Sabato, 28 Marzo 2020

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Attualmente redattore del mensile Mistero

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Notizie ANSA

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C'era una volta la bonifica della Materit...

Ogni favola ha il suo orco. La favola dell’industrializzazione e del benessere della Val Basento ha un orco difficile da sconfiggere. Il mostro cattivo si chiama amianto. E’ quello lasciato dall’ex Materit S.r.l. di Macchia di Ferrandina, in provincia di Matera. L’azienda faceva parte del gruppo Fibronit e ha svolto la sua attività produttiva dal 1973 al 1989, quando fu chiusa dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri a causa della mancanza della discarica autorizzata per lo smaltimento dei propri rifiuti. L’azienda fu posta in liquidazione e i lavorati furono messi in cassa integrazione. Da quel momento si attende ancora il lieto fine della bonifica.

 La matematica è un’opinione

Nel 1994, a distanza di cinque anni dalla chiusura, la Regione Basilicata prendeva atto della presenza di rifiuti speciali momentaneamente stoccati nel piazzale dello stabilimento e autorizzava la società a procedere allo smaltimento. Si deliberava, in particolare, che entro otto mesi dalla data di emissione del provvedimento l’azienda avrebbe dovuto completare lo smaltimento nella discarica interna di 2° categoria di tipo “B”. Il materiale oggetto delle operazioni di smaltimento comprendeva tre mila metri cubi di fanghi secchi e 600 metri cubi di rottami e sfridi di manufatti. Dopo altri cinque anni, in data 20/01/1999, la ditta Materit S.r.l. richiedeva il rinnovo dell’autorizzazione regionale allo stoccaggio temporaneo di circa 120 metri cubi di rifiuti pericolosi contenenti amianto e rivenienti dall’operazione di bonifica in corso; un quantitativo diverso rispetto a quello accertato nel 1994. Intanto nella nota dell’Arpab dell’1/06/2000 si dichiarava che la concentrazione media di polveri o fibre libere di amianto nei fanghi era pari a 5.000 mg/kg (0,5%), pertanto erano da considerarsi “rifiuti speciali pericolosi” ai sensi dell'art. 7 allegato H del D.Lgs 5/2/97 n. 22. Pertanto, ai fini dello smaltimento i rifiuti andrebbe conferiti in discarica di 2° categoria di tipo "B", adatta per i rifiuti contenenti amianto speciali pericolosi, oppure in discarica di 2° categoria di tipo "C".

 Aspettando la bonifica…

Nel giugno del 2001 era approvato il piano dei lavori per la bonifica mediante confezionamento, trasporto e smaltimento dei rifiuti pericolosi, solidi e polverulenti, presenti nell'area del dismesso stabilimento posto nel frattempo in liquidazione. I lavori erano affidati alla ditta ECO C.LR.R. Srl di Bari. Nel 2002 la Materit rispondeva alle richieste della Provincia di Matera e specificava che nello stabilimento erano presenti i seguenti materiali: fanghi recuperati in circa 400 big-bags omologati pari a circa 400 tonnellate, rifiuti friabili stipati in circa 110 big-bags pari a circa 25 tonnellate, ceneri volanti recuperate in 12 big-bags pari a circa 15 tonnellate, polvere di silice in 5 big-bags pari a circa 5 tonnellate e circa 120 tonnellate lastre piane in cellu1osa-cemento. I rifiuti dell’ex Materit comprendevano inoltre: due forni di essiccazione, tre generatori di vapore, un generatore di calore contenente olio diatermico - reti di distribuzione acque e vapore di processo, un impianto di riscaldamento, capannone e canali di scambio acque e fanghi di processo con l’esterno. Tutto fermo per altri quattro anni. Nel 2005, vista la latitanza della Materit, l’amministrazione comunale di Ferrandina emetteva l’ordinanza di diffida al proprietario per eseguire gli interventi necessari. L’azienda, però, non aveva più fondi a disposizione. Il costo degli interventi prioritari individuati era stimato in circa un milione di euro. Nei bilanci regionali del 2006 e del 2007 erano stanziati oltre 50 milioni di euro per bonifiche da inquinamento. Intanto la Direzione qualità della vita del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio indicava la Basilicata come al terzo tra i siti potenzialmente inquinati da amianto. “Potenzialmente inquinati” è ovviamente solo un’espressione eufemistica perché, per esempio, in Val Basento l’amianto c’è stato e purtroppo c’è ancora.

 La bonifica: ancora una favola

Passano gli anni e si giunge alla cronaca recente. La bonifica completa e risolutiva, però, è tuttora una favola. Nel documento preparatorio all’ennesima conferenza di servizi del 31/03/2011 si precisa che sono stati smaltiti 14 big-bags e si stimano presenti sul sito ancora circa 500 metri cubi di materiale oltre a ulteriori 630 mila kg di materiale e apparecchiature varie. Il costo stimato per la rimozione e la bonifica delle aree è di circa 2.580.000 euro. Poiché i tempi autorizzati al deposito temporaneo dei big-bags sono ampiamente trascorsi, occorrerebbe (condizionale più che mai d’obbligo) procedere all'immediata verifica delle condizioni di sicurezza del materiale depositato nel capannone e sul ciglio della strada statale Basentana. Nella Conferenza di Servizi del 20/ 07/2011 è stato ribadito il ritardo decennale nell’opera di bonifica. Meno male. Bisognerà, inoltre, classificare i rifiuti contenuti in 120 fusti e provvedere allo smaltimento. Per la messa in sicurezza dei suoli il Comune di Ferrandina, divenuto proprietaria dell’area, ritiene necessario commissionare uno studio per l’analisi del rischio specifico, propedeutico per la successiva valutazione e attuazione degli interventi. Punto e a capo: si ricomincia dall’inizio. C’era una volta la Materit…

Pubblicato sul settimanale L'Indipendente Lucano N. 2 08/10/2011