Lunedì, 30 Novembre 2020

Giuseppe Balena

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Notizie ANSA

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ITREC di Rotondella pronti i lavori per il sarcofago

La notizia è appena trapelata, in sordina. La rilevanza, però, è certamente notevole. La Sogin spa, società a totale capitale pubblico costituita per mettere in sicurezza i siti nucleari italiani, ha ottenuto finalmente l’autorizzazione a costruire il cosiddetto “sarcofago” che sigillerà i rifiuti che sono stati prodotti dal 1975 al 1978 nel sito dell’Itrec di Rotondella, in provincia di Matera.

 L’impianto Itrec

L'impianto Itrec, acronimo di “Impianto di Trattamento e Rifabbricazione Elementi di Combustibile”, è un impianto nucleare situato nel “Centro di ricerca Enea-Trisaia” di Rotondella ed è stato utilizzato per la sperimentazione del ritrattamento del combustibile nucleare. L’impianto è stato costruito nel periodo 1965-1970 dal CNEN, ossia dal “Comitato Nazionale per l'Energia Nucleare”. Tra il 1969 e il 1971, in seguito all’accordo tra il CNEN e la statunitense USAEC, sono stati trasferiti nell’impianto 84 elementi di combustibile irraggiato uranio-torio provenienti dal reattore sperimentale Elk River in Minnesota. Nell’impianto, inoltre, sono state condotte ricerche sui processi di ritrattamento e rifabbricazione del ciclo uranio-torio per verificare l’eventuale convenienza tecnico-economica rispetto al ciclo del combustibile uranio-plutonio normalmente impiegato. Nel 1987, a seguito del referendum sul nucleare, le attività sono state interrotte. Nel 2003 la Sogin ha assunto la gestione dell’impianto. Nel dicembre del 2010, infine, è iniziata la fase di decommissioning, ossia di smantellamento e bonifica dell’impianto. Il materiale radioattivo è stato conservato, in condizioni di non totale sicurezza, in quella che è stata chiamata “fossa irreversibile”. L’obiettivo prefissato per il 2026 è il ripristino “a prato verde” dell’intera area.

 I lavori

In questa prospettiva, proprio in questi giorni, il comune di Rotondella ha dato il via libera ai lavori. Sul progetto complessivo di messa in sicurezza dell’intero impianto, la regione Basilicata nel mese scorso ha presentato una serie di osservazioni. Tutta l’operazione, infatti, è molto complessa e delicata e comprende vari problemi: i manufatti nei quali ha sede il centro dell’Enea, le famose 64 barre e il liquido nel quale si trovano da anni e che rappresenta uno dei punti più critici della messa in sicurezza. Il riprocessamento delle barre, infatti, avvenne attraverso l’utilizzo di un combustibile, l’uranio torio, assai poco diffuso e sul quale ancora oggi non esistono studi importanti a livello accademico e scientifico. La regione ha istituito una cabina di regia politico-tecnica per il controllo delle attività di decommissioning. Tale organismo, guidato dall’assessore all’ambiente, è composto dai soggetti politici rappresentanti dell’ambito territoriale interessato e dai soggetti tecnici aventi specifiche competenze tecnico-amministrative. Peccato, però, che il famoso “Tavolo della trasparenza” non sia convocato ormai da diversi mesi. Restano ancora sul tappeto alcune criticità importanti. Per esempio, allo stato attuale il piano di emergenza esterno redatto dalla prefettura e mai divulgato alle popolazioni da parte di regione e comuni, non prevede l’ipotesi dell’improvvisa mancanza di energia elettrica che potrebbe provocare un incidente molto simile a quello di Fukushima. Qualche anno fa il giudice Nicola Maria Pace della procura di Matera ipotizzò che i liquidi ad alta attività custoditi all’Itrec avrebbe potuto causare un incidente rilevante con il coinvolgimento di circa seimilioni di persone nell’arco jonico. Per questo i lavori che stanno per iniziare necessitano di una notevole attenzione e devono essere effettuati in estrema sicurezza. Il percorso prima di arrivare al “prato verde” è ancora lungo e pieno d’ostacoli.

 

Pubblicato sul settimanale L'Altravoce N. 10 14/07/2012