Giovedì, 25 Luglio 2024

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Il conte Dracula in Sud Italia? - Maggio/Giugno 2024

  1. «All'interno c'era un vecchio, alto, sbarbato ma con lunghi baffi bianchi, vestito di nero dalla testa ai piedi: neppure una nota di colore in tutta la sua persona». Questa descrizione lapidaria, questo aggettivo probabilmente non è usato a caso, la ritroviamo in uno dei romanzi gotico-horror forse tra i più famosi: stiamo parlando di Dracula. Il romanzo epistolare, scritto dall'irlandese Bram Stoker nel 1897, è ispirato alla figura di Vlad III, principe di Valacchia. In realtà questo personaggio è realmente esistito ed è nato nel 1431; è stato un nobile, militare e politico rumeno di rilievo ma secondo la leggenda resta un personaggio immortale non solo per la sua fama ma anche per la sua particolare condizione di vampiro.

    La vicenda narrata nel romanzo, infatti, inizia il 3 maggio 1890, diversi secoli dopo la nascita storica di Vlad. Il giovane avvocato Jonathan Harker è inviato in Transilvania dal suo capo Peter Hawkins per occuparsi dell'acquisto di un'abitazione a Londra fatto da un nobile rumeno, il Conte Dracula. L'inizio del viaggio del giovane è però all'insegna del contatto con il mondo superstizioso e pauroso della gente locale che cerca di scoraggiarlo dall'intento di incontrare il Conte che tuttavia si rivela essere un distinto nobiluomo che ha deciso di trasferirsi in Inghilterra. Con il passare dei giorni alcuni particolari diventano terrificanti, fino alla scoperta dell'oscuro segreto del Conte: egli è in realtà una creatura che si nutre del sangue dei viventi.

    Fin qui la finzione narrativa, ma cosa c’è di vero e di storico in tutta questa vicenda e soprattutto in merito al suo protagonista? Ne parliamo con lo studioso Raffaele Glinni che da anni si dedica alla ricerca storica in merito a questa strana storia.

    Iniziamo parlando brevemente di Bram Stoker; come tutta questa storia, così affascinante, può essere calata nel contesto del Sud Italia?

    Normalmente collochiamo Bram Stoker nel mondo anglo-irlandese e la storia di Vlad Dracula in Romania. In realtà Bram Stoker non ha mai visitato la Transilvania. La storia di Vlad Dracula   potrebbe incrociare Stoker non in Romania ma curiosamente proprio nel Sud Italia. Infatti, occorre evidenziare che la famiglia Stoker (il padre Abram, la moglie e le sorelle) si era trasferita a Napoli dove il padre lavorava per vari nobili anglo-irlandesi. Stoker aveva raggiunto Napoli con una nave e qui avrebbe conosciuto un misterioso frate domenicano che divenne uno dei suoi amici più fidati e lo accompagnò in giro per la città. Dagli appunti di viaggio si deduce che sicuramente ha visitato accuratamente il centro storico della città partenopea e ha effettuato un viaggio in treno sulla tratta Napoli – FoggiaMelfi, quindi a cavallo tra Campania, Puglie e Basilicata.

    Passiamo, invece, alla figura di Dracula. Storicamente, dunque, in che modo probabilmente Vlad è collegato al Regno di Napoli nel XV secolo?

    Dracula, Principe di Valacchia e voivoda (ossia principe) di Transilvania, è stato un eroe nella difesa del suo regno contro i Turchi ed ha ricevuto il titolo di crociato da parte del Papa; è stato implacabile contro i suoi nemici tra i quali alcune famiglie di Sassoni - Boiardi di Transilvania che seppellirono vivo suo fratello e uccisero il padre così da scatenare la violenta vendetta dello stesso Vlad. Il suo legame familiare con il Sud Italia è rintracciabile per il tramite del Re d’Ungheria, Mattia Corvino, poiché aveva sposato una stretta congiunta e la famiglia di Dracula soggiornava presso la corte del re proprio a Budapest. A sua volta Mattia Corvino sposò nel 1475 la figlia del Re di Napoli, Beatrice D’Aragona, il cui segretario era il Duca Alfonso Ferrillo, Signore di Acerenza in provincia di Potenza. A celebrare il matrimonio per procura a Napoli fu delegato un misterioso voivoda di Transilvania.

    Dracula trascorse ben 12 anni presso la corte del Corvino ed ebbe sicuramente contatti con la corte Aragonese nel 1475 e quindi con i Ferrillo.

    Da evidenziare che i D’Aragona, i Corvino e i Dracula erano tutti membri dell’Ordine del Dragone, ossia un cenacolo iniziatico basato però anche dal punto di vista politico su un patto militare di mutuo soccorso e assistenza contro i Turchi.

    Stante l’unione dei regni e il patto del Drago, la figlia di Dracula, nipote del re Corvino, fu destinata in sposa al conte Matteo Ferrillo di Acerenza, come detto, figlio del segretario della D’Aragona; ecco che entra in scena la figlia Maria Balsha/Walsha (cognome che deriverebbe da Walsha ossia Valacchia).

    Parliamo a questo punto brevemente dell’Ordine del Drago.

    L'Ordine del Drago (o del Dragone) definito anche Societas Draconistrarum è stato un ordine militare del Sacro Romano Impero Germanico, istituito dall'imperatore Sigismondo per distruggere l'eresia hussita e contenere il potere dell'impero ottomano. Ne furono membri oltre a Vlad Tepes Dracula anche il celebre condottiero Albanese Giorgio Castriota Skanderbeg, (amico del padre di Dracula) insieme a ventisei membri di altissimo lignaggio quali per esempio re Alfonso V d'Aragona e suo figlio Ferrante, il principe Vitovd di Lituania, il duca Ernesto d' Austria, Cristoforo III duca di Baviera e i re di Danimarca, Svezia e Norvegia.

    A questo punto la storia si sposta ancora più a sud e in particolare nel borgo di Acerenza. Quali sono i fatti storici a cui bisogna far riferimento?

    Mattia Ferrillo era Signore di Acerenza, piccolo borgo in provincia di Potenza nell’entroterra lucano e le cronache storiche riportano che tutti i notabili del paese furono invitati al matrimonio tra Corvino e D’Aragona nel 1475.

    La figlia di Dracula, nipote di Mattia Corvino e della D’Aragona, si trasferì all’età di circa sei anni, nel 1479/80 a Napoli e passò sotto la tutela di Isabella Del Balzo D’Aragona (moglie di Re Ferrante). 

    La principessa Maria, sposata al Ferrillo, fu di casa ad Acerenza, all’epoca chiamata Acheruntia e si impegnò con una ingente spesa (24.000 ducati) nella riparazione della locale cattedrale danneggiata da un terremoto presumibilmente nel 1456.

    Acerenza è un piccolo centro, ma sembra centrale in questa vicenda; ha una splendida cattedrale che potrebbe custodire numerosi segni di questa storia. Quali sono?

    La principessa e contessa Maria Balsha fece realizzare nella cripta della cattedrale di Acerenza un ciclo pittorico celebrativo della sua vita con espliciti riferimenti alle vicende del padre Vlad, di Mattia Corvino e dell’Ordine del Dragone. Negli affreschi furono utilizzati i colori ufficiali proprio dell’ordine del Drago.

    Maria appare sul frontespizio con il marito e di fronte alla raffigurazione di un signore, sicuramente il padre di lei, raffigurato con il naso distorto e tagliato il che in Romania è simbolo di persona scomunicata. Palese, al di là di ogni dubbio, l’identificazione in quanto sovrapponibile con la testa del Drago che appare sulla stessa parete e che nel dipinto viene schiacciato da santa Margherita, patrona d’Ungheria, il tutto in una scena ambientata in una galera; questo corrisponderebbe con l’episodio della vita di Dracula riguardante la sua breve prigionia per ordine del re D’Ungheria nelle secrete di Mediash.

    Nella stessa cattedrale alcuni rilievi e statue sono chiari riferimenti a mostri, vampiri e lupi mannari.

    A ulteriore conferma di queste ipotesi a Napoli, in altri possedimenti della stessa Balsha, è stata poi realizzata una tomba monumentale per un membro militare importantissimo dell’Ordine del Dragone, visto l’esplicito simbolo ivi presente, ossia un grande Drago. Accanto alla lastra tombale appare una eccezionale scritta in codice segreto; secondo molti studiosi si tratterebbe di un codice miliare dove sarebbe leggibile la scritta Vlad di Valacchia. La scritta è stata oggetto di analisi scientifiche che ne hanno certificato la storicità coeva alla stessa tomba.

    Parliamo nello specifico dell’affresco conosciuto come “La dodicesima notte dei Re Magi” presente nella cripta della cattedrale di Acerenza.

    Nell’affresco della cripta detto della “Dodicesima notte dei Re Magi“ vi è un esplicito riferimento alla stella cometa che è il simbolo dei Dracula in quanto lo stesso assunse il regno nel 1456 in occasione del passaggio della cometa di Halley, simbolo usato anche sul gioiello di famiglia.

    Nell’affresco Dracula appare invecchiato ed è inginocchiato, penitente ai piedi della figlia insieme ad altre due figure: il Re Corvino, identificato dall’elsa della spada e dalla corona, e presumibilmente il Re di Napoli. Dracula è raffigurato con il mantello e il celebre cappello con le perle che lo ritroviamo per terra. Davanti a lui il celebre vaso d’oro legato, oggetto di molti racconti dove si parla di lui; proprio sul vaso è ben visibile il blasone utilizzato dagli stessi nei loro carteggi: un sole dentro una mezzaluna il che non lascia dubbio sull’identificazione dei personaggi.  

    Nell’affresco il celebre gioiello, una stella con un rubino al centro che compare sul copricapo di Dracula, simbolo della famiglia, lo ritroviamo al collo di Maria Balsha, rappresentata con le sembianze della Madonna.

    Quali sono gli altri elementi importanti che possiamo rintracciare nel libro di Bram Stoker?

    Spesso la trama nascosta è più forte di quella manifesta come diceva Eraclito.

    Stoker non chiarì mai dove avesse avuto l’ispirazione; dichiarò solo vagamente che l’idea gli venne dopo una cena a base di granchio e relativa notte insonne. Stoker potrebbe aver visitato la tomba napoletana a cui abbiamo fatto riferimento e in quella occasione avrebbe visto il grande Drago e altri simboli egiziani; nella visita probabilmente fu accompagnato dal suo amico frate appartenente all’ordine dei Domenicani che gli avrebbe fatto visitare questi luoghi.

    Stoker, inoltre, era membro dell'organizzazione ermetica Golden Dawn e ben conosceva i simboli: per esempio quello delle tre stelle di Orione, presente sul blasone iscritto nella tomba napoletana è il geroglifico che indica “colui che non muore”; questo è sicuramente un riferimento molto forte alla vicenda di Dracula.

    Molto interessante, poi, è la questione dei nomi, dei simboli e i richiami ai luoghi utilizzati nel libro. Per esempio è menzionata specificatamente proprio la località di Acerenza ossia Acheruntia; infatti Renfield (l’uomo che simbolicamente  aspira all’immortalità) nel raccontare dove avesse incontrato Dracula menziona specificatamente Acheruntia; questo nome è molto simile alla farfalla Acherontia Atropos, tipica farfalla con la raffigurazione della testa di morto; possiamo a tal proposito verificare e comparare la lastra tombale di Napoli dove compaiono due sfingi, con al centro una testa di morto, il tutto a forma di farfalla. 

    Nel libro si sono poi due personaggi femminili ossia Mina Murray e Lucy Westenra; unendo i nomi, Lucy e Mina, esce fuori il riferimento latino “lux mina“ ossia luce o stella del mattino, termine usato dai templari per indicare taluni santuari dedicati alla Madonna del Mattino, ma anche in riferimento alla stella del mattino (pianeta Venere). Con tale termine si poteva poi indicare ovviamente anche la stessa Lucania (la cui etimologia significa “luce nuova” quindi proprio luce del mattino).

    Mina Murray potrebbe anche far riferimento alla translazione del nome Maria Di Muro ossia esattamente il nome di Maria di Balsa in riferimento alla contessa di Muro e presunta figlia di Dracula.

    Nel libro, infine, compare l’abbazia in rovina di Carfax, il tutto trova perfetta corrispondenza con la storia narrata nei dipinti della Cattedrale di Acerenza, in quanto la figlia di Dracula comprò effettivamente la cattedrale distrutta dal terremoto; il nome Acerenza, inoltre, significa sasso-rupe di Cher ossia “saxa Acheruntia“ che sembrerebbe addirittura identico al nome celtico di Carfax (sasso di Cher).

    In definitiva, dunque, una strana storia: un filo diretto dalla Transilvania al Regno di Napoli e in particolare alla Lucania.