere ancora Molise, Basilicata, Umbria, Valle D'Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano?”. Pensiero bipartisan, dunque, perfettamente in linea. Di fatto, però, la Basilicata è già incamminata sulla via della soppressione, svuotata dall’interno in termini di servizi e abbandonata sistematicamente dai suoi abitanti, nuovamente emigranti. Perché la gente dovrebbe continuare a vivere in una regione dove, per esempio, si sta procedendo alla chiusura dei tribunali periferici quali quelli di Lagonegro, Melfi e Pisticci e allo stesso modo si sta puntando allo smantellamento degli ospedali interni di Tinchi e Stigliano? Forse, in realtà, a ben guardare questo accanimento contro la Basilicata potrebbe avere un senso. La cancellazione della Basilicata come entità regionale e istituzione amministrativa potrebbe far comodo, così magari le royalties del petrolio si potrebbero disperdere in mille rivoli, considerato che nei prossimi anni la regione diventerà la cassaforte energetica nazionale. Lo smembramento favorirebbe regioni limitrofe dove, però, il peso delle organizzazioni malavitose è più forte. Il famoso motto “divide et impera” è sempre attuale. Peccato, però, che come dice Papaleo nel film “Coast to coast”: “La Basilicata esiste, è un po' come il concetto di Dio, ci credi o non ci credi”.

Pubblicato sul settimanale L'Indipendente Lucano N. 4 22/10/2011