Giovedì, 25 Luglio 2024

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Attualmente redattore del mensile Mistero

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Elisa Claps, trent'anni di enigmi - Marzo/Aprile 2024

  1. Potenza è un capoluogo di provincia in una regione, come la Basilicata, del profondo sud. Profondo come il mistero che avvolge ancora uno dei fatti di cronaca che ha tenuto banco nell’Italia degli anni ’90. C’è un prima e un dopo che segna distintamente la storia di questa città; quella linea di demarcazione ha una data: 12 settembre 1993 ossia quando misteriosamente scompare Elisa Claps una studentessa sedicenne. Poi c’è un dopo lungo oltre diciassette anni fatto di indagini, sospetti, insabbiamenti, mistificazioni che, comunque, non si concludono con il ritrovamento del cadavere nel sottotetto della chiesa della Trinità in pieno centro proprio a Potenza.

    Ripercorriamo l’intera vicenda in occasione dell’uscita del libro dal titolo Elisa Claps: indagine nell’abisso della Chiesa della Trinità scritto a quattro mani da Fabio Amendolara e Fabrizio Di Vito che a 30 anni dall'omicidio con gli strumenti del giornalismo investigativo hanno analizzato e ricostruito ogni particolare del caso, consegnando al lettore tutte le drammatiche e clamorose scoperte.

    Il caso Elisa Claps ha attraversato per decenni la cronaca nera italiana; ma prima di entrare nel merito sarebbe opportuno descrivere brevemente il quadro politico e sociale della città di Potenza negli anni della scomparsa.

    1993: sono gli anni del controllo territoriale della Democrazia cristiana. Proprio nei giorni della scomparsa viene inaugurato lo stabilimento Fiat a Melfi e questo è un dettaglio che pesa non poco sulle prime indagini. Potenza, città di provincia dove si mormora su qualsiasi cosa accada, ha all’epoca una piccola questura con personale poco avvezzo a indagare su fatti di sangue.

    Ricostruiamo l’intera vicenda cercando di mettere in evidenza i caratteri dei due protagonisti: Elisa Claps e Danilo Restivo.

    I profili dei due protagonisti vengono tracciati in modo dettagliato da chi ha indagato: lei viene descritta come una ragazza modello, dedita alla famiglia, di personalità mite e accogliente, che prende a cuore chi viene emarginato. Lui come un soggetto con molte personalità, che se ne andava in giro per la città a tagliare i capelli alle ragazze, che faceva stalking alle sue vicine di casa e che da ragazzino aveva accoltellato al collo un coetaneo. Restivo già presentava, insomma, una serie di elementi che non potevano essere trascurati, come invece è accaduto per molti anni.

    Arriviamo, dunque, a quel famoso giorno della sparizione; quali sono i punti oscuri secondo gli autori del libro?

    Intanto dall’analisi degli atti della prima inchiesta è emersa subito la sciatteria con cui sono state condotte le indagini. Partiamo dalla dichiarazione di Danilo Restivo. Ai poliziotti conferma di aver incontrato Elisa quella domenica mattina, di essersi fermato con lei a parlare nella chiesa della Trinità (che è la parrocchia della borghesia potentina) e di averla vista uscire mentre lui si era fermato a pregare. Questa parte della sua dichiarazione viene ritenuta da chi indagava credibile, tanto che in chiesa non è stata disposta una perquisizione e neppure un semplice sopralluogo. La seconda parte della sua dichiarazione, invece, è questa: Restivo sostiene di essere entrato a curiosare nel cantiere delle scale mobile (che in quel periodo erano in costruzione), di essere ruzzolato da una scalinata e di essersi ritrovato con una scheggia metallica infilata tra il pollice e l’indice di una mano e, per questo motivo, è poi andato in ospedale a farsi medicare. Bene, questa seconda parte della sua dichiarazione, secondo gli investigatori dell’epoca, non era credibile, tanto che nel cantiere delle scale mobili è stata concentrata gran parte dell’attività investigativa: vengono effettuati rilievi scientifici, fotografie, video e perfino simulazioni della caduta per accertarne la dinamica. Ma non è finita: Restivo confessa subito di avere anche un movente e arriva a sostenere di essere innamorato di Elisa ma di essere stato rifiutato. Serviva qualcos’altro? Eppure per tantissimi anni è stato ritenuto solo un bugiardo e non un brutale assassino.

    Veniamo alle indagini: quali sono essenzialmente gli aspetti che hanno caratterizzato l’intera vicenda giudiziaria?

    Centinaia di sviste e di omissioni. L’inchiesta sull’omicidio di Elisa Claps è il manuale di ciò che non deve essere fatto in un’indagine giudiziaria. Reperti mai analizzati, dichiarazioni contraddittorie prese per buone, falsi testimoni dell’epoca che dopo il ritrovamento non sono stati risentiti. E perfino una stranissima prescrizione, che riguarda il genetista che non ha trovato il Dna sulla maglia che indossava Elisa il giorno dell’omicidio. Il Dna è stato poi trovato dai carabinieri del RIS e il genetista è finito sotto inchiesta. Bene, pur essendo stato rinviato a giudizio, il processo a suo carico si prescrive già in primo grado. Un avvocato che qualche tempo fa ha scritto una recensione del nostro libro ha sostenuto che sarebbe stato più semplice giustificare un’assoluzione che spiegare quella prescrizione.

    Il fulcro della vicenda è il ritrovamento del corpo della ragazza. Nel libro riportate che «Non è facile entrare nell’abisso della chiesa della Trinità e solo chi conosce a fondo quella struttura sa come raggiungere il sottotetto». Perché questo sembra essere un aspetto importante?

    Importante lo è sicuramente. Chiunque ha immaginato in questi anni un posto agevole dove in tanti sono entrati a fare di tutto si sbaglia. Poteva arrivarci solo chi conosceva bene l’ambiente. È vero che era un’alcova dove si consumavano rapporti sessuali (lo provano tracce di sperma su un materasso e un graffito sul muro in cui è stato scritto «sono stato qui con una bella ragazza alla faccia del prete»), ma questo prova proprio che era isolato e poco frequentato. Lì Restivo ha potuto agire indisturbato, così come ha avuto tutto il tempo chi l’ha aiutato successivamente a occultare il cadavere.

    Alla luce della vostra accurata indagine giornalistica quali sono attualmente ancora i punti oscuri e poco chiari?

    Questa storia è stata raccontata sotto ogni aspetto e dopo il ritrovamento ci si è concentrati solo sugli esponenti della Chiesa le cui dichiarazioni apparivano contraddittorie e il cui comportamento sembrava omissivo. Ci si è concentrati anche sulle due signore delle pulizie accusate di aver visto i resti di Elisa qualche settimana prima. Il sacerdote brasiliano don Wagno, inoltre, ha ammesso di aver visto il corpo di Elisa già tempo prima. Un segmento, però, non è stato mai esplorato ed è legato proprio a chi ha aiutato Restivo a occultare il cadavere e a farla franca per 17 anni. Il paradosso è questo: gli inquirenti si sono concentrati su chi ha fatto trovare i resti di Elisa e non su chi li ha nascosti. Incredibile.

    La morte di Elisa è un composito puzzle fatto di tanti misteri; per esempio sotto il corpo è stato trovato uno strano bottone rosso presumibilmente tipico dell’abito cardinalizio…

    In effetti in un primo momento si era pensato all’abito talare di don Mimì Sabia, che era il parroco della Trinità e che durante la sua testimonianza al processo di Restivo per false dichiarazioni al pubblico ministero aveva parzialmente mentito, ma un’indagine merceologica ha stabilito che si trattava di un bottone di colore rosso ponsò, tipico delle tonache cardinalizie. La coincidenza inquietante è che proprio nel 1993 l’unico cardinale in visita alla città di Potenza è Joseph Ratzinger, il futuro papa Benedetto. Non c’è però traccia di un suo ingresso nella chiesa della Trinità.

    In quello che sembra un “semplice” fatto di cronaca in realtà sembrano coinvolti tantissimi soggetti anche istituzionali, come per esempio addirittura anche il SISDE? Come mai secondo voi così tanto interesse per la vicenda?

    Il Sisde sembra essere inciampato nel caso Claps. C’è finito per caso. Mentre gli 007 si occupavano di criminalità organizzata una loro fonte ha svelato che Elisa era stata uccisa lo stesso giorno della scomparsa e che il suo corpo era stato occultato in un posto «isolato» ma «frequentato». A ripensarci oggi sembra l’identikit del sottotetto. Inoltre, il rapporto del Sisde è del 1997, ovvero quando ancora tutti ritenevano che Elisa fosse ancora viva (addirittura nel 2006 il questore di Potenza fa invecchiare la foto della vittima dalla polizia Scientifica, ritenendo che si trattasse ancora di una scomparsa).

    Com’è cambiata, secondo voi, la città di Potenza alla luce di questa storia?

    I potentini, dopo il ritrovamento in chiesa, hanno messo da parte la maglietta da tifosi che li divideva tra colpevolisti e innocentisti e hanno continuato a dividersi tra chi non vedeva l’ora della riapertura al culto della Trinità e chi vorrebbe abbatterla. Si manifesta davanti alla chiesa, dimenticando però che la stessa animazione bisognerebbe riservarla a tutte le istituzioni che, chiamate in causa, hanno impedito il ritrovamento dei resti di Elisa e non hanno ancora inchiodato chi ha aiutato Restivo.