Giovedì, 25 Luglio 2024

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La cerca del Santo Graal - Maggio/Giugno 2024

  1. «Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

    Il passo evangelico di Matteo, appena enunciato, ha un valore intrinseco non solo di carattere religioso; questo, infatti, è citato all’interno del romanzo La Cerca del Santo Graal, uno dei testi della saga cavalleresca diffusi a partire dal XII e attribuito al misterioso maestro Gautier Map.

    In questo testo Galaad, figlio di Lancillotto, è destinato a porre fine agli eventi sinistri che da tempo immemore affliggono il regno di Logres, ormai definito Terra Guasta. Insieme a centocinquanta cavalieri della Tavola Rotonda, parte alla ricerca del Graal, simbolo della grazia divina e unica speranza di salvezza. Come annunciato dalle profezie, solo due di loro, oltre a Galaad, riusciranno nell’impresa. Dopo lunghe e pericolose avventure, i tre compagni giungono in Oriente nella città di Sarraz, riflesso della Gerusalemme Celeste; un viaggio che simboleggia il ritorno verso la Terra Santa, alle origini del cristianesimo.

    La Cerca è un romanzo allegorico, fonte inesauribile di rimandi alle Sacre Scritture e alla mistica cistercense; un “vangelo della cavalleria” scritto per istruire, tramite l’espediente narrativo, la classe dominante del XIII secolo.

    Il testo è stato recentemente riportato e tradotto nel libro La Cerca del Santo Graal edito da Rossini Editore a cura di Paolo Spaggiari, laureato in civiltà e lingue straniere moderne, francesista e traduttore di vari testi in lingua d'oïl.

    Per iniziare parliamo del panorama letterario riguardante il Graal; quali sono le opere principali?

    Il Graal è un elemento celtico trapiantato nell’epica cristiana: il magico calderone dell'abbondanza, presente nel folklore gallese e irlandese, che si trasforma in “cosa santa” nel Perceval di Chrétien de Troyes (1182 c.). In seguito, all’inizio del Duecento, questo motivo letterario viene sviluppato da Robert de Boron che, con il Joseph d’Arimathie, crea la fortunata associazione tra il Graal e il calice usato da Cristo durante l’Ultima Cena. Il Perlesvaus e il ciclo Lancelot-Graal (di cui fa parte anche La Queste del Saint Graal) conservano i nuovi elementi; mentre il Parzival di Eschenbach vede nel Graal una pietra purissima per mezzo della quale la fenice brucia e risorge dalle ceneri.

    Perché è importante il romanzo La cerca del Santo Graal?

    Credo che sia un’opera ancora poco conosciuta; tutti in qualche modo abbiamo un’idea di cosa sia il Graal, fa parte del nostro immaginario collettivo, ma pochissimi hanno letto quel testo fondamentale della cultura occidentale che è La Cerca del Santo Graal. Esso non è soltanto uno splendido romanzo d’avventura popolato da guerrieri, epiche imprese, demoni e saggi eremiti; oltre il velo letterario, il testo ci offre una sintesi della morale e delle spinte ideologico-spirituali che animavano la società del Duecento. Nella Queste la cristianizzazione del Graal raggiunge il suo apogeo; l’anonimo autore ci lascia un manifesto della cavalleria sacra, costellato dall’esaltazione del rituale eucaristico e da un sottofondo crociato e antiereticale figlio del suo tempo.

    Perché l'opera viene definita “vangelo della cavalleria”?

    Chi scrive la Cerca lo fa con un chiaro intento: istruire, per mezzo di un romanzo allegorico, la classe dominante del XIII secolo. I monaci sono chiamati a rinnovare la società cristiana, e per farlo individuano nella cavalleria la chiave di questa rivoluzione. Il cavaliere deve liberarsi dalla tracotanza – caratteristica della cavalleria secolare – e farsi umile, divenire servo di Dio per combattere la buona battaglia; deve trasformarsi in miles Christi. Nell’opera, eremiti, preti e monache, istruiscono i cavalieri – chiarendo i loro dubbi – e li aiutano a diventare migliori; ovvero, a diventare cavalieri celesti. L’interpretazione dei misteri legati al Graal e il continuo rimando alle Sacre Scritture danno modo all’autore – probabilmente un cistercense – di veicolare il proprio messaggio al lettore.

    Cos’è secondo Lei il Graal? Può avere un collegamento con lo Spirito Santo?

    Il Graal rappresenta Dio, la Sua grazia, i Suoi misteri; mentre la Cerca simboleggia il percorso spirituale che l’uomo compie per sanare la frattura con il Padre. Perduti nella Guasta Foresta dell'esistenza ci mettiamo in viaggio nella speranza di ritrovare la “via di casa”. Certamente un collegamento con lo Spirito Santo è possibile notarlo non solo nei parallelismi che il testo ci offre con la Pentecoste, ma anche nella continua presenza di Dio, che attraversa tutto il romanzo per mezzo delle sue ierofanie, le manifestazioni del sacro legate al Santo Graal.

    Sappiamo che questo filone letterario è pregno di simbologie. Quali sono quelle più importanti in questo testo?

    Credo che il simbolismo più influente nell’opera sia quello legato all’Eucaristia e in particolare al dogma della presenza reale. Oltre agli elementi accomunati al rituale eucaristico, primo fra tutti il Graal – associato al calice usato per officiare la messa –, nel testo troviamo una singolare e potente drammatizzazione della transustanziazione: l’ostia sollevata dal celebrante si fa carne e dal vaso liturgico sorge Cristo sanguinante; il Salvatore in persona si avvicina ai fedeli e li comunica con il Corpus Domini; Egli, infatti, è al tempo stesso sacerdote e sacrificio.

    Molto affascinanti sono i nomi legati ai personaggi: Vero Cavaliere, Re Ferito, Re Pescatore; cosa rappresentano queste figure?

    Il Vero Cavaliere – Galaad – è la personificazione del modello che l’autore si prefigge per la nuova cavalleria; il cavaliere perfetto, colui che non combatte per vanagloria, ma per la fede e la giustizia, per il Regno di Dio. Il Re Pescatore fa la sua comparsa nel Perceval di Chrétien de Troyes e, da lì in poi, assumerà il significato di custode del Graal. Questa figura è strettamente connessa a quella del Re Ferito – spesso infatti i personaggi coincidono – e si collega a un motivo ricorrente nel ciclo arturiano, quello del Colpo Doloroso: un colpo di spada o di lancia ferisce il re e la sua terra smette di dare frutto; solo l’eroe – nel nostro caso Galaad – potrà salvarlo e con esso salvare la Terra Guasta.

    Nel romanzo si parla anche del peccato originale aggiungendo però dei particolari molto importanti. Cosa pensa a riguardo?

    Il peccato originale è un tema complesso sul quale spesso si crea confusione. Quello che condividiamo con la caduta dei nostri progenitori non è la colpa, ma la condizione che ne deriva, ovvero l'allontanamento da Dio. Tuttavia, non dobbiamo rassegnarci alla disperazione, il Padre ci offre la possibilità di ritornare a Lui, il Suo desiderio è quello di riaverci. Citando il romanzo, la voce divina dice ad Adamo ed Eva una volta cacciati dall'Eden: «Gente di poca fede, perché vi giudicate morti? Non date nulla per perduto, poiché vi è più vita che morte». La Cerca, in questo passaggio, attinge liberamente ai primi capitoli di Genesi e alla Leggenda della Vera Croce: Eva porta con sé dal Paradiso un rametto da cui crescerà l'Albero della Vita; esso rappresenta in maniera allegorica la croce di Cristo, che con il Suo sacrificio ci ha donato la Salvezza.

    Una parte molto importante della storia riguarda il leggendario Seggio Periglioso della famosa Tavola Rotonda.

    La Tavola Rotonda – come ci illustra Merlino – con la sua forma rappresenta l'universo, la terra, il cielo, le stelle; potremmo dire che è lo spazio in cui viviamo, il nostro mondo. Per i cavalieri è un luogo di incontro tra pari, dove ognuno gioisce della compagnia dei fratelli d’arme. Essa, però, simboleggia anche la tavola di Cristo, per questo ha un seggio speciale riservato a colui che è guida e maestro dei cavalieri-apostoli: il Seggio Periglioso; nessuno può sedersi su di esso impunemente, chiunque osa occuparlo senza diritto incorre in pericoli mortali.

    Qual è, secondo Lei, alla fine il messaggio simbolico di questo testo?

    Tutti noi siamo chiamati a partire – lasciando ogni cosa: le nostre paure, le nostre passioni – e incamminarci come pellegrini alla ricerca di Cristo. Il mondo ha bisogno di cambiare, da sempre; la società ha bisogno di evolvere. L'anonimo autore della Queste crede nella necessità di una nuova era – prefigurata da Gioacchino da Fiore – in cui l'uomo raggiungerà la perfezione cristiana e il Regno di Dio sarà realizzato come in cielo, così in terra. La Cerca è un viaggio da compiere in primis dentro di noi, per ritrovare il legame con il divino; e poi, fuori da noi per lottare contro il Male e portare la Luce nel mondo. Non ci sono tesori da disseppellire, terre lontane da esplorare, reliquie da recuperare; il Graal non è un oggetto né un segreto occulto, ma il riflesso di Dio.